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Giurisprudenza

Legittimo il sequestro per l’intero
in capo al singolo concorrente

Questo in virtù del principio solidaristico, mentre l’eventuale riparto tra gli accusati dell’illecito costituisce fatto interno a questi ultimi e non ha alcun rilievo di carattere penale

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La misura del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti nel reato fiscale, anche per l’intera entità del profitto accertato. Di fronte a un illecito plurisoggettivo deve applicarsi il principio solidaristico, per cui è ammissibile il sequestro dei beni in misura superiore alla quota astrattamente riferibile al singolo indagato.
È quanto affermato dalla Corte suprema, con la sentenza n. 4195 del 30 gennaio 2017.

La vicenda processuale
Il tribunale del riesame conferma il provvedimento di sequestro preventivo per equivalente disposto dal Gip su beni immobili e quote societarie intestate a un soggetto ritenuto un partecipante in associazione per delinquere finalizzata al compimento di alcuni illeciti fiscali, per un valore corrispondente all’intero profitto del reato.

Detto provvedimento cautelare viene impugnato in Cassazione dall’indagato, il quale lamenta, tra l’altro, la violazione dei criteri di adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare, sotto un duplice profilo.
Da un lato, il valore degli immobili sequestrati, in base ai valori di mercato, sarebbe superiore rispetto a quello determinato dal Gip in base ai dati catastali.
Altresì, il profitto sarebbe stato imputato all’indagato per l’intero e non pro quota in capo ai singoli concorrenti, con la conseguenza che il valore dei beni sequestrati è superiore alla quota virtuale che gli spetterebbe rispetto al profitto unitario accertato.

La pronuncia della Cassazione
La Corte suprema, nel rigettare il ricorso dell’indagato, conferma la legittimità del sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca.

Osservazioni
Con riguardo alla legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, nell’ipotesi di concorso di persone nei reati contestati, la Cassazione avalla il consolidato e maggioritario orientamento, favorevole all’applicazione del principio solidaristico (cfr tra le molte, Cassazione, 35527/2016).
Detto principio solidaristico, che caratterizza la disciplina del concorso di persone nel reato, comporta l’imputazione dell’intera azione delittuosa e dei relativi effetti in capo a ciascun concorrente, anche sul piano delle misure sanzionatorie, tra cui rientra la confisca per equivalente, fermo restando che l’espropriazione non può essere duplicata o, comunque, eccedere nel quantum l’ammontare complessivo dello stesso (cfr Cassazione, sezioni unite, 26654/2008), salvo l’eventuale riparto tra i medesimi concorrenti, che però costituisce fatto interno a questi ultimi e non ha alcun rilievo penale.
In questa prospettiva, la natura provvisoria del sequestro preventivo finalizzato alla confisca consente che esso possa interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti, finanche per l’intera entità del profitto accertato, considerato che il principio secondo cui la confisca non può comunque superare l’importo del profitto è destinato a trovare attuazione in sede esecutiva (cfr Cassazione, 8740/2012).
 
Nel caso di specie, correttamente i giudici di merito hanno ritenuto di poter procedere al sequestro dei beni dell’indagato in misura superiore alla sua quota virtuale di profitto, rilevando, peraltro, come non potesse configurarsi una totale coincidenza tra i reati e i relativi imputati.

Ulteriore argomentazione utilizzata dai giudici di legittimità, nei precedenti richiamati, al fine di giustificare il sequestro sui beni di ciascun concorrente per l’intero e non pro quota, è la natura eminentemente sanzionatoria della confisca per equivalente.
La confisca obbligatoria, prevista dall’articolo 322-ter del codice penale, infatti, anche per equivalente, ossia anche nei confronti di beni dei quali il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al prezzo o al profitto del reato, non necessita, secondo quanto consolidatosi in giurisprudenza, di alcuna dimostrazione sul nesso di pertinenzialità tra delitto e cose da confiscare, essendo sufficiente la perpetrazione del reato.

La natura strutturalmente sanzionatoria della confisca di valore, come osservato dalle Sezioni unite (sentenza 31617/2015), deriva dal fatto che è l’imputato che viene a essere direttamente colpito nelle sue disponibilità economiche (e non la cosa in quanto derivante dal reato) e ciò proprio perché autore dell’illecito, restando il collegamento tra la confisca, da un lato, e il prezzo o profitto del reato, dall’altro, misurato solo da un meccanismo di equivalenza economica e detta natura esclude qualsiasi nesso di pertinenzialità col reato, rappresentandone soltanto la conseguenza sanzionatoria: né più né meno, dunque, della pena applicata con la sentenza di condanna.
Profilo pacificamente sanzionatorio, dunque, che ha la sua rilevanza anche nell’ipotesi di concorso di persone nel reato.

Altresì, secondo la Corte suprema, al fine di accertare il valore reale dei beni, la valutazione deve avvenire in base ai valori di mercato, laddove sia possibile e non in base ai dati catastali.
Il giudice, infatti, può far riferimento ai valori di mercato, se tale stima sia desumibile da elementi certi e attendibili che diano conto di una “effettiva” valutazione del bene.
Nella specie, ciò non è avvenuto, in quanto il riesame ha escluso di poter addivenire a una stima attendibile, considerata, tra l’altro, la data di costruzione, la presenza di probabili irregolarità edilizio-urbanistiche.
Del resto, la Cassazione, in più occasioni (tra cui sentenza 30790/2006), ha ritenuto che gli adempimenti estimatori non spettino al tribunale del riesame, ma siano rimessi alla fase esecutiva della confisca, considerato che lo stesso tribunale, tranne che i casi di manifesta sproporzione tra il valore dei beni e l’ammontare del sequestro corrispondente al profitto del reato, non è titolare del potere di compiere mirati accertamenti per verificare il rispetto del principio di proporzionalità.
 
 
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