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Giurisprudenza

L’erogazione senza scopo del fallito
è bancarotta distrattiva infragruppo

Anche l'esercizio di facoltà legittime può costituire uno strumento di frode che pregiudica le ragioni dei creditori. La liceità del finanziamento si può affermare solo dopo un’analisi economica di gruppo

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In sede di verifica della sussistenza della condotta tipica del reato di bancarotta distrattiva infragruppo, la necessità di inserire il rapporto di gruppo, nella lista delle circostanze da ponderare, non può “salvare” la condotta di finanziamento di ingenti somme in favore di società dello stesso gruppo, effettuato dalla compagine fallita, quando già si trovava in situazione di difficoltà finanziaria, in mancanza di garanzie.

La sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 42117 del 16 ottobre 2023, ha chiarito alcuni rilevanti profili in tema di bancarotta distrattiva infragruppo.
Nel caso concreto, la Corte d'appello aveva dichiarato di non dover procedere nei confronti dell’imputato in ordine ai reati di bancarotta semplice, perché estinti per prescrizione, confermando invece il giudizio di responsabilità per il reato di bancarotta distrattiva infragruppo.
In relazione a tale imputazione, i giudici di merito avevano ritenuto che l’imputato, in qualità di amministratore unico di un Consorzio, dichiarato fallito, avesse distratto la somma complessiva di 713.232 euro, mediante l'erogazione di un finanziamento in favore di altra società.
La Corte, in particolare, aveva ritenuto che tale finanziamento, volto a sostenere la consorziata principale, amministrata dallo stesso imputato, fosse estraneo agli scopi sociali del Consorzio. Secondo i giudici di merito, inoltre, l'operazione finanziaria non era stata autorizzata da alcuna delibera consiliare o assembleare, non essendo prevista dallo statuto del Consorzio la possibilità di erogare finanziamenti diretti, bensì solo l'eventualità di finanziamenti da parte di soggetti terzi.
La Corte aveva, quindi, affermato la natura distrattiva del finanziamento, che si era tradotto in un trasferimento di risorse infragruppo privo di concreti vantaggi compensativi, o comunque fondatamente prevedibili con un giudizio ex ante. Il finanziamento, infatti, era stato posto in essere senza le necessarie cautele per il ceto creditorio, essendo peraltro la sua erogazione avvenuta in un momento in cui il Consorzio aveva già registrato risultati di esercizio negativi. A sua volta, poi, la società beneficiata dal finanziamento non aveva apprestato adeguate garanzie intese al recupero del capitale finanziario.
 
In definitiva, a parere dei giudici di secondo grado, la connotazione infragruppo del decremento patrimoniale non valeva a elidere la consistenza del dolo in termini di consapevolezza dei suoi effetti destabilizzanti.
Avverso tale sentenza, l’imputato proponeva infine ricorso per cassazione, deducendo che lo statuto societario non vietava esplicitamente al Consorzio la possibilità di erogare finanziamenti diretti alla realizzazione di scopi sociali, laddove, a suo dire, l’operazione finanziaria era necessaria ai fini della sopravvivenza del Consorzio stesso.
Il finanziamento in esame non aveva del resto perseguito finalità di arricchimento personale, bensì, appunto, il salvataggio del Consorzio, in ciò distinguendosi dallo schema classicamente appropriativo della bancarotta distrattiva.
La condotta, quindi, secondo il ricorrente, aveva tutte le caratteristiche per realizzare un vantaggio compensativo per salvare il gruppo, laddove, elemento che la Corte territoriale non aveva a suo avviso preso nella dovuta considerazione, nel caso in esame, l'erogazione del finanziamento era stato deliberato quattro anni prima del fallimento.
 
Secondo la suprema Corte la censura era infondata.
I giudici di legittimità rilevano, che l'assunto di fondo della difesa, come visto, era volto a evidenziare la peculiarità del rapporto di gruppo e il vantaggio insito negli accordi commerciali tra le consorziate.
Tale assunto mirava a indirizzare il Collegio verso una valutazione in cui l'analisi giuridica del caso non fosse disgiunta da un'analisi economica.
La Corte di legittimità ritiene che tale sollecitazione sia, in effetti, in linea con gli orientamenti della Cassazione, attesa la necessità di inserire il rapporto di gruppo “nella lista delle circostanze da ponderare in sede di verifica della sussistenza della condotta tipica di distrazione, non potendo, in materia, l'analisi giuridica andare comunque distinta dall'analisi economica” della vicenda (cfr Cassazione, n. 36764/2006).

In tema di bancarotta fraudolenta per distrazione, nel valutare come distrattiva un'operazione di diminuzione patrimoniale, senza apparente corrispettivo per una delle società collegate, occorre dunque tenere conto del rapporto di gruppo, restando escluso il reato se, con valutazione ex ante, i benefici indiretti per la società fallita si dimostrino idonei a compensare efficacemente gli effetti immediatamente negativi, così da rendere l'operazione incapace di incidere sulle ragioni dei creditori della società.
Tuttavia, la Cassazione evidenzia che, nella specie, anche ponendo attenzione all'analisi economica, in realtà nessun elemento risultava offerto dall'imputato in merito alla effettiva sussistenza di un "gruppo di società" (articolo 2497-bis del codice civile), quale, in linea generale, non può essere ravvisato nella semplice esistenza di un consorzio (cfr Cassazione, n. 25029/2023).

Dalla motivazione dell'impugnata sentenza, emergeva poi, comunque, anche sotto il profilo economico, una condotta di finanziamento di ingenti somme effettuata dalla società fallita quando già si trovava in situazione di difficoltà finanziaria, in mancanza di garanzie e senza vantaggi compensativi sia per il gruppo nel suo complesso che per la stessa società fallita.
Nel caso di trasferimenti di risorse infragruppo, le società, benché appartenenti al medesimo gruppo, sono del resto pur sempre persone giuridiche diverse, con la conseguenza che i creditori della società “depauperata” non potrebbero rivalersi “inseguendo” le risorse cedute da una società all'altra (cfr Cassazione, n. 47216/2019).

La Corte ricorda, infine, come (cfr Cassazione, n. 15803/2020), in tema di bancarotta fraudolenta, al fine di individuare la finalità distrattiva perseguita dagli agenti, anche l'esercizio di facoltà legittime può costituire uno strumento di frode per pregiudicare o frodare le ragioni dei creditori, in quanto la liceità di ogni operazione, che incide sul patrimonio dell'imprenditore dichiarato fallito, può essere affermata solo all'esito di un accertamento “in concreto” in relazione alle conseguenze prodotte sulle ragioni del ceto creditorio.

In sostanza, in tali casi, per escludere la natura distrattiva di un'operazione infragruppo invocando il maturarsi di possibili vantaggi compensativi, l’imputato dovrebbe indicare, in termini specifici, il saldo finale positivo delle operazioni compiute nella logica e nell'interesse del consorzio, non bastando, a tal scopo, né allegare la mera partecipazione al gruppo, né l'esistenza di un vantaggio, non meglio specificato, per la società controllante (cfr Cassazione, n. 47216/2019).

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