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Giurisprudenza

L'impegno non seguito dai fatti
rende efficace la confisca dei beni

L'operatività della sanzione non può dipendere dal proposito unilaterale del debitore, altrimenti si perverrebbe a una sostanziale, irragionevole, neutralizzazione generalizzata dell'istituto

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La Corte di cassazione, con sentenza n. 42087 del 6 ottobre 2016, ha confermato, anche a seguito dell'ultima riforma fiscale del sistema sanzionatorio, il principio per cui è lecito il sequestro finalizzato alla confisca sui beni di un contribuente indagato per evasione, non potendo condurre alla non operatività della misura interdittiva la mera ammissione a un piano rateale di pagamento o il parziale pagamento effettuato a tale ultimo titolo.

La vicenda processuale
Il Gip di Matera disponeva il sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria di una serie di immobili nei confronti di un imprenditore accusato di non aver versato l'Iva e di aver venduto, in modo fraudolento, una proprietà. Secondo il giudice della cautela, infatti, vi era stata una donazione strumentale alla elusione della garanzia relativa all'adempimento dell'obbligazione tributaria, in quanto fittizia e finalizzata unicamente a non pagare ingenti debiti erariali.
Avverso suddetta decisione, il contribuente presentava istanza di riesame, accolta dal Tribunale solo parzialmente, con revoca del decreto di sequestro preventivo impugnato per la parte relativa alla quota capitale già versata a seguito dell'ammissione al piano rateale di pagamento.
L'ordinanza veniva impugnata con ricorso per cassazione. Tra le censure proposte, in particolare, veniva contestato che il Tribunale del riesame avesse consentito il sequestro preventivo pur in presenza di un accordo di dilazione del pagamento dei tributi da versare, in violazione dell'articolo 12-bis del Dlgs 74/2000.

La pronuncia della Corte
Il Collegio di legittimità ha respinto il ricorso interpretando le norme contenute nel Dlgs 158/2015 in continuità con le direttrici ermeneutiche affermate dalla Corte nella vigenza della precedente disciplina (in questi termini, vedi Cassazione, pronunce 4097/2016, 20887/2015, 6635/2014, 46726/2012), secondo cui, anche in presenza di un piano rateale di versamento, è consentita la confisca, sia pure per gli importi non ancora corrisposti, nonché il sequestro a essa finalizzato.

Al riguardo, l'articolo 12-bis, comma 1, del Dlgs 74/2000, stabilisce che "nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 c.p.p. , per uno dei delitti previsti dal presente decreto, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca dei beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto".
Il legislatore nel 2015 ha poi precisato, al comma 2 della stessa disposizione, che "la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all'erario anche in presenza di sequestro", aggiungendo, subito dopo, che "nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta".

La Corte evidenzia, dunque, che una interpretazione letterale della nozione di "impegno", condurrebbe a ritenere sufficiente, ai fini della non operatività della confisca, la mera esternazione unilaterale del proposito di adempiere al pagamento, svincolata da ogni scadenza e da ogni obbligo formale nei confronti della controparte.
Ciò, tuttavia, risulterebbe in contrasto con la ratio della nuova disciplina, ossia quella di agevolare la possibilità per l'Erario di soddisfare le proprie pretese nei confronti dei debitori, eventualmente anche favorendo, da parte degli stessi, forme lato sensu definibili come di ravvedimento attuoso, che comportano limitazioni all'operatività delle norme incriminatrici e alla connessa potestà punitiva statale.
Una siffatta interpretazione, cioè, condurrebbe a far dipendere l'operatività della sanzione dal proposito unilaterale del debitore, senza che possa, peraltro, configurarsi alcuna sanzione nei suoi confronti in caso di mancato rispetto dell'impegno assunto. Si perverrebbe a una sostanziale neutralizzazione generalizzata dell'istituto, in contrasto con i criteri di logicità e ragionevolezza che devono sempre presiedere all'operazione interpretativa.
Conseguentemente, ad avviso della Corte "deve privilegiarsi una diversa opzione ricostruttiva, volta a circoscrivere l'applicabilità della previsione ai soli casi di obblighi assunti in maniera formale, tra i quali rientrano certamente le ipotesi di accertamento con adesione, di conciliazione giudiziale, di transazione fiscale, ma anche quelle di attivazione di procedure di rateizzazione, automatica o a domanda, come l'accordo per il pagamento rateale del debito d'imposta raggiunto, come nel caso di specie, con l'Agenzia delle Entrate".

Allo stesso modo, al fine di attribuire un significato conforme alla ratio della disciplina, deve necessariamente ritenersi che la locuzione "non opera" dell'articolo 12-bis non indichi che la confisca, a fronte dell'accordo rateale intervenuto, non possa essere adottata, quanto, piuttosto e più semplicemente, che la stessa non divenga efficace con riguardo alla parte "coperta" da tale impegno. La confisca può, dunque, essere applicata, ma è condizionata nella sua efficacia al verificarsi di un evento futuro e incerto, costituito dal mancato pagamento del debito; quindi, al verificarsi della predetta condizione sospensiva, la confisca sarà pienamente produttiva di effetti.
 
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