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Giurisprudenza

L’imposta di immatricolazione è costitutiva a fini Iva della base imponibile?

A questo interrogativo la Corte di Giustizia ha risposto con la sentenza emessa oggi nel procedimento sollevato dalla Corte di Appello danese

L’associazione degli importatori danesi di autoveicoli sostiene che l’Iva debba calcolarsi sull’importo totale costituito dal prezzo del veicolo pattuito e dalla tassa di immatricolazione mentre il rivenditore ritiene che la predetta tassa sia esclusa dal computo della base imponibile. La sentenza emessa oggi dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee, a definizione del procedimento sollevato dalla Corte di Appello danese a carico della DBI, associazione degli importatori danesi di autoveicoli, riguarda la definizione di "base imponibile" contenuta nell’articolo 11, parte A della sesta direttiva e, più esattamente, l’individuazione degli elementi costitutivi della stessa.

Le normativa comunitaria
La definizione data dal legislatore comunitario è abbastanza ampia atteso che il predetto articolo 11 vi fa affluire: " Tutto ciò che costituisce il corrispettivo versato o da versare al fornitore o al prestatore per tali operazioni da parte dell’acquirente, del destinatario o di un terzo, comprese le sovvenzioni direttamente connesse con il prezzo di tali operazioni. Nella base imponibile  si devono ricomprendere le imposte, i dazi, le tasse ed i prelievi, ad eccezione della stessa imposta sul valore aggiunto…..Non vanno ricomprese le somme ricevute da un soggetto passivo da parte dell’acquirente o del destinatario in rimborso delle spese sostenute in nome e per conto di questi ultimi e che figurano nella sua contabilità tra i conti provvisori.".E’ di tutta evidenza, quindi, l’ampiezza della formulazione legislativa che fa rientrare nel concetto di base imponibile anche elementi estranei al corrispettivo pattuito dalle parti, quali i costi inerenti l’esecuzione dell’operazione, eventuali oneri vantati da terzi, nonché i contributi, le integrazioni di prezzo e le sovvenzioni dovute da altri soggetti, a condizione però che risultino funzionalmente connesse alle operazioni da realizzare.

I termini della controversia
La controversia in esame concerne la configurabilità o meno dell’imposta di immatricolazione dei veicoli a motore come elemento costitutivo della base imponibile. Secondo la normativa danese l’imposta di immatricolazione, il cui versamento costituisce una condizione indefettibile per la messa in circolazione del bene sulle pubbliche strade, può essere versata, indistintamente, dai rivenditori dei veicoli o dall’acquirente. Nel caso in esame la Dbi, associazione degli importatori danesi di autoveicoli, sostiene che l’Iva debba calcolarsi sull’importo totale costituito dal prezzo del veicolo pattuito e dalla relativa tassa di immatricolazione. Il rivenditore ritiene, invece, che la predetta tassa sia esclusa dal computo della base imponibile, per cui sul prezzo del veicolo si calcolerà normalmente l’Iva al 25 per cento (aliquota vigente in Danimarca) e, soltanto successivamente, si applicherà la tassa di immatricolazione, con specifiche riduzioni ed adeguamenti. Lo scostamento in termini di prezzo tra le due soluzioni proposte è considerevole atteso che l’imposta di immatricolazione ha carattere progressivo.

La valutazione preliminare dei giudici Ue
Le valutazioni preliminari operate dai giudici comunitari, cui la questione è stata rimessa al fine di valutare correttamente l’interpretazione della nozione di "base imponibile" alla luce della sesta direttiva, si sono incentrate, ovviamente, sul dato letterale dell’articolo 11 che fa rientrare nella nozione predetta, oltre al prezzo pattuito tra le parti, anche le imposte e i prelievi. Tale disposizione, come acutamente suggerito dall’Avvocato generale nelle sue conclusioni, potrebbe sorprendere, atteso che essa implica che un’imposta o un tributo, la cui riscossione non genera "valore aggiunto", siano a loro volta soggetti a Iva. Ma la questione si chiarisce se la si interpreta in modo aderente alla lettera del medesimo articolo 11, parte A, n.1, lett.a) in quanto la disposizione fa riferimento a quei tributi così strettamente connessi con la fornitura della merce da essere parte integrante del valore di tale prestazione.

La posizione dell’Avvocato generale
Per l’Avvocato generale costituisce elemento decisivo per l’inclusione di un’imposta nella base imponibile (e, cioè, nel valore del bene fornito)  la circostanza che tale imposta sia versata dal prestatore "in nome e per conto proprio", come avviene, per esempio, per le accise sull’olio minerale e le bevande alcoliche. In genere tali imposte sono pagate da coloro che immettono detti beni sul mercato. Pertanto, non fanno parte del computo della base imponibile quelle imposte che rientrano tra i cd. "conti provvisori" di cui all’articolo 11, parte A, n. 3, lett. c ). Per cui se l’imposta viene versata dal prestatore, per conto dell’acquirente, e, perciò a titolo provvisorio, tale imposta non entra a far parte della prestazione del soggetto passivo del tributo (e, cioè, del prestatore che interviene soltanto per effettuare il pagamento che gli verrà rimborsato dall’acquirente).

Le valutazioni successive
Esaurite queste valutazioni di carattere preliminare, la Corte passa a valutare in concreto la fattispecie sottoposta alla sua attenzione. Essa precisa che, in ambito comunitario, la tassazione dei veicoli a motore non è armonizzata per cui la sesta direttiva nulla impone ai singoli Stati circa la determinazione dei tributi riscossi all’atto della consegna o dell’immatricolazione, purchè ovviamente non si tratti di tributi che duplichino l’Iva. Già in passato la Corte ha avuto modo di precisare che l’imposta di immatricolazione non è un’imposta legata all’importazione del veicolo a motore ma è un’imposta interna che figura come presupposto per l’utilizzo dell’auto sulle strade nazionali. L’assolvimento di tale imposta è, per mere ragioni di semplicità, fatta dal rivenditore in genere all’atto della consegna del bene ma ciò non incide sulla qualificazione della stessa come tributo che incombe esclusivamente sull’acquirente.

Le conclusioni
Essa, pertanto, incide nella contabilità del rivenditore semplicemente come "posta provvisoria", per cui in base al citato articolo 11, parte A, n.3, lett.c) essa non costituisce un tributo rientrante nella base imponibile. Di conseguenza essa sarà applicata sul valore complessivo del bene , costituito dal prezzo pattuito comprensivo di Iva.
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