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Giurisprudenza

Litisconsorzio necessario, garante della parità di trattamento

Pronunce separate e discordanti, relative a fattispecie comuni a tutti i soggetti non permettono di ottemperare ai principi fondamentali di uguaglianza e capacità contributiva

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Con la sentenza n. 1052 del 18/1/2007, la Cassazione, in sede di composizione di contrasto di giurisprudenza, ha statuito che ricorre una ipotesi di litisconsorzio necessario ogni qualvolta che, per effetto della norma tributaria, o per l’azione esercitata dall’Amministrazione finanziaria, l’atto impositivo debba essere o sia unitario, coinvolgendo nella unicità della fattispecie costitutiva dell’obbligazione una pluralità di soggetti, e il ricorso proposto da uno o più degli obbligati abbia a oggetto non la singola posizione debitoria del ricorrente, ma la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato.

La controversia attiene l’applicazione dell’articolo 14 del Dlgs n. 546 del 1992, che specifica le condizioni richieste affinché sussista un’ipotesi di litisconsorzio necessario nel processo tributario. In particolare, il caso di specie atteneva all’acquisto di un complesso industriale da parte di più condividenti, che successivamente avevano provveduto alla ripartizione dello stesso in misura proporzionale. In sede di accertamento del valore dichiarato, l’ufficio del Registro provvedeva all’innalzamento del valore e, quindi, alla successiva ripartizione proporzionale tra i condividenti.

La Commissione tributaria provinciale accoglieva parzialmente il ricorso presentato da ciascuno dei contraenti, aumentando del 5 per cento il valore dichiarato. Contro tale sentenza, venivano proposti separati appelli da parte dell’Amministrazione finanziaria, con esiti diversi tra loro. In alcuni casi infatti, venivano rigettati sia l’appello principale dell’Amministrazione finanziaria, sia quello incidentale del contribuente, in altri si accoglieva l’appello dell’Amministrazione, pienamente o in misura parziale, innalzando il valore dichiarato del 30 per cento.

L’Amministrazione proponeva, quindi, ricorso alla Corte di cassazione per violazione e falsa applicazione dell’articolo 14 del Dlgs n. 546/1992, in quanto riteneva che nella fattispecie ricorressero le condizioni per la sussistenza di un litisconsorzio necessario tra tutti i condividenti. La Corte, riconoscendo l’esistenza di un contrasto nella giurisprudenza, provvedeva a rimettere il caso alle sezioni unite.

In materia di litisconsorzio, hanno rilevato i giudici, è da riconoscersi una fondamentale differenza tra il processo ordinario e il processo tributario.
Il comma 1 dell’articolo 14, Dlgs n. 546/1992, infatti, dispone che "se l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi". L’articolo 102 cpc, invece, dispone che "se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo".

La norma tributaria, dunque, a differenza di quella civilistica, collega recisamente l’ipotesi di litisconsorzio necessario a specifici presupposti, quali l’inscindibilità della causa tra più soggetti determinata dall’oggetto del ricorso.
Per individuare l’esistenza o meno di una fattispecie litisconsorzile, occorre, perciò, valutare cosa debba intendersi per oggetto di ricorso, al fine poi di verificare l’inscindibilità dello stesso nei confronti dei soggetti coinvolti.

Con riferimento all’oggetto, hanno proseguito i giudici della Corte, nonostante manchi una specifica definizione in proposito, è possibile risalire a tale interpretazione tramite il combinato disposto degli articoli 18, comma 2, lettere d) ed e), 19 e 24 del Dlgs n. 546/1992. In tali articoli, si fa riferimento agli elementi del ricorso quali l’atto impugnato, l’oggetto della domanda e i motivi a esso relativi; tali elementi, devono poi risultare inscindibilmente legati a più soggetti.
L’inscindibiltà ricorre quando si è di fronte a elementi comuni a una pluralità di soggetti, posti a fondamento dell’impugnazione proposta da uno degli obbligati. Nel caso, invece, in cui colui che abbia proposto l’impugnazione abbia dedotto un profilo che sia proprio, esclusivo della sua posizione debitoria, è da escludere che si determini una situazione di inscindibilità, richiesta dal litisconsorzio necessario; potrà solo profilarsi una ipotesi di intervento volontario da parte degli altri destinatari dell’atto impositivo.

Nel caso portato all’attenzione dei giudici, è da rilevare che sussistevano le condizioni richieste per l’applicazione del litisconsorzio necessario. Il ricorso, infatti, atteneva il maggior valore accertato dall’ufficio e attribuito unitariamente al bene, salvo poi la ripartizione pro-quota che nasceva da una semplice operazione matematica, che non teneva conto delle specifiche caratteristiche dei condividenti. Tale comportamento, inoltre, era in linea con quello tenuto dai condividenti stessi nell’attribuzione del valore e nella ripartizione del bene. In tale circostanza, l’impugnazione dell’atto si riferiva a fattispecie comuni a tutti i soggetti e non a singole posizioni, per cui le pronunce separate e discordanti non permettevano di ottemperare ai principi fondamentali di uguaglianza e capacità contributiva, sanciti dagli articoli 3 e 53 della Costituzione.

In conclusione, dalla sentenza in commento si evince che ricorre una ipotesi di litisconsorzio necessario ogni volta che, per effetto della norma tributaria o per l’azione esercitata dall’Amministrazione finanziaria, l’atto impositivo debba essere o sia unitario, coinvolgendo nella unicità della fattispecie costitutiva dell’obbligazione una pluralità di soggetti. Tale principio risulta essenziale nel processo tributario al fine di ottemperare, come detto, all’obbligo previsto dagli articoli 3 e 53 della Costituzione, che impongono, a ogni livello, una coerenza del sistema nel rispetto della capacità contributiva. Ciò si risolve garantendo a tutti i soggetti, che in maniera inscindibile si trovano nella stessa situazione, una parità di trattamento commisurata alla capacità contributiva di ciascuno.

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