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Giurisprudenza

Niente esimente a favore dell’ente
per l’omissione dell’amministratore

Il legame organico tra il responsabile della società e quest’ultima non esenta la compagine dall’irrogazione delle sanzioni per le violazioni commesse dalla persona fisica

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Il rapporto intercorrente tra il dipendente di un ente e tale soggetto, anche non personificato, è qualificato - da tempo quasi immemore - dalla quasi unanimità della letteratura e dalla consolidata giurisprudenza di legittimità e non, in termini di immedesimazione organica, come dimostrano le sentenze n. 20113 e n. 20114 del 16 novembre 2012 della Corte di cassazione citando la sentenza delle sezioni unite n. 2980 del 1967. Parimenti noto è che, nella revisione organica delle sanzioni tributarie non penali in materia tributaria, l’articolo 6 del Dlgs n. 472 del 1997 prevede che “il contribuente, il sostituto o il responsabile d'imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all'autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi”.
 
Nel caso di specie, si trattava di irrogazione di sanzioni per omesso versamento dei tributi dovuti dalla società, la quale ha tentato di ritenerli non imputabili a sé, ma al proprio direttore amministrativo e procuratore della società, il quale “aveva sistematicamente distratto le somme necessarie per i versamenti di imposte, ritenute e contributi e falsificato i modelli di versamento F24”.
 
La questione ha interessato la giurisprudenza tributaria riguardo agli illeciti compiuti dai consulenti dell’ente o della persona fisica affermando che, per escludere la sanzione amministrava in capo al contribuente per mancato pagamento del tributo, non risulta necessario il passaggio in giudicato della pronuncia penale a danno del professionista, ma soltanto la dimostrazione di tale fatto addebitabile esclusivamente al professionista e l’avvenuta presentazione della relativa denuncia all’autorità giudiziaria.
In questi termini si esprime la sentenza della sezione tributaria della Corte regolatrice del diritto 20 dicembre 2007, n. 26848 (conformi le successive n. 26849 e n. 26850, e 21 dicembre 2001 n. 27056, 30 novembre 2009 nn. 25136, 25137 e 25138), per le quali l’articolo 6, comma 3, citato, nell’escludere la punibilità del contribuente per il mancato pagamento del tributo per fatto imputabile penalmente al proprio consulente, individua una fattispecie autonoma da quella prevista dall’articolo 1, comma 1, della legge 11 ottobre 1995, n. 423. Tale specifica disciplina - applicabile in ipotesi di illecito del consulente esterno - prevede che “La riscossione delle soprattasse e delle pene pecuniarie previste dalle leggi d'imposta in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento è sospesa nei confronti del contribuente e del sostituto d'imposta qualora la violazione consegua alla condotta illecita, penalmente rilevante, di dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro, avvocati, notai e altri professionisti, iscritti nei rispettivi albi, in dipendenza del loro mandato professionale” e il primo periodo del comma 3 del citato articolo 1 che “Dopo che la sentenza di condanna o quella di applicazione della pena su richiesta delle parti che accertino l'esistenza del reato a carico del professionista di cui al comma 1 sono divenute irrevocabili, l'ufficio tributario che ha irrogato le sanzioni commuta l'atto di irrogazione a carico del professionista e ne dispone lo sgravio in favore del contribuente”.
 
Le più recenti sentenze dei giudici di legittimità sull’immedesimazione organica, citate da questa in commento, della sezione terza 12 aprile 2011, n. 8306, e della prima sezione 5 dicembre 2011 n. 25946, essenzialmente interessano la responsabilità della pubblica amministrazione, con affermazione di principi ritenuti validi anche per le persone giuridiche o enti collettivi privati. Il punto rilevante della cennata giurisprudenza di legittimità è l’affermazione costante che neppure il dolo dell’amministratore interrompe il rapporto organico e impedisce la riferibilità dell’azione illecita alla società o ad altro ente che la persona fisica rappresenti, in quanto comunque condotte riferibili all’ente anche non personificato.
 
Peraltro, sotto il profilo meramente processuale, la decisione in rassegna evidenzia come la relativa deduzione dell’applicabilità dell’esimente di cui al citato articolo 6 del Dlgs n. 472, non rappresenta un’eccezione o una contro-eccezione, ma una mera difesa, qual è la negazione dell’applicabilità alla fattispecie concreta indotta in giudizio della disciplina giuridica posta a base della domanda o dell’eccezione altrui. Infatti, viene ben rilevato come le mere difese sono sempre rilevabili d’ufficio, come del resto anche le eccezioni vere e proprie escluse, quelle che la legge esplicitamente o implicitamente riserva alla parte, mentre l’eccezione è “soltanto l'opposizione alla domanda o all'eccezione altrui di un fatto impeditivo, modificativo od estintivo del diritto ex adverso fatto valere o dell'eccezione ex adverso proposta”.
 
 
a cura di “Giurisprudenza delle Imposte” edita da Assonime
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