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Giurisprudenza

La normativa italiana Cfc è in linea con la giurisprudenza Ue

Nel mirino Ue la questione pregiudiziale interpretativa sottoposta dagli Special Commissioners of Income Tax di Londra

Il tribunale comunitario ha stabilito che gli articoli 43 e 48 del Trattato Ce non sono rispettati quando la legislazione di uno Stato membro impone l’inclusione degli utili, realizzati da una società estera controllata, nella base imponibile della società controllante residente. La Corte di Giustizia delle Comunità europee, con sentenza del 12 settembre 2006 relativa al procedimento C-196/04, si è espressa sulla questione pregiudiziale interpretativa ad essa sottoposta dagli Special Commissioners of Income Tax di Londra (Regno Unito). In particolare, la Corte ha stabilito che gli articoli 43 e 48 del Trattato CE devono considerarsi non rispettati quando una legislazione di uno Stato membro impone l’inclusione degli utili, realizzati da una società estera controllata, nella base imponibile della società controllante residente, a meno che tale inclusione non riguardi costruzioni di puro artificio destinate ad eludere l’imposta nazionale altrimenti dovuta.

L’origine dei fatti
La società Cadbury Schweppes plc (in prosieguo Cs) è una società residente nel Regno Unito che controlla due società residenti in Irlanda, Cadbury Schweppes Treasury Services (Csts) e Cadbury Schweppes Treasury International (Csti), le cui attività consistono nel raccogliere fondi e nel metterli a disposizione delle società del Gruppo di appartenenza (Cadbury Schweppes). Ai sensi dell’ordinamento fiscale del Regno Unito, gli utili conseguiti da una società fiscalmente residente in tale Stato sono sottoposti a tassazione anche se gli stessi redditi sono prodotti all’estero per mezzo di sedi secondarie tramite le quali la società residente realizza gli utili.Inoltre, la stessa legislazione prevede, in capo alla società residente, anche la tassazione degli utili conseguiti dalle sue società controllate (cosiddette Sec), ma soltanto quando queste ultime sono assoggettate, nel Paese di stabilimento, ad un regime fiscale con un livello di tassazione inferiore ai tre quarti dell’imposta che sarebbe pagata nel Regno Unito se i suoi utili fossero stati tassati direttamente in tale ultimo Stato.

La disapplicazione della legislazione sulle Sec
La legge sulle Sec prevede una serie di deroghe per la sua disapplicazione. Il regime in questione, all’epoca dei fatti della causa principale, non si applicava al verificarsi di una delle seguenti condizioni: il 90 per cento degli utili conseguiti dalla Sec doveva essere distribuito entro 18 mesi dal sua realizzazione e doveva subire la tassazione in capo alla società residente (ammissibile politica distributiva); la società SEC svolgeva determinate attività commerciali nello Stato di stabilimento (attività esenti); la società SEC era quotata in una Borsa Valori riconosciuta e almeno il 35 per cento dei diritti di voto era nelle mani del pubblico (condizione della quotazione pubblica); gli utili della Sec non superavano 50mila sterline (eccezione de minimis); dopo il superamento del "motive test" che si ha quando la società inglese dimostra che le transazioni operate della società Sec non avevano l’obiettivo di ridurre l’imposizione della stessa società inglese e che, in assenza della società Sec, gli utili sarebbero stati conseguiti nel Regno Unito.Tenuto conto che il regime di tassazione in Irlanda delle società Csts e Csti prevedeva, all’epoca dei fatti, una tassazione a un’aliquota del 10 per cento, e che il loro insediamento a Dublino è stato deciso unicamente per beneficiare dell’aliquota minore, le stesse società sono state considerate dalle autorità fiscali del Regno Unito rientranti nella disciplina delle Sec e, di conseguenza, sottoposte alla relativa tassazione. Avverso la pretesa erariale, la società residente accertata ha presentato ricorso.

La questione pregiudiziale
Il giudice di rinvio ha richiesto esplicitamente se: la decisione di trasferimento in un altro Stato membro unicamente per beneficiare di un’aliquota di tassazione minore possa rappresentare un "abuso" delle libertà fondamentali istituite dal Trattato Ce; la normativa sulle Sec debba essere considerata un limite all’esercizio delle precedenti libertà oppure una discriminazione illegittima; la circostanza che Cs avrebbe dovuto pagare maggiori imposte nel Regno Unito, se fosse ivi localizzata, giustifica l’eventuale esistenza di una limitazione o restrizione alle menzionate libertà di cui sopra; la legislazione Sec possa essere giustificata come una manovra finalizzata all’evasione fiscale. In sostanza, il giudice nazionale chiede di verificare la compatibilità tra la legislazione in esame e gli articoli 43, 49 e 56 del Trattato.

La sentenza della Corte
E’ giurisprudenza costante della Corte (tra cui le cause C-251/98 e C-436/00) far rientrare, nell’ambito delle disposizioni del Trattato relative alla libertà di stabilimento, le società costituite conformemente alla legislazione di uno Stato membro ed avente sede sociale nell’ambito della Comunità. A conferma di questa tendenza, la sentenza in esame ha stabilito che anche la legislazione sulle Sec deve sottostare alla disciplina degli articoli 43 e 48 del Trattato. Stabilita la competenza, il giudice comunitario si è posto il problema del possibile abuso del Trattato da parte della società britannica per il solo fatto che la stessa ha costituito una società controllata in un altro Stato membro per poter beneficiare di un trattamento fiscale meno oneroso.Al riguardo, se da un lato, la Corte ha evidenziato che il cittadino comunitario non può sottrarsi abusivamente alle leggi nazionali, dall’altro, invece, ha sottolineato che il cittadino comunitario non può essere privato della possibilità di avvalersi di disposizioni del Trattato per fruire di vantaggi offerti da altra legislazione nazionale. Tale principio è stato già affermato nella sentenza Centros (causa C-167/01).

Compatibilità tra Sec e disposizioni transnazionali
Per quanto attiene la compatibilità della disciplina delle Sec con le disposizioni comunitarie, il giudice comunitario ha stabilito che la libertà di stabilimento di cui all’articolo 43 del Trattato garantisce al cittadino il diritto di svolgere la sua attività in qualsiasi nello Stato membro mediante una controllata, una succursale o un’agenzia (vedere le cause C-307/97, C-471/04). Inoltre le disposizioni del Trattato relative alla libertà di stabilimento vietano allo Stato d’origine di intralciare lo stabilimento in un altro Stato membro da parte di un proprio cittadino. Nel caso di specie, è evidente la disparità di trattamento in ragione del livello di tassazione.

L’intervento della Commissione Ue
Infatti, come sostiene anche la Commissione europea nel corso del procedimento, il contrasto con gli articoli 43 e 48 del Trattato emerge dallo svantaggio che grava sulle società residenti (a seguito dell’applicazione della legislazione sulle Sec) che dispongono di una controllata assoggettata, in un altro Stato membro, ad un livello di tassazione inferiore. Una simile restrizione della libertà può essere ammessa soltanto per particolari obiettivi di interesse generale. Tali obiettivi sono stati individuati, dalla difesa del Governo del Regno Unito, nella lotta all’evasione fiscale. La normativa avrebbe lo scopo di evitare il trasferimento di materia imponibile da uno Stato membro ad un altro con un regime fiscale più favorevole.

Le precisazioni della Corte
Nel merito della predetta questione, la Corte ha chiarito che la mera circostanza che una società residente costituisca una società controllata in un altro Stato membro non rappresenta un’ipotesi di presunzione di frode fiscale sufficiente per ostacolare l’esercizio delle libertà fondamentali stabilite nel Trattato. Una misura nazionale che restringe la libertà di stabilimento può essere ammessa soltanto se concerne costruzioni di puro artificio finalizzate a sottrarre l’impresa al suo ordinamento nazionale effettivo. In sintesi, nell’analisi della legislazione sulle Sec, occorre verificare se la restrizione alla libertà di stabilimento possa essere giustificata da motivi di lotta alle manovre fittizie e non deve trovare applicazione laddove le operazioni poste in essere dalla società SEC risultano da una effettiva motivazione economica e da un effettivo insediamento nello Stato di stabilimento. Inoltre, lo strumento del "motive test" deve dare la possibilità al contribuente di dimostrare che dietro la costituzione della società SEC vi è una motivazione economica legata alla realtà locale in cui è stabilità.

Le conclusioni

Dal punto di vista della legislazione italiana, si ritiene che la predetta sentenza sia in linea con quanto previsto dall’articolo 167, comma 5 del Tuir, che prevede la possibilità, per il contribuente italiano, di disapplicare il regime Cfc (imputazione degli utili conseguiti in "paradisi fiscali" in capo ai soggetti residenti controllanti) nelle ipotesi in cui la società controllata svolge una effettiva attività commerciale oppure quando dalle partecipazioni nel soggetto residente non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Paesi a fiscalità privilegiata.
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