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Giurisprudenza

Notifica in extremis, ma pur sempre tempestiva

In materia di impugnazione, al termine annuale di decadenza vanno aggiunti i quarantasei giorni della sospensione feriale dal primo agosto al 15 settembre

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È applicabile, anche al processo tributario, nel periodo feriale che decorre dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno, la sospensione dei termini prevista dalla legge 742/1969. Per cui, nel verificare la tempestività o non della presentazione del ricorso, occorre tenere conto del suddetto periodo e il computo deve essere effettuato secondo gli articoli 2963 e 2964 Cc, tenendo presente la sospensione di 46 giorni. È quanto emerge dalla sentenza 1053/2008, con la quale la Cassazione ribadisce un principio ormai consolidato.
Con la sentenza n. 1053 del 18 gennaio 2008, la Cassazione, ribadendo un principio consolidato della medesima Corte, ha affermato che "In tema di impugnazione, al termine annuale di decadenza dal gravame, di cui all’art. 327, 1° comma CPC, che va calcolato “ex nominatione dierum”, prescindendo cioè dal numero dei giorni da cui è composto ogni singolo mese o anno, (ai sensi dell’art. 155, 2 comma CPC) devono aggiungersi anche 46 giorni computati “ex nominatione dierum”, ai sensi del combinato disposto dell’art. 155, 1° comma, stesso codice e art. 1, comma primo, della legge n. 742 del 1969, senza tenere conto dei giorni compresi tra il primo agosto e il quindici di settembre di ciascun anno, per effetto della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale" (cfr per tutte Cassazione sentenza 15530/2004).
Computando correttamente tale termine, come appena sopra spiegato, la notifica del ricorso proposto dall’Amministrazione finanziaria è risultata tempestiva, in quanto avvenuta nel termine esatto di un anno e 46 giorni.

Con la pronuncia del Supremo collegio viene così messa in risalto l’importanza decisiva assunta dal trascorrere del tempo nell’ambito della procedura di presentazione del ricorso, con evidenziazione di tutte le particolarità che su detto computo dei giorni vanno a influire.
Nella fattispecie, la Ctr della Campania aveva dichiarato inammissibile, in quanto ritenuto tardivamente prodotto, l’appello avanzato dall’Ufficio del registro di Napoli, precludendo così qualsiasi possibilità di sviluppare innanzi al giudice una discussione sul merito delle questioni sollevate. Con il suo appello, l’ufficio aveva inteso impugnare la sentenza della Ctp che, decidendo sull’impugnazione di un avviso di liquidazione con il quale si chiedeva il pagamento dell’imposta di registro e Invim nei confronti di una contribuente, aveva dichiarato cessata la materia del contendere per intervenuto condono.

L’Amministrazione finanziaria, tramite ricorso per cassazione, impugnava la decisione di secondo grado, sostenendo l’erroneità della sentenza impugnata per non aver i giudici regionali tenuto conto, nel valutare la tempestività dell’appello, della doppia sospensione del periodo feriale.
La contribuente si costituiva in giudizio e resisteva proponendo un’impugnazione incidentale della medesima sentenza, basato su un unico motivo. L’eccezione che, in pratica, la contribuente deduceva concerneva l’inammissibilità del ricorso per cassazione per essere stato, a suo dire, notificato dopo un anno e 45 giorni dalla pubblicazione della sentenza di appello (cioè il 28/1/2002 anziché il 27/1/2002), in più nei confronti del figlio della contribuente in qualità di erede, e non a mani proprie. Eccezioni non accolte, in quanto - hanno sottolineato i giudici - per il computo corretto dei termini nel processo tributario si applicano le disposizioni del Codice civile, in particolare gli articoli 2963 e 155, compresa la sospensione feriale dal 1° agosto al 16 settembre di ogni anno, prevista dall’articolo 1 della legge 742/1969 che, per jus receptum, si applica anche al diritto tributario. L’effetto della sospensione prevede che "il decorso dei termini processuali è sospeso di diritto dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo". Una disposizione che, quindi, va a incidere sulla decorrenza di tutti i termini che si sovrappongono al periodo feriale sopra individuato, imponendone, come si può facilmente comprendere, la loro sospensione sino al termine del suddetto periodo.

Nonostante dunque la previsione sulla perentorietà dei termini per la proposizione del ricorso, riconducibile alla sanzione di inammissibilità, sussistono delle ipotesi, tassativamente stabilite, che consentono la sospensione dei termini per l’instaurazione del giudizio. Una di queste ipotesi è costituita dalla sospensione feriale di 46 giorni (l’altra riguarda la sospensione di 90 giorni collegata alla presentazione dell’istanza di accertamento con adesione), e il cui computo, come ha spiegato la Cassazione, deve essere effettuato, correttamente, secondo le norme del Codice civile richiamate.
In base ai criteri desumibili dall’articolo 2963 Cc, essenzialmente si evince che:

 

  1. il computo avviene secondo il calendario comune
  2. non si tiene conto del giorno nel corso del quale cade il momento iniziale del termine e la decadenza si verifica con lo spirare dell’ultimo istante del giorno feriale di scadenza del termine stesso
  3. se il termine scade in giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo (cfr anche articolo 155 Cpc).

Relativamente poi alla questione concernente il soggetto destinatario della notifica, la Corte ha rilevato che il ricorso per cassazione risultava sì notificato al signor D.L. quale erede di E.R., ma la notifica era avvenuta sia presso il procuratore costituito in appello sia direttamente nei confronti di D.L. presso la sua residenza, quindi nei confronti di persone non estranee al giudizio ma direttamente collegate allo stesso. Di conseguenza, non si trattava di un’ipotesi d’inesistenza della notifica, bensì di nullità, e l’avvenuta costituzione di D.L. ha sanato con effetto ex tunc l’eventuale invalidità della notifica.

Come già precisato precedentemente dalla Suprema corte, la notificazione è inesistente quando manchi ovvero quando sia stata effettuata in un luogo e nei confronti di una persona che non presentino alcun collegamento con il destinatario dell’atto, risultando a costui del tutto estranei, mentre, invece, è affetta da nullità (sanabile con effetto ex tunc attraverso la costituzione del convenuto, ovvero, in difetto di tale costituzione, attraverso la rinnovazione della notificazione anzidetta cui la parte istante provveda spontaneamente o in esecuzione dell’ordine impartito dal giudice ai sensi dell’articolo 291 Cpc), quando, pur essendo stata eseguita mediante consegna a persona o in luogo diversi da quelli stabiliti dalla legge, un simile collegamento risulti tuttavia ravvisabile, così da rendere possibile che l’atto, pervenuto a persona non del tutto estranea al processo, giunga a conoscenza del destinatario (Cassazione 621/2007, 7818/2006, 10278/2001, 5011/2000, 7334/1999 e 11360/1999).
Sulla base di dette motivazioni, tenuto conto dei vari profili sostanziali e processuali, il Collegio considerava ammissibile il ricorso principale per cassazione proposto dall’Amministrazione finanziaria.

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