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Giurisprudenza

Nuovi documenti all'appello venti giorni prima dell'udienza

E' il termine perentorio entro cui è possibile il loro deposito nel giudizio di secondo grado

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Le parti processuali possono produrre nuovi documenti nel giudizio di appello, ma nel rispetto del termine perentorio di cui all'articolo 32 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, depositando gli stessi fino a venti giorni liberi prima dell'udienza.
Quanto precede è contenuto nella sentenza n. 2787, depositata l'8 febbraio 2006, della Corte di cassazione, con la quale è stato affermato che l'articolo 58 del citato decreto 546/92, fa salva la facoltà delle parti di produrre ulteriori documenti nel giudizio di secondo grado, pur essendo tale attività processuale esercitabile nei termini prescritti dalla legge, che si collocano, appunto, nella previsione dell'articolo 32.

Il fatto
Nella fattispecie in esame, il contribuente aveva impugnato il silenzio rifiuto dell'ufficio finanziario, a seguito della presentazione di una istanza di rimborso dell'imposta trattenuta dal Comune sull'indennità di esproprio, nonostante si trattasse di un terreno agricolo non ricompreso nelle zone omogenee A, B, C e D. La Commissione di primo grado non accoglieva il ricorso, rilevando che la tassazione delle indennità era dovuta e che la certificazione urbanistica attestava la destinazione agricola dei terreni in questione, senza indicare l'appartenenza degli stessi alle diverse zone omogenee.

La Commissione di appello riformava la sentenza in seguito alla presentazione, nel corso del giudizio, dell'attestato del responsabile dell'ufficio tecnico del Comune, da cui risultava che le aree in questione rientravano in un zona esclusa dal prelievo fiscale, riconoscendo al contribuente il diritto al rimborso. L'ufficio finanziario proponeva, allora, ricorso per cassazione, eccependo la violazione dell'articolo 32, comma 1, del Dlgs n. 546 del 1992, attesa la presentazione della documentazione oltre il termine di venti giorni prima dell'udienza.

La Suprema corte, nel rilevare che nel caso in esame la produzione documentale era avvenuta in primo grado, con il deposito della certificazione in data 5/10/2001, contestualmente all'istanza di trattazione della vertenza in pubblica udienza, fissata il 19 ottobre dello stesso anno, ha affermato che il citato articolo 58 fa salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti in appello, ma tale attività processuale deve essere esercitata nei termini prescritti dall'articolo 32, comma 1, che sancisce la possibilità per le parti di depositare i documenti fino a venti giorni liberi prima dell'udienza, con l'osservanza delle formalità di cui all'articolo 24, comma 1.

Attesa la natura perentoria del termine, sanzionabile con la decadenza, ancorché nessuna disposizione di legge prevede alcuna sanzione per la sua inosservanza, i giudici di legittimità hanno affermato che nel caso specifico "restava inibito ai giudici di appello fondare la propria decisione sul documento tardivamente prodotto di provenienza dall'ufficio tecnico comunale che andava ex post ad integrare il certificato di destinazione urbanistica", già allegato in primo grado all'istanza di rimborso.
Alla luce di quanto sopra, la Suprema corte ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata.

Esame della sentenza
Preliminarmente occorre precisare che l'articolo 58, nel sancire al primo comma il divieto per il giudice dell'appello di disporre nuove prove, salvo che non le ritenga necessarie ai fini della decisione, prevede al successivo comma la possibilità per le parti di produrre nuovi documenti, consentendo, così, di integrare i motivi del ricorso introduttivo ("motivi aggiunti"), alle condizioni previste dall'articolo 24 del Dlgs n. 546 del 1992(1).

Il divieto dello ius novorum, sancito dall'articolo 345 c.p.c.(2), che impedisce di poter presentare in appello motivi non proposti in primo grado, è finalizzato a tutelare il principio del doppio grado di giurisdizione nel giudizio tributario e non preclude la possibilità di presentare nuovi documenti.
Di conseguenza, il giudice di appello non può giudicare su una domanda del tutto nuova, che non ha formato oggetto del processo di primo grado, solo perché essa trova fondamento in una norma di diritto positivo sopraggiunto nel corso del giudizio (Ctc, 6842/2002; Cassazione, 15 dicembre 1995, n. 12877).
Il principio in questione esclude, di fatto, che il giudice tributario di appello abbia l'obbligo di esaminare nel merito la domanda o l'eccezione nuova.

I nuovi documenti che accompagnano le domande e le eccezioni, precluse dall'articolo 57 del Dlgs n. 546/92 (divieto dello ius novorum), non possono essere acquisiti in appello, ovvero sono sottratti alla cognizione della Commissione tributaria regionale.
La facoltà riconosciuta alla parti di produrre nuovi documenti, sancita dal secondo comma del predetto articolo 58, finisce con il trovare la giusta collocazione nella previsione dell'articolo 32, comma 1, che riconosce alle parti la facoltà di depositare documenti fino a venti giorni prima della data fissata per la trattazione del giudizio. Pertanto, in base al dettato normativo, le parti possono, nel periodo intercorrente tra la data di comunicazione dell'avviso di trattazione e la data di fissazione dell'udienza, depositare nuovi documenti e memorie illustrative, con consegna delle copie per le altre parti fino a dieci prima.

Da notare che sull'argomento in esame una recente giurisprudenza, nel ribadire la facoltà per le parti di depositare in appello ulteriori documenti, ha evidenziato che ciò è possibile indipendentemente dall'impossibilità dell'interessato di produrli per una causa a lui non imputabile (Cassazione, n. 20086, del 17 ottobre 2005, in FISCOoggi del 3/11/2005)(3).
In tema di contenzioso tributario, ad esempio, l'autorizzazione concessa al sindaco di stare in giudizio, rilasciata anteriormente alla costituzione in giudizio, può essere prodotta per la prima volta in grado di appello, essendo consentita la produzione di nuovi documenti in virtù di quanto previsto dall'articolo 58, comma 2 (Cassazione, n. 7602/2002).

NOTE
1. Per poter qualificare una domanda come nuova, è necessario far riferimento agli elementi costitutivi di essa, ovvero ai soggetti, al petitum e alla causa petendi.

2. Si pensi, ad esempio, al divieto per il ricorrente di mutare in appello la richiesta d'annullamento parziale in richiesta d'annullamento totale dell'atto impositivo.

3. Quest'ultima previsione è contenuta nell'articolo 345, ultimo comma, del codice di procedura civile, ma non nell'articolo 58 del Dlgs n. 546/92. In tal senso, Cassazione, 2 aprile 2004, n. 6528; Cassazione, 11 febbraio 2003, n. 2027.

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