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Giurisprudenza

Occupazione e uso di suolo pubblico, niente Iva

La pronuncia è stata resa dai giudici nell’ambito di una controversia insorta tra l’Amministrazione finanziaria italiana e una Srl

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Per la Corte un rapporto giuridico nell’ambito del quale a un soggetto privato è concesso, da parte di un ente pubblico economico, il diritto di occupare e usare, anche in modo esclusivo, un bene pubblico per una durata limitata e dietro corrispettivo, rientra nella nozione di locazione di beni immobili. In quanto tale non è soggetto all'applicazione dell'imposta. La pronuncia pregiudiziale è stata resa dai giudici sovranazionali nell’ambito di una controversia insorta tra l’Amministrazione finanziaria italiana e una società a responsabilità limitata attiva nella preparazione e miscelazione di derivati del petrolio, in ordine alla regolarità fiscale di fatture Iva emesse nei confronti di detta società da un ente pubblico economico (ovvero, nel caso di specie, da un ente portuale) a giustificazione della concessione di alcune zone del demanio marittimo destinate allo stoccaggio, lavorazione e movimentazione di oli minerali. L’Ente Porto, sulla scorta della qualificazione della concessione di zone del demanio marittimo come operazioni che non rientrano nel campo di applicazione dell’Iva, emetteva fatture alla società senza applicazione dell’imposta.

La posizione dell’Amministrazione fiscale italiana
Tale qualificazione non era condivisa dall’Amministrazione fiscale che provvedeva, conseguentemente, a notificare alla citata società distinti avvisi di rettifica delle dichiarazioni Iva. Contro tali determinazioni la contribuente proponeva ricorso prima dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, poi dinanzi a quella regionale, risultando vincitrice in entrambi i gradi di giudizio sulla base dell’assunto secondo cui, per i giudici tributari italiani, le concessioni di beni demaniali non sarebbero da considerare, secondo la legislazione in materia di Iva, né cessioni di beni né prestazioni di servizi e, pertanto, non sarebbero assoggettabili a tale imposta.

Il ricorso in Cassazione
Contro tale decisione, l’Amministrazione proponeva ricorso in ultima istanza alla Suprema Corte di Cassazione, in quanto, a parer suo, le operazioni realizzate dovevano essere assoggettate a Iva trattandosi di prestazioni di servizi comunque compiute nell’esercizio di un’impresa. I giudici romani di Piazza Cavour, dopo avere rilevato che, secondo l’Amministrazione tributaria italiana, quando la concessione riguardante beni demaniali viene resa, come è avvenuto nel caso in esame, non dall’autorità marittima, ma da un ente portuale, tale atto deve considerarsi come esercizio di attività d’impresa stante il carattere industriale e commerciale dell’ente in questione, hanno deciso di sospendere il giudizio per rimettere al vaglio dei magistrati europei la quaestio iuris involgente la problematica "se il conferimento ad un soggetto del diritto di usare in modo, anche esclusivo, un bene pubblico, senza prestazione di servizi di carattere prevalente su quello di consentire l’uso del bene, per un periodo determinato e dietro corrispettivo d’importo assai inferiore al valore del bene, conferimento posto in essere da un ente pubblico che esercita un’impresa, attraverso l’emanazione di un atto amministrativo, come avviene nella concessione di beni demaniali disciplinata dal diritto nazionale, anziché con un contratto, costituisca un’ipotesi di locazione di beni immobili esente da Iva, secondo la previsione dell’articolo 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva 77/388/Cee".

La decisione della Corte di Giustizia
La Corte di Giustizia dell’Unione europea, rendendo la propria pronuncia pregiudiziale in data 25 ottobre 2007, ha risposto affermativamente al quesito sollevato dalla Corte di Cassazione italiana. Preliminarmente, i giudici lussemburghesi hanno fatto rilevare come finalità della sesta direttiva sia di approntare un elenco comune di esenzioni dall’Iva, per una percezione paragonabile delle risorse proprie in tutti gli Stati membri. Più nello specifico, l’articolo 13, parte B, lett. b), della direttiva in parola, recisamente afferma che: "Fatte salve altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri esonerano, alle condizioni da essi stabilite per assicurare la corretta e semplice applicazione delle esenzioni sotto elencate e per prevenire ogni possibile frode, evasione ed abuso:  l’affitto e la locazione di beni immobili, ad eccezione: delle prestazioni di alloggio, quali sono definite dalla legislazione degli Stati membri, effettuate nel settore alberghiero o in settori aventi funzioni analoghe, comprese le locazioni di campi di vacanza o di terreni attrezzati per il campeggio; delle locazioni di aree destinate al parcheggio dei veicoli; delle locazioni di utensili e macchine fissati stabilmente; delle locazioni di casseforti. Gli Stati membri possono stabilire ulteriori esclusioni al campo di applicazione di tale esenzione".

L’applicazione dell’Iva
Transitando dal versante comunitario a quello nazionale, e ricordato come, ai sensi dell’articolo 1 del proprio decreto istitutivo, l’Iva si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate, i giudici hanno messo in evidenza come ai sensi dell’articolo 10, comma ottavo, del medesimo decreto, e successive modificazioni, sono esenti dall’imposta le locazioni non finanziarie e gli affitti di terreni e aziende agricole, di aree diverse da quelle destinate a parcheggio di veicoli…i fabbricati, comprese le pertinenze, le scorte e in genere i beni mobili destinati durevolmente al servizio degli immobili locati e affittati, esclusi quelli strumentali che, per le loro caratteristiche, non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni e quelli destinati ad uso di civile abitazione locati dalle imprese che li hanno costruiti per la vendita.

Ente pubblico e pubblica autorità
La Corte di Giustizia, rendendo la propria interpretazione pregiudiziale, ha evidenziato come, dall’analisi della decisione di rinvio, emerga che l’Ente Porto è da qualificarsi come ente pubblico economico che opera, rispetto alla gestione dei beni del demanio che gli sono affidati, non in nome e per conto dello Stato, che rimane titolare della proprietà, ma in nome proprio, in quanto amministra tali beni, in particolare adottando decisioni autonome. Ne discende, dunque, palesemente che, per quanto riguarda tale ente, non ricorrono i due requisiti necessari affinché possa operare la regola dell’esenzione di cui all’articolo 4, n. 5, primo comma, della sesta direttiva, ovvero l’esercizio di attività da parte di un ente pubblico e l’esercizio di attività in veste di pubblica autorità.

La locazione di beni immobili
Detto ciò, e passando ad esaminare la questione se il rapporto giuridico oggetto di controversia sia riconducibile o meno nella nozione di "locazione di beni immobili" di cui all’ articolo 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva, i giudici sopranazionali hanno previamente ricordato come, secondo giurisprudenza costante, le esenzioni previste dall’articolo 13 della direttiva in parola costituiscano nozioni autonome di diritto comunitario e debbano, perciò, ricevere una definizione comunitaria. Puntualizzato questo, hanno osservato come la locazione di beni immobili ai sensi dell’articolo 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva, consista nel conferimento da parte del locatore al locatario, per una durata convenuta e dietro corrispettivo, del diritto di occupare un immobile come se quest’ultimo ne fosse il proprietario e di escludere qualsiasi altra persona dal godimento di un tale diritto.

Le caratteristiche del rapporto giuridico
Nel caso sottoposto alla loro attenzione è in discussione un rapporto giuridico nell’ambito del quale a una società è concesso il diritto di occupare e utilizzare, in modo anche esclusivo, zone che ricadono nel demanio marittimo per una durata limitata e a fronte di un corrispettivo il cui importo è notevolmente inferiore al valore del bene. In proposito, fanno rilevare i giudici, occorre considerare che la caratteristica fondamentale del rapporto in parola, in comune con la locazione di un bene immobile, consiste proprio nel mettere a disposizione una superficie, nell’ipotesi di specie una parte del demanio marittimo, dietro corrispettivo, garantendo all’altra parte contrattuale il diritto di occuparlo e di utilizzarlo e di escludere le altre persone dal godimento di un tale diritto.

Neutralità dell’Iva e sesta direttiva
I giudici europei hanno, quindi, concluso che "il rispetto del principio di neutralità dell’Iva nonché il criterio vincolante dell’applicazione coerente delle disposizioni della sesta direttiva, segnatamente quelle relative alle esenzioni, inducono ad assimilare un rapporto quale quello di cui trattasi nella causa principale alla locazione di beni immobili ai sensi dell’articolo 13, parte B, lett. b), della direttiva in parola" e che, conseguenzialmente, "occorre rispondere alla questione sottoposta dichiarando che l’articolo 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che un rapporto giuridico quale quello in discussione nella causa principale, nell’ambito del quale ad un soggetto è concesso il diritto di occupare e di usare, in modo anche esclusivo, un bene pubblico, specificamente zone del demanio marittimo, per una durata limitata e dietro corrispettivo, rientra nella nozione di «locazione di beni immobili» ai sensi di detto articolo".

Le conclusioni
La seconda sezione della Corte di Giustizia Ue ha stabilito, con la sentenza del 25 ottobre 2007, resa nel procedimento n. C-174/06, in materia di esenzioni dal campo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, che l’articolo 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/Cee deve essere interpretato nel senso che un rapporto giuridico nell’ambito del quale a un soggetto privato è concesso, da parte di un ente pubblico economico, il diritto di occupare e usare, anche in modo esclusivo, un bene pubblico (nel caso di specie zone del demanio marittimo) per una durata limitata e dietro corrispettivo, rientra nella nozione di "locazione di beni immobili" secondo detto articolo e, in quanto tale, non risulta soggetto all’applicazione dell’imposta.


                                                                                                                                
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