Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

Operazioni “triangolari”:
va provata l’esportazione

La cessione dei beni deve emergere dal documento doganale o da vidimazione apposta dall’ufficio doganale su un esemplare della fattura ovvero sulla bolla di accompagnamento

Thumbnail
Con la sentenza in rassegna (n. 14185/2013), la Cassazione si è pronunciata nell’ambito di una controversia volta ad accertare la sussistenza del diritto a beneficiare del regime di non imponibilità, ai fini dell’Iva, in relazione a operazioni di acquisto di beni successivamente rivenduti all’estero (“operazioni triangolari”).
 
Come è noto, tali operazioni – così chiamate per la presenza di un cedente e di un cessionario, entrambi residenti nel territorio dello Stato, nonché di un terzo residente all’estero e destinatario della merce – costituiscono cessioni all’esportazione non imponibili, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), del Dpr n. 633/1972, che fa riferimento, in particolare, alle cessioni eseguite mediante trasporto o spedizione di beni fuori del territorio della Comunità economica europea a cura o a nome dei cedenti o dei commissionari, anche per incarico dei propri cessionari o commissionari di questi.
Inoltre, a norma del successivo terzo periodo della medesima disposizione, “L'esportazione deve risultare da documento doganale, o da vidimazione apposta dall'ufficio doganale su un esemplare della fattura ovvero su un esemplare della bolla di accompagnamento emessa a norma dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1978, n. 627, o, se questa non è prescritta, sul documento di cui all’articolo 21, comma 4, terzo periodo, lettera a)”.
 
A tal uopo, la Suprema corte ha ribadito il principio secondo il quale la prova dell’esportazione, che incombe in capo al cedente, può essere fornita unicamente mediante la documentazione espressamente individuata dalla normativa di riferimento. Sicché non rileva che il trasferimento fisico del bene fuori dall’ambito territoriale dell’Unione europea possa risultare da elementi conoscitivi indiretti “dovendo l’onere della prova della presentazione delle merci alla dogana di destinazione, essere fornita con mezzi, aventi carattere di certezza e incontrovertibilità, quali possono essere attestazione di pubbliche amministrazioni del Paese di destinazione dell’avvenuta presentazione delle merci in dogana, mentre documenti di origine privata, come ad esempio la documentazione bancaria dell’avvenuto pagamento, non costituisce prova idonea allo scopo” (in senso analogo: Cassazione n. 26513/2011, n. 23994/2010 e n. 2590/2012, n. 6114/2009, n. 21946/2007, n. 12608/2006).
 
Inoltre, secondo la Corte, poiché la prova dell’esportazione ai fini Iva coincide in sostanza con quella prevista dalla normativa doganale, ove sussista un’obiettiva impossibilità di produrre la summenzionata documentazione vidimata, può essere consentita la prova anche nei modi previsti dall’articolo 346 del Dpr n. 43 del 1973, vale a dire anche a mezzo di: a) attestazioni e certificazioni rilasciate da una dogana o da altre pubbliche amministrazioni estere; b) attestazioni apposte da autorità estere su documenti doganali emessi a scorta di merci introdotte nel territorio doganale “a condizione di reciprocità”; c) idonei documenti di trasporto internazionale.
 
 
a cura di Giurisprudenza delle imposte edita da ASSONIME
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/operazioni-triangolari-va-provata-lesportazione