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Giurisprudenza

Pasti a degenti ospedalieri e detenuti:
si applica l'Iva con aliquota al 10%

La disciplina di favore è tassativamente limitata alle mense aziendali, interaziendali, scolastiche e per indigenti; le disposizioni di vantaggio non possono beneficiare di interpretazioni estensive

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La Corte di cassazione, con l'ordinanza n. 14870, del 13 luglio scorso, ha stabilito che l'aliquota Iva agevolata al 4%, di cui al n. 37 della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr 633/72, non è applicabile alle prestazioni, effettuate in favore di enti ospedalieri e stabilimenti carcerari, che hanno ad oggetto la fornitura di pasti per degenti e detenuti, per le quali è applicabile l'aliquota ordinaria.

I fatti in causa e il processo di merito
Al centro della vertenza vi era un avviso di accertamento ai fini Irpeg, Iva ed Irap, emesso da un ufficio campano dell'Agenzia delle entrate, a carico di una srl, che si occupava di fornitura di pasti.
I rilievi avevano ad oggetto costi ritenuti non deducibili e l'errata applicazione dell'aliquota Iva al 4%, in luogo del 10%, come previsto dal punto 121 della tabella A, parte III, Dpr 633/72, nella fornitura di pasti, alimenti e bevande ad alcuni clienti.
La Ctp di Salerno, investita della lite dalla srl, accoglieva parzialmente il ricorso e la Ctr Campania, adita successivamente in sede di gravame dall'amministrazione finanziaria, accoglieva parzialmente l'appello dell'ufficio.
I giudici di secondo grado ritenevano, ai fini della determinazione dell'aliquota applicabile, che le prestazioni descritte dalle fatture in contestazione fossero assimilabili alle prestazioni dipendenti da contratti di appalto, aventi a oggetto la fornitura o somministrazione di bevande e alimenti nei confronti di ospedali o ospizi. Quindi, la conferma dell'operato dell'Agenzia delle entrate, limitatamente al descritto rilievo, pur con disapplicazione delle sanzioni, ritenendo la materia foriera di incertezze interpretative.

Il ricorso per cassazione
La contribuente, pertanto, persisteva nella critica all'attività impositiva, avanti al Collegio di nomofilachia.
In particolare, la compagine contestava l'assimilazione, operata dalla Ctr campana, che, con un'interpretazione analogica, avrebbe comportato l'applicazione dell'aliquota Iva al 10%, prevista dal punto 121 tabella A parte III, Dpr 633/1972.

La risposta della suprema Corte
La sentenza in commento ritiene inammissibili i motivi di ricorso proposti dalla contribuente, per motivi procedurali peculiarmente afferenti il giudizio di legittimità e i suoi limiti, tipici di un processo “a critica vincolata”.
Purtuttavia, i togati supremi ritengono, comunque, di stabilire principi di diritto di rilievo, concernenti il merito della controversia.
In questo senso – inferisce la Cassazione - la stessa suprema Corte ha statuito che la previsione tabellare ex n. 37 della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr 633/72, secondo cui sono sottoposte all'Iva, con l'aliquota del 4%, le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate

  • nelle mense aziendali ed interaziendali
  • nelle mense delle scuole di ogni ordine e grado
  • nelle mense per indigenti

è di stretta interpretazione, anche se le somministrazioni sono eseguite sulla base di contratti di appalto o di apposite convenzioni.
Pertanto, in base a canoni di interpretazione letterale e sistematica, detta aliquota non è riferibile alle prestazioni effettuate in favore di enti ospedalieri e stabilimenti carcerari, aventi ad oggetto la fornitura di pasti per degenti e detenuti, per le quali, quindi, è applicabile l'aliquota ordinaria (cfr. Cassazione n. 21070/2011).
Neanche può estendersi l'aliquota Iva al 4% - ha occasione di concludere la Cassazione, in un inciso - alla distribuzione di “pasti pronti ai pellegrini”, i quali, come tali, non risultavano essere dipendenti, né di per sé studenti o indigenti.

La fornitura di pasti nelle mense aziendali
Il deliberato in commento, in definitiva, conferma il generale principio cardine, proprio del nostro ordinamento tributario, per cui le disposizioni fiscali di vantaggio (quali l'Iva, applicata nella misura del 4%, anziché del 10%) non possono in alcun modo beneficiare di interpretazioni estensive e/o analogiche.
In questo senso, giova ribadirlo, il punto n. 37 della Tabella A parte II allegata al Dpr 633/72, prevede l'aliquota Iva al 4% per le “somministrazioni di alimenti e bevande effettuate nelle mense aziendali ed interaziendali, nelle mense delle scuole di ogni genere e grado, nonché nelle mense per indigenti anche se le somministrazioni sono eseguite sulla base di contratti di appalto o di apposite convenzioni”.
Nel caso di specie, la somministrazione di pasti da parte della srl ricorrente – si desume dalla sentenza – avveniva tramite contratto di appalto.
Tuttavia, sul punto, già prassi risalente del ministero delle Finanze aveva avuto occasione di precisare che non è sufficiente l’esistenza pura e semplice di un contratto d’appalto per configurare il concetto di mensa aziendale, e beneficiare quindi dell'aliquota agevolata, ma è necessario che l'appaltatore assuma l'obbligo di fornire la prestazione esclusivamente ai dipendenti (anche “occasionali”, cfr. R.M. n.361782 del 29.6.1978) del soggetto appaltante (cfr. C.M..n.25/381077 del 13.6.1980), circostanza, nel caso in questione, non verificatasi.
 

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