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Giurisprudenza

I presupposti della sconfitta

Il ricorso del contribuente sana la nullità della notifica della cartella di pagamento a meno che a essere viziata non sia la notificazione di un atto a essa precedente

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La presentazione del ricorso da parte del contribuente sana, ai sensi dell’articolo 156 del Codice di procedura civile, la nullità della notifica dell’atto, ma non l’omessa notifica di atti presupposti a quello irregolarmente notificato.
Questa l’interpretazione fornita dalla Corte di cassazione, con la recente sentenza n. 15849 del 15 gennaio 2006, depositata il successivo 12 luglio.

Un’associazione culturale, con ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Roma, impugnava una cartella esattoriale emessa nei suoi confronti, sulla base di accertamenti indicati nell’atto come definitivi per mancata impugnazione.
In particolare, la ricorrente deduceva l’inesistenza di un titolo giustificativo, affermando di non avere mai ricevuto gli atti presupposti richiamati nella cartella.
Il giudice adito accoglieva l’eccezione di mancata notifica degli stessi e annullava l’atto impugnato, con sentenza che l’ufficio gravava in sede di appello.

La Commissione tributaria regionale del Lazio, sulla base della documentazione in quella sede prodotta dall’ufficio appellante - dalla quale, a parere del Collegio, si desumeva l’avvenuta regolare notifica degli accertamenti - accoglieva il gravame, con sentenza n. 269/38/98, depositata il 15 aprile 1999.
Secondo i giudici di secondo grado, la nullità delle notifiche degli atti di accertamento, conseguenti al fatto di essere le stesse avvenute non presso la sede dell’associazione, bensì presso la residenza del legale rappresentante, a mani di familiare non convivente e completamente estraneo all’associazione medesima, risultava sanata, in applicazione dell’articolo 156 del Codice di procedura civile, dal raggiungimento dello scopo (consistito, nel caso de quo, dalla circostanza risultante in atti che il contribuente aveva presentato un’istanza per la sospensione della successiva cartella di pagamento).

Per la cassazione della sentenza di appello, proponeva ricorso il contribuente, deducendo, per quanto di interesse in questa sede, il vizio di violazione e falsa applicazione dell’articolo 60, del Dpr n. 600 del 1973, e degli articoli 139 e 145 del Codice di procedura civile, in ordine alla pretesa sanatoria della nullità delle notifiche degli atti di accertamento presupposti.

A parere della Suprema corte, l’impugnazione della cartella, e l’istanza di sospensione della stessa, possono ben essere utilizzati quali elementi sui quali fondare la sanatoria di una eventuale invalidità della notifica della cartella stessa.
Peraltro, precisa il Collegio di piazza Cavour, alla stessa conclusione non può giungersi con riguardo agli atti di accertamento che ne costituiscono il presupposto.

In proposito, i giudici della Cassazione hanno ricordato che la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del Codice di procedura civile, con le particolari modifiche dettate al riguardo dalla speciale normativa tributaria (di cui all’articolo 60 del citato Dpr n. 600/1973).
In particolare, per quel che riguarda le associazioni prive di personalità giuridica (come, nel caso di specie), la notifica deve avvenire secondo le regole di cui all’articolo 145 del Codice di procedura civile, ovvero presso la sede o, ma solo in subordine - vale a dire nei casi di impossibilità di eseguire la notifica nel modo suddetto - a mezzo del legale rappresentante, secondo le regole proprie delle notifiche a persona fisica dettate dagli articoli 138, 139 e 141 c.p.c.

Nel caso in esame, la notifica all’associazione, essendo avvenuta direttamente presso la residenza del legale rappresentante - in assenza dei particolari presupposti che ne consentivano l’utilizzo - doveva considerarsi palesemente nulla.
Peraltro, come rilevato dai giudici della Corte, tale nullità è certamente sanabile ex articolo 156 del Codice di procedura civile, per effetto del raggiungimento dello scopo; ma tale fattispecie può correttamente ritenersi realizzata solo quando alla notifica invalida abbia fatto comunque seguito la conoscenza dell’atto da parte del destinatario, che può eventualmente desumersi dalla tempestiva impugnazione dell’atto invalidamente notificato (Cassazione, 12 dicembre 2002, n. 17762; Cassazione, 12 marzo 2002, n. 3549), ma non certo anche dalla impugnazione di un diverso atto che nella definitività di quello trovi soltanto il suo presupposto.

In sostanza, non può essere condivisa, precisa la Cassazione, la conclusione dei giudici di secondo grado, per i quali il vizio di notifica degli atti di accertamento presupposti è sanato in forza della presentazione dell’istanza presentata dal contribuente per la sospensione della cartella di pagamento; ciò in quanto detta istanza si inserisce nel procedimento di impugnazione della cartella, senza collegamento alcuno con la notifica degli accertamenti.

Con la pronuncia in oggetto, quindi, la Suprema corte ha ribadito il principio, affermato dalle Sezioni unite con la sentenza n. 19854 del 5 ottobre 2004, secondo cui, anche con riguardo ai vizi delle notifiche degli atti tributari sostanziali, opera l’articolo 156 del Codice di procedura civile, nella parte in cui dispone che non può essere pronunciata la nullità di un atto se lo stesso ha raggiunto lo scopo cui era destinato.
Tale regola della sanatoria del vizio della notificazione trova peraltro un limite, sia con riferimento alle ipotesi (enucleate nella predetta sentenza delle Sezioni unite n. 19854/2004) in cui l’Amministrazione abbia consumato il proprio potere per decadenza dei termini, sempre che detto vizio sia denunciato in giudizio, sia con riferimento ai casi (come quello di specie) in cui il vizio della notificazione si riferisca ad atti che costituiscono il presupposto di quello impugnato, ma per i quali la sanatoria non opera, non essendosene verificati i relativi presupposti.

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