Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

Il prezzo non è sempre "giusto"

L'ufficio può disconoscere le operazioni prive di logica economica e imprenditoriale

Thumbnail

Per contrastare fenomeni elusivi e l'ottenimento di indebiti vantaggi fiscali, l'agenzia delle Entrate ha il potere di ricostruire le operazioni commerciali delle imprese "al fine di ricondurle nell'ambito dell'intrinseca realtà, nel rispetto del criterio di correttezza delle operazioni commerciali ed in conformità ai principi di veridicità ed inerenza del costi all'attività di impresa". A tale importante conclusione, che riconosce all'Amministrazione finanziaria il potere di valutare le ragioni sottostanti ai fatti economico-gestionali posti in essere da un'impresa, è pervenuta la Commissione tributaria provinciale di Venezia con la sentenza n. 38 depositata lo scorso 27 giugno 2008.

I giudici veneziani, infatti, hanno affermato che, ove il comportamento dell'imprenditore presenti profili di manifesta illogicità economica, deve ritenersi ammissibile un controllo dell'Amministrazione finanziaria sulla veridicità sostanziale delle operazioni e sui profili eventualmente elusivi delle medesime.
Rispettare, quindi, formalmente una norma, aggirando tuttavia in modo artificioso i suoi contenuti per procurarsi un vantaggio contrario agli scopi della legge, non può essere considerato un mezzo lecito di pianificazione fiscale.

Il fatto
La problematica affrontata dai giudici veneziani traeva origine da una verifica fiscale effettuata dall'ufficio locale di San Donà di Piave, con la quale era stato contestato a un villaggio vacanze operante sul litorale veneto un acquisto antieconomico di beni strumentali, effettuato, anziché direttamente presso un fornitore terzo, tramite l'intermediazione fittizia di una società facente capo a un medesimo centro di interessi dell'impresa turistica accertata.

Tale acquisto era stato formalizzato nel più ampio ambito di un contratto per prestazioni di servizi "all inclusive", che prevedeva anche la messa in opera "chiavi in mano" dei predetti beni. In altri termini, tramite il gonfiamento del costo della fornitura dei beni intermediati e della prestazione di servizi correlata(1), sia il villaggio vacanze che la società intermediatrice fittizia si erano artificiosamente costruite un analogo vantaggio fiscale e uno spostamento intergruppo di liquidità finanziaria.

Poiché sotto il profilo probatorio l'articolata ricostruzione degli elementi forniti dall'ufficio è stata ritenuta dai giudici "idonea e sufficienti ad avvalorare la tesi dell'interposizione fittizia", mentre l'impresa accertata non è stata in grado di spiegare le ragioni razionali del proprio comportamento, i giudici di merito hanno accolto integralmente le contestazioni dei verificatori che, trasfuse successivamente in un avviso di accertamento, hanno consentito di disconoscere la deducibilità del costo della fornitura dei beni e la detraibilità della relativa Iva. A tale rilievo, peraltro, l'impresa opponeva che il quantum dei corrispettivi dell'operazione commerciale non potesse essere contestato, essendo lo stesso un elemento rimesso all'autonomia contrattuale delle parti.

La Commissione provinciale, invece, ha rigettato il ricorso, affermando quel fondamentale principio desumibile dalla sentenza in commento, secondo cui quando un'impresa, pur nell'ambito dell''autonomia contrattuale, non si comporta come un normale operatore economico per perseguire un vantaggio fiscale, l'atto giuridico posto a monte dell''operazione non ha effetti nei confronti dell'agenzia delle Entrate, che, a quel punto, è legittimata a disconoscere i costi e a procedere ai recuperi di imposta.

Sebbene, infatti, l''efficacia dei contratti regolati dal diritto privato riconosca l'esercizio di un'autonomia negoziale, non è comunque indifferente il fine economico complessivo che le parti si propongono di raggiungere. Se le parti possono concludere liberamente fra loro qualsivoglia contratto atipico, tali atti devono essere sempre diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela e non finalizzati a costruire profili fiscali elusivi.

Un'azione di controllo in questo ambito, secondo i giudici, non va neanche considerata quale esercizio del potere di sindacabilità delle scelte economiche imprenditoriali, ma solamente un'efficace azione di contrasto di manovre elusive(2) utile per alimentare, quindi, quei presupposti di gravità, precisione e concordanza che costituiscono il fulcro delle motivazioni degli accertamenti di tipo analitico presuntivo, ex articoli 39, comma 1, lettera d), Dpr 600/1973, e 54, comma 2, Dpr 633/1972.

NOTE:
1) Corrispettivo gonfiato desunto dall'ufficio dal confronto dei corrispettivi contrattuali con quelli mediamente praticati in regime di libero mercato da altre aziende concorrenti.

2) Anche diverse, quindi, da quelle tassativamente codificate nell'articolo 37-bis del Dpr 600/1973.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/prezzo-non-e-sempre-giusto