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Giurisprudenza

Processo tributario, porte aperte alla "pregiudizialità"

Nessun ostacolo all'applicazione dell'istituto della sospensione della causa "dipendente"

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Anche nel giudizio tributario, se una causa è pregiudiziale alla decisione di un'altra, si applica la sospensione di quella dipendente, prevista dall'articolo 295 del Codice di procedura civile.
Questo il principio di diritto adottato dalla Cassazione con la sentenza n. 7087 del 17 marzo 2008.

Sulla pregiudizialità
In via generale, è possibile affermare che si ha rapporto di pregiudizialità quando esistono due questioni tra loro concatenate da un punto di vista logico, nel senso che quella pregiudiziale deve essere risolta necessariamente prima di quella dipendente.
Sul piano più squisitamente processuale, si distingue tra pregiudizialità logica quando "la definizione della relativa controversia si ponga come momento ineliminabile del processo logico della causa dipendente" e pregiudizialità giuridica, quando "l'antecedente logico venga postulato con efficacia di giudicato per modo che possa eventualmente verificarsi conflitto di decisioni" (Cassazione, sentenza 10978/1994).
Alla luce di tale definizione è, quindi, questione pregiudiziale quella da cui dipende la soluzione della controversia.

A loro volta, le questioni pregiudiziali si dividono in:

 

  • preliminari (proprie o improprie, a seconda se sono proposte dalle parti o rilevate dal giudice d'ufficio), quando la loro risoluzione può determinare una conclusione anticipata del giudizio, escludendo la trattazione del merito (ad esempio, l'accertamento del difetto di giurisdizione, l'accertamento in ordine all'intervenuta decadenza dall'esercizio di un potere, l'accertamento della tempestiva proposizione del ricorso, l'accertamento della tempestiva costituzione in giudizio del ricorrente o dell'appellante eccetera)
  • incidentali, quando sono strumentali al merito, in quanto dalla loro decisione dipende la soluzione nel merito della controversia tributaria (ad esempio, l'accertamento della proprietà di un bene per individuare il soggetto a cui compete il pagamento dell'Ici, l'accertamento della simulazione di un contratto fondante un recupero Iva per operazioni inesistenti, l'accertamento dell'esistenza di un contratto di locazione registrato per permettere la detrazione per le ristrutturazioni immobiliari in capo all'inquilino eccetera).

E ancora, si distingue tra pregiudizialità interna e pregiudizialità esterna. La prima è quella che intercorre tra due cause pendenti presso lo stesso giudice; la seconda, invece, è quella esistente tra due controversie pendenti presso giudici diversi.

Il caso deciso dalla Corte di cassazione
La fattispecie oggetto di esame da parte del collegio era costituita dall'impugnazione di una sentenza di una Commissione regionale che, confermando la sentenza di primo grado, aveva respinto il ricorso avverso un avviso di liquidazione dell'Invim, in base alla valutazione automatica di un immobile, ex articolo 12 della legge 154/1988, senza tener conto del fatto che l'attribuzione di rendita era stata anch'essa impugnata in base alla procedura prevista dall'articolo 74 della legge 342/2000.

In dettaglio, tale norma ha previsto che a partire dall'1/1/2000 tutti gli atti attributivi o modificativi di rendite catastali debbano essere notificati ai soggetti intestatari della partita, stabilendo, in via transitoria, che "il ricorso…avverso gli atti di attribuzione o di modificazione delle rendite, resi definitivi per mancata impugnazione, può essere proposto entro il termine di sessanta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della presente legge".

In questo contesto, il giudice di legittimità ha rilevato che oggetto del giudizio pendente sull'avviso di liquidazione dell'Invim è "la quantificazione del valore operata in esito alla determinazione del classamento e della rendita".
Siccome "la parte ha contestato anche la rendita attribuita, è evidente che assume valore pregiudiziale il separato procedimento instaurato L. n. 342 del 2000, ex art. 74, il cui oggetto è appunto la determinazione della rendita che è il presupposto per il calcolo per la valutazione automatica dell'immobile".

La suprema Corte, quindi, ha cassato con rinvio la sentenza della Ctr, adottando il seguente principio di diritto: "anche nel processo tributario, intanto si può parlare di questione incidentale pregiudiziale, in quanto la questione pregiudiziale pendente dinanzi ad altro giudice tributario abbia il carattere della incidentalità necessaria nell'ambito del giudizio principale".
Il collegio ha, inoltre, ritenuto opportuno specificare che la sospensione prevista dall'articolo 295 del Codice di procedura civile opera anche in caso di continenza di cause, pendenti in gradi diversi, in quanto non è possibile operare la riunione, non ostando alla sua applicazione l'articolo 39 del Dlgs 546/1992(1).

In via generale, si ha continenza quando una causa ne contiene un'altra per la maggior ampiezza del provvedimento (petitum) richiesto al giudice, mentre sono identici i soggetti e la pretesa fatta valere (causa petendi).
L'istituto è finalizzato a esigenze di economia processuale e di prevenzione di contrasto tra giudicati.

Nel processo civile, "se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con sentenza la continenza e fissa un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice; se questi non è competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate" (articolo 39, comma 2, Cpc).
Nel giudizio tributario, invece, poiché non esiste la competenza per materia e per valore, ma solo quella territoriale, sarà molto probabile che le cause continenti vengano presentate alla stessa Commissione tributaria e, quindi, il giudice competente sarà quello preventivamente adito (salvo i casi di incompetenza territoriale del primo giudice).

NOTE:
1) Va osservato che le due questioni vanno tenute distinte, in quanto l'articolo 39 del Dlgs 546/92 disciplina i casi di sospensione per pregiudizialità esterna, mentre l'articolo 295 Cpc regola i casi di sospensione per pregiudizialità interna. Tale conclusione deriva direttamente dall'esame di alcune pronunce della Corte di cassazione, che hanno riconosciuto in capo al giudice la possibilità di sospendere il procedimento pendente presso di lui in attesa della decisione di altri processi pendenti presso altri giudici tributari. Tra le più recenti, si segnalano le sentenze 13082/2006 (pregiudizialità della controversia pendente in materia di accatastamento di beni, rispetto a quella relativa a un accertamento Ici), 10013/2006 (pregiudizialità della causa sul diniego espresso di riconoscimento dell'esenzione decennale Irpeg-Ilor, rispetto a quelle vertenti sugli accertamenti che recuperavano le imposte dovute in base al diniego), 5366/2006 (pregiudizialità della controversia pendente sul reddito di una società di persone soggetta a Ilor a cui partecipi il socio, rispetto a quella pendente sul reddito di partecipazione del socio), 3420/2005 (pregiudizialità della controversia pendente sulla spettanza delle agevolazioni per le aree depresse rispetto a quella riguardante l'accertamento di una singola annualità d'imposta). La Suprema corte, in particolare, nella citata 13082/2006, ha osservato che "l'art. 39 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che limita i casi di sospensione del giudizio tributario all'eventualità sia presentata querela di falso o debba essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, va interpretato nel senso che esso disciplina i rapporti esterni con la giurisdizione civile, ma non anche i rapporti interni tra processi tributari, per i quali valgono le disposizioni del codice di procedura civile, tra cui l'art. 295 del codice di procedura civile.

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