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Giurisprudenza

Quando fiscalità fa rima con unanimità

Confermata la legittimità della procedura del Consiglio Ue per approvare atti normativi di cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri

Secondo la Corte di Giustizia europea dal momento che i provvedimenti adottati sono necessari al corretto funzionamento del mercato interno, occorre stabilire, per dirimere la questione sulla correttezza della procedura scelta dal Consiglio Ue per la loro adozione, se tendono a favorire un riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia tributaria.

La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Ue il 26 gennaio riguarda il ricorso di annullamento proposto dalla Commissione europea contro la procedura adottata dal Consiglio per l’approvazione di atti normativi concernenti  la  cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri.
La posizione della Commissione Ue
In particolare, la Commissione, per dare maggiore impulso allo scambio di informazioni e per riunire in un unico atto giuridico gli strumenti inerenti a tale finalità, nel giugno 2001 aveva presentato al Consiglio una proposta di regolamento del Parlamento europeo riguardante la cooperazione amministrativa in ambito Iva nonché una proposta di direttiva relativa alla reciproca assistenza tra le autorità competenti degli Stati membri nel settore delle imposte dirette ed indirette.
La procedura scelta dal Consiglio Ue
Nel dare attuazione a tale proposta, il Consiglio dell’Unione ha adottato entrambi gli atti sulla base delle procedure dettate dagli articoli 93 e 94 del Trattato che richiedono l’unanimità della decisione, previa consultazione del Parlamento europeo. Il Consiglio ha motivato tale decisione facendo osservare che gli atti in questione, disciplinanti la  cooperazione  in ambito fiscale, sono disposizioni fiscali a tutti gli effetti. A tal proposito si rammenta che, mentre la procedura standard per l’adozione di provvedimenti normativi è quella della maggioranza qualificata di cui all’articolo 95 del Trattato, per alcuni settori particolarmente sensibili, in quanto strettamente connessi alla sovranità degli Stati membri, si è preferita la procedura speciale dell’unanimità, disciplinata dagli articoli 93 e 94. In questi settori vi rientra anche la fiscalità con la conseguenza che tutti i provvedimenti volti a incidere sul contenuto materiale delle normative fiscali nazionali devono essere adottati all’unanimità per non pregiudicare la sovranità dei singoli Stati.
Nel mirino regolamento e direttiva
Il contenuto degli atti oggetto di contestazione attiene sostanzialmente allo scambio di informazioni in ambito comunitario. In particolare, il regolamento n. 1798/2003 riguarda l’istituzione di un sistema comune di scambio di informazioni tra gli Stati membri nel cui ambito le singole autorità nazionali sono tenute a prestarsi reciproca assistenza e a collaborare con la Commissione europea per garantire la corretta applicazione dell’Iva. La necessità di conseguire prontamente questo obiettivo nasce dalla constatazione della costante pratica della frode e dell’evasione fiscale che conduce, non soltanto a gravi perdite di bilancio, ma porta a ledere il principio della giustizia fiscale e a distorcere il funzionamento del mercato.La direttiva 2003/93, partendo dalla analoga considerazione in ordine alla necessità di rafforzare la cooperazione tra le amministrazioni tributarie dei Paesi membri secondo principi comuni, prevede, integrando il contenuto della precedente direttiva 77/799 operante nello stesso settore, che le disposizioni relative agli scambi di informazione su richiesta, spontanei e automatici operino anche nel settore delle imposte sui premi assicurativi.
La posizione della Commissione
La Commissione, contrariamente al Consiglio europeo, ha ritenuto che le disposizioni in oggetto non rappresentino disposizioni di carattere fiscale, intendendosi per tali le sole norme relative ai soggetti passivi, alle operazioni imponibili, alla base imponibile …in breve a tutto ciò che influisce sul gettito fiscale. A parere della Commissione, il fondamento giuridico per l’adozione delle norme in questione risiede nell’articolo 95 del Trattato e, pertanto, ha ritenuto di proporre alla Corte il ricorso per annullamento di tali atti per rispettare l’equilibrio istituzionale instaurato dal Trattato.
L’intervento della Corte
La Corte ha preliminarmente precisato che l’individuazione del fondamento normativo di un atto comunitario deve essere fondata su circostanze obiettive (suscettibili di essere sindacate dall’organo giurisdizionale) quali scopo e contenuto dell’atto. Dal momento che gli atti comunitari in contestazione sono necessari al corretto funzionamento del mercato interno, occorre stabilire, per dirimere la questione circa la correttezza della procedura scelta dal Consiglio per la loro adozione, se essi tendono a favorire un riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia fiscale.
L’analisi del regolamento n. 1798/2003
Per quanto riguarda il regolamento n. 1798/2003, la Corte osserva che scopo principale dell’atto è di istituire, nell’ambito delle misure di armonizzazione fiscale adottate per completare il mercato interno, un sistema di scambio di informazioni che scoraggi l’evasione e la frode in ambito Iva. A tal fine il regolamento prevede l’istituzione, in ciascuno Stato membro, di una banca dati elettronica in cui archiviare le informazioni relative ai soggetti passivi Iva al valore complessivo delle forniture intracomunitarie  realizzate dagli stessi. A parere dei giudici comunitari è innegabile che l’accesso diretto a tali banche dati mette le autorità competenti dei singoli Stati in condizione di valutare la base imponibile di un soggetto passivo e l’imposta da questi dovuta.     Pertanto le disposizioni del predetto regolamento, consentendo un effettivo riavvicinamento delle disposizioni procedurali in materia fiscale nonché una concreta agevolazione della riscossione dell’Iva, hanno carattere di "disposizioni fiscali" e, come tali, devono essere adottate secondo la procedura, correttamente individuata dal Consiglio, degli articoli 93 e 94 del Trattato.
L’analisi della direttiva 2003/93
Per quanto concerne la direttiva 2003/93, la Corte ritiene che essa si pone come finalità la lotta alle evasioni transfrontaliere rafforzando la collaborazione tra le Amministrazioni fiscali degli Stati membri. A tale proposito la direttiva impone alle autorità competenti di ciascuno Stato di provvedere allo scambio di informazioni non soltanto nell’ambito delle imposte dirette e delle imposte sul patrimonio ma anche per l’accertamento delle imposte dovute nel settore dei premi assicurativi. La predetta direttiva, analogamente a quanto disposto dal regolamento 1798/2003, impone un obbligo di trasmissione delle informazioni. Tale obbligo è generalizzato considerato che l’informazione può essere rifiutata nei soli casi in cui la legge interna del singolo Stato vieti la diffusione delle informazioni o quando la stessa potrebbe comportare la divulgazione di segreti. Ad avviso della Commissione tale direttiva, sancendo un obbligo di informazioni da cui scaturisce l’accertamento di nuova base imponibile, presenta uno specifico collegamento con il diritto tributario sostanziale.
Le conclusioni
La Corte, in conformità a quanto disposto per l’adozione del regolamento, conferma la sostanziale legittimità della procedura adottata dal Consiglio per l’approvazione dei predetti atti normativi. Il ricorso della Commissione viene, di conseguenza, respinto essendosi accertata la natura "fiscale" delle disposizioni contestate.
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