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Giurisprudenza

Quota di immobile donata al coniuge.
Sequestro per equivalente legittimo

Non è necessario che il soggetto indagato, o condannato, sia il titolare effettivo del bene, essendo sufficiente che egli ne abbia la disponibilità, anche se parziale

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La Corte di cassazione, con sentenza 15995 dell'8 aprile, ha stabilito che è legittimo il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, dell'immobile di proprietà dell'evasore fiscale e di sua moglie, anche se lei paga il mutuo con redditi propri. La misura può essere applicata ai beni che sono nella disponibilità dell'indagato e può riguardare sia il "prezzo" sia il "profitto" del reato.

Il fatto
Contro il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, avente a oggetto tre appartamenti donati da un contribuente, due ai figli e uno alla moglie, quest'ultima proponeva riesame del provvedimento, che però veniva rigettato dal tribunale adito.
L'ordinanza del tribunale veniva, quindi, opposta con ricorso per cassazione, con il quale l'interessata (anche in qualità di coniuge esercente la potestà genitoriale), ha lamentato l'illegittimità della misura di cui all'articolo 322-ter, codice penale, per essere portatrice di un interesse patrimoniale del tutto autonomo, essendosi accollata la quota di mutuo gravante sull'immobile a lei donato ed essendo, quindi, esposta all'azione legale della banca in caso di inadempimento del mutuo garantito da ipoteca. Di qui la violazione delle norme sul sequestro e sulla tutela del terzo e dei minori.
La ricorrente sosteneva, inoltre, che l'immobile è stato sottoposto alla misura cautelare per l'intero e non per la metà del suo valore, che era nella disponibilità del coniuge sequestrato. Perciò la quota del bene che non era nella disponibilità dell'indagato non poteva considerarsi profitto del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e di sottrazione fraudolenta di immobili al pagamento di imposte (articoli 2 e 11 Dlgs 74/2000), di cui era accusato il coniuge.

La decisione
Ma il ricorso non ha sortito l'effetto sperato, in quanto, decidendo la vertenza, il provvedimento impugnato è apparso alla Sezione penale pienamente legittimo e congruamente motivato.

Ad avviso della Suprema corte, in particolare, per principio consolidato, ai fini del sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, non occorre provare il nesso di pertinenzialità della res rispetto al reato, essendo assoggettabili a confisca beni nella disponibilità dell'indagato per un valore corrispondente a quello relativo al profitto o al prezzo del reato (Cassazione n. 11902/2005). Infatti, la misura cautelare reale può essere disposta tanto per il prezzo quanto per il profitto del reato, poiché l'integrale rinvio all'articolo 322-ter del codice penale, contenuto nell'articolo 1, comma 143, della legge 244/2007, consente di affermare che, con riferimento ai reati tributari, trova applicazione non solo il primo ma anche il secondo comma della disposizione codicistica (Cassazione, sentenze 35807/2010 e 45735/2012). Pertanto, qualunque atto di dispositivo può integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nella disponibilità dell'indagato (Cassazione n. 15210/2012). E' necessario, però, che venga dimostrata la disponibilità del bene da parte dell'indagato e che quindi vi sia discrasia con l'intestazione formale (Cassazione n. 11732/2005).
Non è necessario, quindi, che i beni siano nella titolarità del soggetto indagato o condannato, essendo necessario e sufficiente che egli abbia un potere di fatto sui beni medesimi e quindi la disponibilità degli stessi (Cassazione n. 6813/2008). Viene, cioè, in rilievo e legittima il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente l'interposizione fittizia, vale a dire quella situazione in cui il bene, pur formalmente intestato a terzi, sia nella disponibilità effettiva dell'indagato o condannato (Cassazione, sentenze 10838/2006, 6894/2011, 18527/2011 e 45353/2011).

Nel caso di specie, ad avviso del giudice di legittimità, partecipare attivamente all'acquisto del bene non esclude, quindi, la misura conservativa. Rilevante, poi la donazione al coniuge nell'imminenza dell'accertamento fiscale, considerato che poco tempo prima era stato notificato al contribuente il processo verbale di constatazione.

Del resto, è stato dimostrato nel giudizio di merito che l'indagato ha continuato in concreto ad avere la disponibilità dei cespiti, sulla base di una serie di elementi fattuali, rappresentati dalla "convivenza familiare" e dalla "persistenza degli obblighi di mantenimento", mentre la moglie non ha dimostrato una capacità reddituale tale da consentirle di provvedere al pagamento del mutuo.
La Cassazione, confermando l'ordinanza impugnata, ha inoltre rilevato - contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente - che sussisteva la disponibilità dell'indagato anche in ordine ai beni donati ai minori, atteso che i genitori si sono qualificati come legali rappresentanti dei figli senza che risultasse la nomina di un curatore speciale.

In definitiva, tutti gli elementi esternati nelle trame argomentative della difesa della ricorrente non sono state prese in considerazione dal giudice di legittimità, "proprio per la condizione di persona non estranea alla condotta".
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