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Giurisprudenza

Rassegna giurisprudenziale del 12 giugno 2006

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Estremi: n. 17/14/06 depositata il 20 aprile 2006
Argomento: Accertamento e rettifica - Società appartenente a un gruppo societario - qualificazione della società come stabile organizzazione
La sentenza in rassegna si segnala all'attenzione per aver affrontato una problematica legata alla corretta qualificazione giuridica di una struttura societaria operante in Italia e appartenente a un gruppo d'imprese. Nel dettaglio, i giudici veneti sono stati chiamati a pronunciarsi sulla legittimità dei recuperi d'imposta contenuti in due distinti atti impositivi, fondati principalmente sulla considerazione che la società destinataria degli stessi fosse una stabile organizzazione di una distinta società estera, sebbene avente formalmente autonoma soggettività giuridica. Appartenente a un gruppo d'imprese a rilevanza mondiale e operante nel settore della progettazione e realizzazione di macchinari per la produzione e lavorazione di carta, la società in parola aveva contabilizzato e regolarmente dedotto ai fini dell'imposizione diretta le somme corrisposte alla società madre a titolo di compenso per licenza di vendita di strumenti e macchinari realizzati assemblando componenti dotati di un determinato sistema tecnologico, acquistati presso alcune aziende del gruppo denominate centri di competenza dei prodotti; nella considerazione che i costi in questione fossero inerenti all'attività esercitata, aveva, inoltre, detratto l'imposta sul valore aggiunto relativa alle fatture emesse dalla società controllante in forza della richiamata licenza. Gli atti con i quali, sulla scorta della considerazione che la società destinataria degli stessi fosse una stabile organizzazione della controllante estera, si contestava, tra l'altro, la deduzione dei costi in parola e la detrazione dell'Iva a essi afferente, venivano impugnati innanzi alla Ctp di Vicenza, che si pronunciava in favore del loro annullamento mediante sentenze tempestivamente contestate dall'Agenzia delle entrate.
Chiamata a pronunciarsi sulla fattispecie descritta, la Ctr del Veneto ha ritenuto condivisibili e meritevoli di accoglimento le argomentazioni esposte dall'Amministrazione finanziaria a motivo dei recuperi d'imposta eseguiti. In particolare, il Collegio veneto, richiamandosi a quanto espresso in tema di stabile organizzazione da autorevole giurisprudenza, ha ritenuto sussistere, nel caso di specie, elementi sufficientemente idonei alla configurazione in Italia di una tale struttura operativa. Particolare valore indiziario è stato, più in dettaglio, conferito dai giudici al contenuto del già citato contratto di licenza, dall'esame del quale sono risultati sussistere una serie di obblighi e limitazioni che ponevano la parte appellata in una posizione servente rispetto alla società capogruppo; obbligazioni quali quella di concordare le offerte di vendita dei prodotti, di rispettare standard qualitativi fissati dalla casa madre, di comunicare a quest'ultima tutte le possibilità di migliorie e sviluppo dei prodotti, cedendo gratuitamente quelle realizzate, o ancora quello di consentire alla stessa la possibilità di effettuare verifiche periodiche sulle attività esercitate.

Estremi: n. 09/04/06 depositata il 2 maggio 2006
Argomento: Previdenza integrativa - Regime applicabile ai rapporti sorti ante Dlgs n. 124/1993
Nella sentenza in commento, la Commissione tributaria regionale del Veneto si è occupata di una controversia originatasi a seguito di un'istanza presentata da un contribuente al fine di ottenere il rimborso della differenza tra l'aliquota del 12,50 per cento e quella (superiore) applicata sul riscatto - avvenuto nel corso dell'anno d'imposta 2000 - della metà del capitale maturato sulla pensione integrativa aziendale. In particolare, la richiesta avanzata dal contribuente in esame traeva origine dalla convinzione che le somme riscattate dovessero essere assimilate ai redditi di capitale e scontare la ritenuta del 12,50 per cento sulla differenza tra il capitale corrisposto e quello dei premi versati, come previsto dall'articolo 6, comma 1, della legge n. 482/1985; non dovessero essere, quindi, assoggettate a tassazione separata, come invece avvenuto nei fatti. L'impugnativa promossa avverso il silenzio-rifiuto formatosi in ordine all'istanza avanzata incontrava il favore della Ctp di Vicenza, che accoglieva il ricorso con una sentenza tempestivamente impugnata dall'Agenzia delle entrate. Investita della problematica, la Ctr del Veneto ha ritenuto condivisibili le argomentazioni esposte dal contribuente, rigettando l'impugnativa proposta dall'Amministrazione finanziaria. In particolare, a giudizio del Collegio veneto, ciò che rileva ai fini della risoluzione della controversia è il contenuto della norma di interpretazione autentica contenuta nell'articolo 1, comma 5, del Dl n. 669/1996, in base al quale le modifiche in tema di tassazione delle forme di previdenza complementare intervenute a opera del Dlgs n. 126/1993 potevano trovare applicazione unicamente con riferimento ai rapporti - come quello di specie - sorti successivamente al 28 aprile 1993, data di entrata in vigore del decreto legislativo in commento. Non risulta condivisibile, invece, a giudizio del Collegio veneto, la censura mossa dall'Amministrazione finanziaria, la quale, muovendo dall'assunto che la ritenuta a titolo d'imposta del 12,50 per cento poteva essere applicata alle sole prestazioni in forma di capitale corrisposte in dipendenza di contratti di assicurazione vita o fondi assicurativi, aveva sostenuto che tale regime non potesse trovare applicazione nel caso di specie, laddove risultava che il contribuente si fosse iscritto a un fondo pensionistico integrativo di tipo non assicurativo, sostituendolo - con un apposito accordo contrattuale - a una polizza assicurativa sulla vita prevista da un precedente contratto collettivo nazionale di lavoro.

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