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Giurisprudenza

Rassegna giurisprudenziale del 17 ottobre 2005

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Estremi: n. 61/08/05 del 6 giugno 2005
Argomento: Accertamento - Società di capitali - Accertamento in capo ai soci di maggior reddito per distribuzione di utili
Nelle società di capitali, pur non sussistendo una presunzione legale di distribuzione di utili ai soci, è corretto ritenere che l'appartenenza della società a un ristretto numero di soci possa costituire sul piano degli indizi prova dell'avvenuta distribuzione.
In base a tale principio, la Commissione tributaria regionale della Puglia, confermando la pronuncia resa dai primi giudici, ha ritenuto legittimo l'accertamento di maggiori utili compiuto in relazione ai soci di una società a responsabilità limitata, alla quale, con distinti avvisi di accertamento e di rettifica, era stato accertato un maggior reddito imponibile per effetto del disconoscimento di costi ritenuti fittizi ed era stata richiesta l'Iva (afferente detti costi) indebitamente detratta.

Estremi: n. 35/06/05 del 23 febbraio 2005, depositata il 22 luglio 2005
Argomento: Contenzioso - Atto di appello - Soggetti legittimati a proporre l'impugnativa
Nella sentenza in commento, la Commissione tributaria regionale della Puglia si è pronunciata in ordine all'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate avverso la sentenza con cui i giudici di primo grado avevano accolto il ricorso presentato da una contribuente destinataria di una cartella di pagamento notificata oltre il termine di cui all'articolo 25 del Dpr n. 602/1973, che - secondo il testo in vigore all'epoca dei fatti - imponeva al concessionario di effettuare la notifica entro quattro mesi dalla consegna del ruolo da parte dell'ufficio.
In particolare, i giudici di secondo grado hanno stabilito che l'Agenzia delle Entrate non è soggetto legittimato a impugnare la sentenza in parola, poiché la legittimazione ad appellare è del concessionario che ha notificato la cartella; ciò, in quanto l'Amministrazione finanziaria, alla quale il concessionario della riscossione ha già anticipato l'importo iscritto a ruolo, non trarrebbe alcun beneficio dalla riforma della sentenza di primo grado.
Ne deriva che l'atto di appello deve ritenersi inammissibile.

Estremi: n. 33/08/05 del 22 febbraio 2005, depositata il 27 aprile 2005
Argomento: Rettifica e liquidazione - Imposta di registro - Cessione di ramo d'azienda
La controversia trae origine da un avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta di registro relativa alla cessione di un ramo d'azienda. In particolare, l'ufficio aveva contestato il valore dichiarato nel contratto di cessione di un ramo di azienda (avente per oggetto l'attività di editoria, pubblicazione, composizione, stampa e diffusione di un periodico multimediale su rete telematica), rettificando il valore attribuito all'avviamento.
Avverso la decisione con cui la Ctp di Bari aveva accolto il ricorso presentato dalla società, ha proposto appello l'Agenzia delle Entrate, sottolineando la correttezza del proprio operato.
Investita della problematica, la Commissione tributaria regionale della Puglia, in riforma della sentenza resa dai primi giudici, ha accolto l'appello dell'ufficio ritenendo corretta la procedura adottata al fine di determinare il valore del ramo d'azienda ceduto. In particolare, i giudici di secondo grado hanno precisato come, nel caso di specie, tornasse applicabile la norma contenuta nell'articolo 2, comma 4, Dpr n. 460/1996 (e correttamente applicata dall'ufficio) ai sensi della quale "il valore dell'avviamento è determinato sulla base della percentuale di redditività applicata alla media dei ricavi accertati o, in mancanza, dichiarati ai fini delle imposte sui redditi negli ultimi tre periodi d'imposta anteriori a quello in cui è intervenuto il trasferimento"; percentuale pari a 2 nel caso, come quello sottoposto all'attenzione del Collegio di secondo grado, in cui l'attività sia iniziata entro i tre periodi d'imposta precedenti a quello in cui è intervenuto il trasferimento.

Estremi: n. 68/10/05 del 24 giugno 2005
Argomento: Invim - Esenzione dall'imposta per l'ERSAP ex art. 25 Dpr 643/1972
L'ente regionale per lo sviluppo agricolo della Puglia (Ersap) - secondo la denominazione in vigore all'epoca cui la controversia si riferisce - è stato riconosciuto quale persona giuridica di diritto pubblico e, in quanto, tale rientra tra i soggetti che, a norma dell'articolo 25 del Dpr n. 643/72 allora vigente, beneficiano dell'esenzione dall'applicazione dell'imposta sull'incremento di valore degli immobili. Ciò, in quanto il ricavo realizzato al momento della vendita di immobili di proprietà degli enti come l'Ersap non può considerarsi remunerativo, ma ha soltanto la funzione di ristorare in parte tale enti per le spese sopportate per l'acquisizione e il miglioramento degli immobili stessi (nello specifico, terreni).
Questo, in sintesi, il contenuto della sentenza in esame, con la quale la Ctr della Puglia ha respinto l'appello dell'Agenzia delle Entrate nel quale si sosteneva la legittimità degli atti con cui aveva rettificato il valore iniziale di taluni terreni venduti dall'Ersap, procedendo alla richiesta della conseguente maggiore Invim.

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