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Giurisprudenza

Rassegna giurisprudenziale del 30 giugno 2005

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Estremi: n. 25/05/05 del 28 febbraio 2005
Argomento: Accertamento - Irpef, Ilor - Coefficienti e indici presuntivi
Gli indici e coefficienti presuntivi di maggior reddito, contenuti nei decreti ministeriali 10 settembre 1992 e 19 novembre 1992, non possono essere applicati ai fini della determinazione, in forma sintetica, di un maggior reddito riferito alle annualità 1989 e 1990. I decreti in parola, infatti, in mancanza di una norma di legge primaria che ne sancisca l'applicazione anche per le annualità precedenti al 1992, non possono avere efficacia retroattiva.
E' illegittimo, pertanto, l'avviso di accertamento che, basandosi sulla maggiore capacità contributiva desunta dal possesso - da parte dei destinatari dell'avviso in parola - di beni indicati nei citati decreti ministeriali, ha determinato un maggior reddito imponibile per le annualità 1989 e 1990.
Anche nel merito deve essere accolta la tesi che sostiene l'illegittimità dell'atto impositivo per inidoneità dei parametri utilizzati dall'ufficio ai fini della liquidazione della maggiore imposta dovuta per le annualità in commento.

Estremi: n. 10/27/05 del 25 gennaio 2005
Argomento: Accertamento e rettifica - Procedura di accertamento in base ai parametri - Prova contraria del contribuente
L'accertamento di maggiori ricavi e del corrispondente maggiore volume d'affari ai fini Iva, operato in applicazione dei parametri di cui ai Dpcm del 29 giugno 1996 e 27 marzo 1997, è illegittimo qualora il contribuente fornisca dati e notizie tesi a vincere la presunzione legislativa di maggiore capacità reddituale.
In base a tale principio, la Commissione ha ritenuto i dati documentali forniti dal contribuente idonei a fornire la prova contraria della presunzione su cui si fondava l'avviso di rettifica ai fini Iva emesso nei suoi confronti, basato sull'applicazione dei parametri di cui ai citati decreti.

Estremi: n. 42/07/05 del 18 marzo 2005
Argomento: Accertamento e controlli - Liquidazione in base alla dichiarazione - Natura del termine
Come chiarito dall'articolo 28 della legge n. 449/97, il termine entro il quale l'Amministrazione finanziaria deve procedere alla liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazioni presentate, previsto dall'articolo 36-bis, comma 1, del Dpr n. 600/1973, ha natura ordinatoria. La norma contenuta nel citato articolo 28, come ha avuto modo di precisare la Corte di cassazione nella sentenza n. 17507 del 9 dicembre 2002, ha carattere innovativo e non interpretativo; ne deriva che si applica a tutti i rapporti definiti alla data della sua entrata in vigore e non a quelli pregressi.
E' illegittima, pertanto, la cartella di pagamento relativa all'anno d'imposta 1994, recante l'iscrizione a ruolo di un credito d'imposta indebitamente utilizzato, emerso per effetto del controllo automatizzato della dichiarazione effettuato oltre il termine di cui all'articolo 36-bis.

Estremi: n. 29/27/05 dell'8 marzo 2005
Argomento: INVIM - Liquidazione delle somme dovute in pendenza di giudizio - Normativa applicabile
In tema di Invim, la riscossione delle somme dovute in pendenza di giudizio non può essere operata secondo le indicazioni contenute nell'articolo 3, comma 135, della legge finanziaria n. 549/1995 (modificativa dell'articolo 56 del Dpr n. 131 del 1986), nel caso in cui il contribuente si sia avvalso del condono in materia di liti pendenti di cui alla legge n. 656/1994, presentando - prima dell'entrata in vigore della nuova disposizione, ovvero anteriormente al primo gennaio 1996 - l'apposita istanza di chiusura ed eseguendo il versamento delle somme dovute.
Nel caso in esame, un contribuente aveva presentato nel marzo 1995, in relazione a una lite pendente in materia di Invim, istanza di chiusura della controversia, effettuando il pagamento degli importi richiesti; come previsto dalla legge di condono (in particolare, dall'articolo 2-quinquies, comma 6, del decreto legge 564/94), erano comunque dovute le somme il cui pagamento era previsto dalle disposizioni di legge vigenti, tra le quali quelle da corrispondere in pendenza di giudizio. Al fine di recuperare tali somme, l'ufficio aveva emesso un avviso di liquidazione, avvalendosi delle disposizioni contenute nell'articolo 56 del Dpr n. 131/1986, nel testo (peggiorativo per il contribuente) in vigore dal 1996, epoca nella quale il giudizio era già estinto per effetto dell'adesione al condono in materia di liti pendenti.

Estremi: n. 40/27/05 del 12 aprile 2005
Argomento: Classamento di immobili - Complesso alberghiero - Tasso di interesse sul capitale fondiario
L'atto con il quale l'Agenzia del Territorio ha attribuito una nuova rendita a un complesso alberghiero è legittimo, anche se avvenuto dopo l'annullamento giurisdizionale di una precedente rendita attribuita. Con la sentenza che ha annullato la predente rendita catastale, infatti, non si è determinato un valore catastale sul quale si è formato un giudicato; pertanto l'ufficio ben può attribuire una nuova rendita, senza con ciò violare una pronuncia giurisdizionale definitiva.
Quanto alla corretta determinazione del tasso d'interesse da applicare sul capitale fondiario al fine di determinare la rendita dell'immobile, il valore del 2 per cento (e non il 2,5 per cento applicato dall'ufficio) può ritenersi congruo.



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