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Giurisprudenza

“Recidiva” per gli accertamenti
divenuti ormai definitivi

Punti focali della sentenza sono la differenza tra la vecchia e la nuova normativa sanzionatoria in tema di reiterazione delle violazioni e i criteri che distinguono tale istituto dal cumulo giuridico

campanella aula tribunale

La pronuncia n. 13742/2019 della Cassazione, in commento, attiene all’applicazione delle regole di determinazione delle sanzioni amministrative disciplinate dall’articolo 7 del Dlgs n. 472/1997, il cui terzo comma, al primo periodo, prevede(va) che detta pena può essere aumentata fino alla metà nei confronti di chi, nei tre anni precedenti, sia incorso in altra violazione della stessa indole non definita ai sensi degli articoli 13, 16 e 17 o in dipendenza di adesione all'accertamento.
 
Si tratta della normativa sulla recidiva anteriore alle modifiche apportate dal Dlgs n. 158/2015, che ha ripristinato tale misura non più quale limite massimo entro il quale l’ufficio finanziario o il giudice poteva determinare la sanzione, ma come criterio inderogabile dall’ufficio finanziario prima e dal giudice tributario poi, per le infrazioni della stessa indole individuate in quelle stesse disposizioni e in quelle disposizioni diverse “che, per la natura dei fatti che le costituiscono e dei motivi che le determinano o per le modalità dell'azione, presentano profili di sostanziale identità”. Ai fini dell’interpretazione della cennata espressione “stessa indole” il Collegio supremo ritiene propedeutico analizzare la disciplina dettata in tema di concorso di violazioni e di continuazione contenuto nel quinto comma dell'articolo12 del Dlgs n.472 richiamato, perché, ai fini dell’applicazione della sanzione base aumentata dalla metà al triplo, il suo primo periodo, nel testo vigente ante 2015, prevedeva la medesima dizione legislativa di “stessa indole” per le violazioni commesse in periodi di imposta diversi.
 
La diversa funzione giuridica riconosciuta dal legislatore del 1997 di revisione organica del sistema punitivo amministrativo in ambito amministrativo alla recidiva, da un canto, e all’illecito continuato e al concorso di violazioni, dall’altro, non è per i giudici di legittimità dirimente per statuire la necessità o meno che ai fini dell’applicazione della recidiva le precedenti violazioni siano state o meno definitivamente accertate. Infatti, non è ritenuto decisivo che la funzione della recidiva sia quella di sanzionare con più rigore il trasgressore che si ostina a commettere consecutivamente la stessa violazione, mentre per il concorso di violazioni e per l’illecito continuato la previsione del cumulo giuridico (sostitutivo del cumulo materiale previsto anteriormente al Dlgs n. 472 citato), rappresenta un beneficio punitivo per il trasgressore che discende dalla sostanziale unitarietà della trasgressione.
A tale fine rilevante è stato, invece reputato l’articolo 12, comma 5, richiamato, per il quale se l’ufficio non contesta tutte le violazioni o non irroga la sanzione contemporaneamente rispetto a tutte, quando in seguito vi provvede determina la sanzione complessiva tenendo conto delle violazioni oggetto del precedente provvedimento e che “se più atti di irrogazione danno luogo a processi non riuniti o comunque introdotti avanti a giudici diversi, il giudice che prende cognizione dell'ultimo di essi ridetermina la sanzione complessiva tenendo conto delle violazioni risultanti dalle sentenze precedentemente emanate”.
 
L’inapplicabilità del cumulo giuridico per le violazioni successive all’intervento dell’ufficio finanziario o del giudice tributario è stata ritenuta decisiva per la decisione della Corte di legittimità in nota per applicare la recidiva soltanto quando le precedenti violazioni siano state definitivamente accertate per omessa impugnazione o a seguito del passaggio in giudicato della sentenza tributaria. Difatti, viene evidenziata dalla sentenza della Cassazione, che si annota la compatibilità tra la disciplina della recidiva e quella del cumulo giuridico delle sanzioni che verrebbe meno se la recidiva non necessitasse di una precedente irrogazione definitiva di sanzioni, perché il legislatore del 1997 ha ammesso che “il soggetto può ben aver commesso più violazioni della stessa indole ed è in tal caso possibile tener conto contemporaneamente delle valutazioni operate dal legislatore corrispondenti alla continuazione e alla recidiva”.
Tale conclusione rimane ferma seppure le previgenti norme sulla recidiva, di cui all'articolo 54, comma 2, del Dpr n.600/1973 e all'articolo 49, comma 2, del Dpr n. 633/1972 configuravano la recidiva nei confronti di chi, nei tre anni precedenti, fosse incorso in un'altra violazione della stessa indole, per la quale fosse stata inflitta la pena pecuniaria, mentre la novella disciplina, per la decisione in commento, “sembra prescindere dall'intervento di una contestazione o irrogazione tra la prima violazione e le successive”.
Non si riscontrano precedenti della giurisprudenza di legittimità sul tema.
 
 
a cura di Giurisprudenza delle imposte edita da ASSONIME

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