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Giurisprudenza

Redditometro: la disponibilità di beni è presunzione “legale”

I giudici di merito possono soltanto valutare le eventuali prove contrarie fornite dal contribuente

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Confermato, ancora una volta, l’orientamento della Cassazione in tema di legittimità del ricorso all’accertamento sintetico da parte dell’Amministrazione finanziaria, in mancanza di prova in senso contrario fornita dal contribuente. Con la sentenza n. 16284 del 23 luglio 2007, infatti, la Suprema corte ha ribadito che la disponibilità dei beni (nella fattispecie, un’automobile) è da ritenersi di per sé una presunzione di capacità contributiva qualificabile come “legale” che, pertanto, comporta l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.
Insomma, anche alla luce della recente circolare n. 49/E del 9 agosto 2007, un’ulteriore conferma della possibilità, per il Fisco, di utilizzare l’accertamento sintetico come arma decisiva nella lotta al sommerso.

Il processo
La vicenda oggetto di indagine ha origine da una rettifica fiscale operata dall’ufficio locale nei confronti di un contribuente per il quale era stato accertato il possesso di un’autovettura, a fronte di un reddito dichiarato pari a zero.
La Commissione tributaria di primo grado rigettava il ricorso presentato dal contribuente, mentre la Commissione regionale ribaltava il precedente giudizio, affermando l’illegittimità dell’accertamento in quanto non preceduto dall’istruttoria prevista dalla legge.
L’Amministrazione finanziaria proponeva ricorso per cassazione lamentando, tra le altre, la violazione e l’errata applicazione degli articoli 38, comma 4, del Dpr n. 600/1973 e 36, comma 2, del Dlgs n. 546/1992. Nel ricorso si contestava la violazione dell’articolo 112 cpc in quanto la Ctr avrebbe fondato la propria decisione su un unico assunto (“la mancanza di istruttoria”) che non veniva rilevato dalle parti in sede di appello, incorrendo in tal modo nel vizio di ultrapetizione. Inoltre, l’agenzia delle Entrate lamentava anche una motivazione insufficiente della sentenza da parte dei giudici di secondo grado, in quanto l’avviso di accertamento poteva essere invalidato se il contribuente avesse articolato mezzi istruttori atti a consentire il superamento delle presunzioni proprie dell’articolo 38, comma 4, del Dpr n. 600/1973, individuando situazioni che permettessero di contestare i fatti accertati che risultavano incompatibili con la ridotta capacità contributiva dichiarata dal contribuente.

La decisione
La Suprema corte, confermando un orientamento ormai consolidato, ha avallato l’operato dell’ufficio e ha stabilito il principio che la disponibilità in Italia e all’estero di autoveicoli, nonché di residenze principali o secondarie e degli altri elementi previsti dalla norma rappresenta una "presunzione di capacità contributiva da qualificare “legale” ai sensi dell’art. 2728 c.c., perché è la stessa legge che impone di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità l’esistenza di una capacità contributiva". Conseguentemente, viene sancito che, una volta accertata l’effettività fattuale degli elementi indicatori di capacità contributiva, i giudici di merito non possono sottrarre ai beni indicati dal decreto ministeriale la propria forza presuntiva, ma possono soltanto valutare le prove contrarie fornite dal contribuente nel caso in cui riesca a giustificare la provenienza dei redditi per l’acquisto e la disponibilità di tali beni (ad esempio, perché dimostra con idonea documentazione che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi già assoggettati a imposta).

La decisione della Cassazione si inserisce nel medesimo solco tracciato da un serie di recenti pronunce tramite le quali è stata consolidata, negli anni, la legittimità del “redditometro” quale valido supporto al fine di contrastare il diffuso fenomeno rappresentato da una dichiarazione dei redditi inadeguata rispetto a un tenore di vita da “Paperoni”. Si ricorda, altresì, che i giudici della Suprema corte hanno sempre difeso l’accertamento sintetico anche quando veniva censurato dai contribuenti l’utilizzo dei coefficienti presuntivi contenuti in decreti emanati successivamente all’anno d’imposta cui l’accertamento era riferito. In particolare, con la sentenza n. 19252 del 2005 e con la recentissima sentenza n. 14367 del 29 giugno 2007, è stato affermato che l’utilizzo dello strumento del “redditometro” non crea problemi di legittimità anche se gli indici di capacità contributiva vengono individuati attraverso decreti ministeriali emanati successivamente al periodo d’imposta da accertare, trattandosi di parametri e calcoli statistici di provenienza qualificata che possono essere utilizzati retroattivamente.

Una serie di pronunciamenti, quindi, che avvalora la linea che l’Agenzia delle Entrate ha voluto intraprendere con decisione per un più mirato e proficuo ricorso all’accertamento sintetico, come testimoniato con l’emanazione della circolare n. 49/E dello scorso 9 agosto, al fine di scovare quelle sacche di evasione che sfuggono a controlli di tipo analitico.
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