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Giurisprudenza

Revocazione: tutti in attesa delle sezioni unite

La fattispecie è quella del “contrasto con precedente giudicato” La questione è se trovi applicazione ai giudizi di legittimità

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Con ordinanza n. 663 del 15 novembre 2006, depositata in data 15 gennaio 2007, la sezione tributaria della Corte di cassazione ha rimesso al primo presidente la valutazione circa l’opportunità di sottoporre alle sezioni unite il seguente quesito: è applicabile alle sentenze della Suprema corte la revocazione per contrasto con precedente giudicato?
Al fine di comprendere la questione in esame, sembra opportuno delineare – seppur brevemente – i caratteri essenziali della revocazione.

Brevi cenni sulla revocazione
La revocazione, prevista in vari settori del diritto processuale - ivi compreso quello tributario (articolo 64 e seguenti del Dlgs n. 546/92) - è un mezzo di impugnazione “a critica vincolata” nel senso che può fondarsi unicamente sui motivi tassativamente enucleati dall’articolo 395 cpc.
La revocazione è ordinaria quando si fanno valere i motivi di cui ai nn. 4 e 5 dell’articolo 395 cpc: si tratta dei cosiddetti “vizi palesi”, ovvero di circostanze che sono ricavabili dalla stessa lettura della sentenza. Di contro, è straordinaria qualora si fanno valere i motivi di cui ai nn. 1, 2, 3 e 6 dell’articolo 395 cpc: stiamo parlando dei “vizi occulti”, ovvero di circostanze che possono essere scoperte successivamente all’emanazione della sentenza.
L’impugnazione va proposta - dinanzi allo stesso giudice che ha pronunciato la decisione impugnata - con citazione (ricorso avverso le sentenze della Cassazione) nel termine di trenta giorni (sessanta per le sentenze della Cassazione) decorrenti dalla notificazione della sentenza impugnata ovvero nel termine di un anno dalla sua pubblicazione.

Ciò posto, si può ora procedere a un esame più specifico della questione che ci occupa.

La questione giuridica
Ai sensi degli articoli 391-bis, 391-ter, 395 e 396 cpc, sono soggette a revocazione:

  1. le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado (inappellabili) per tutti i motivi di cui all’articolo 395 cpc
  2. le sentenze di primo grado per le quali sia scaduto il termine per l’appello, per i motivi di cui ai nn. 1), 2), 3) e 6) dell’articolo 395 cpc, alle condizioni di cui all’articolo 396 cpc
  3. le sentenze della Corte di cassazione per i motivi di cui ai nn. 1), 2), 3), 4) e 6) dell’articolo 395 cpc.

In particolare, per quanto concerne il punto sub c), occorre avanzare alcune considerazioni.
Le sentenze della Corte di cassazione sono divenute soggette a revocazione soltanto a seguito della riforma processualcivilistica del 1990. Con la legge 26 novembre 1990, n. 353, infatti, è stato introdotto l’articolo 391-bis cpc, rubricato “Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione”. Tale norma, tuttavia, prevede la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione unicamente per il motivo di cui al n. 4) dell’articolo 395 cpc, vale a dire per errore di fatto.

Tale limitazione è sembrata eccessivamente rigida agli occhi del legislatore. Ecco allora che, con decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, è stato introdotto l’articolo 391-ter, rubricato “Altri casi di revocazione e di opposizione di terzo”. Tale norma stabilisce che è possibile esperire la revocazione avverso le sentenze o le ordinanze, con le quali la Corte decide la causa nel merito, anche per i motivi di cui ai nn. 1), 2), 3) e 6), vale a dire per tutti i casi di revocazione straordinaria.
Rimane, pertanto, esclusa la possibilità di proporre revocazione per il motivo di cui al n. 5 dell’articolo 395 cpc, concernente la contraddittorietà della sentenza con altra precedente, avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché la sentenza non abbia pronunciato sulla relativa eccezione. Si fa presente che questo motivo è particolarmente importante anche da un punto di vista sistematico, perché da esso si deduce che la seconda sentenza prevale sulla prima ogniqualvolta non venga fatto valere tempestivamente il motivo di revocazione.

Preso atto di ciò, con l’ordinanza in commento, la sezione tributaria della Cassazione ha rimesso al primo presidente la valutazione circa l’opportunità di sottoporre alle sezioni unite il seguente quesito: è applicabile alle sentenze della Suprema corte la revocazione per contrasto con precedente giudicato.
In particolare, nella motivazione dell’ordinanza, i giudici di legittimità hanno evidenziato i due orientamenti interpretativi formatisi sulla questione.

Il primo indirizzo interpretativo
Il primo indirizzo interpretativo esclude la possibilità di esperire la revocazione delle sentenze della Suprema corte, per il motivo di cui al n. 5 dell’articolo 395.
I fautori di tale orientamento – diffuso per lo più prima dell’entrata in vigore del citato Dlgs n. 40/2006 – ritengono che soltanto il legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità, possa provvedere all’introduzione di un nuovo e diverso motivo di revocazione. Ne consegue che, non essendo contemplato dalla legge, neppure nell’ipotesi di cosiddetta “cassazione sostitutiva”, di cui all’articolo 384 cpc, non può ritenersi ammissibile l’impugnazione per revocazione ex articolo 395, n. 5, cpc, avverso le pronunce in questione.
Tale orientamento è stato espresso dalla Cassazione, sezione I, nella sentenza 27 aprile 2004, n. 7998.

Successivamente, con l’ordinanza 30 aprile 2005, n. 9027, la Suprema corte ha ribadito tale posizione, dichiarando non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 391-bis cpc, nella parte in cui non prevede la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione per contrasto con precedente giudicato, ai sensi dell’articolo 395, comma 1, n. 5, cpc, in riferimento all’articolo 24, comma 2, della Costituzione.
Ancora più recentemente, la questione è stata posta all’attenzione del Giudice delle leggi. Più precisamente, la Corte costituzionale, con ordinanza 24 febbraio 2006, n. 77, ha affermato che “È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 391-bis c.p.c., in relazione all’art. 395 c.p.c., nella parte in cui non prevede la revocabilità delle sentenze di cassazione in contrasto con altra sentenza avente autorità di giudicato…in riferimento all’art. 24, comma 2, Cost. allorché il giudice rimettente non motivi adeguatamente in ordine all'interesse della parte ricorrente alla revocazione della pronuncia, non consentendo una verifica della valutazione sulla rilevanza della questione di costituzionalità”.

Nel caso di specie, quindi, la Consulta non è entrata nel merito della questione, ma si è limitata a non ritenere sufficientemente motivato l’interesse della parte ricorrente, alla revocazione di una pronuncia di condanna di ammontare inferiore rispetto a quella contenuta nella sentenza che avrebbe dovuto regolare i rapporti fra le parti in caso di accoglimento della domanda proposta, in presenza di una costante giurisprudenza di legittimità per la quale, in ipotesi di contrasto di giudicati, prevale il secondo giudicato, sempre che quest’ultimo non sia stato sottoposto a revocazione (ex plurimis Cassazione n. 833 del 1993, n. 997 del 1993, n. 2082 del 1998, n. 6409 del 1999).

Il secondo indirizzo interpretativo
Il secondo indirizzo interpretativo - espressosi in particolare a seguito dell’entrata in vigore del Dlgs n. 40/2006 - conclude nel senso opposto, ovvero a favore della possibilità di esperire la revocazione delle sentenze della Suprema corte, per il motivo di cui al n. 5 dell’articolo 395 cpc.
Tale orientamento viene espresso nella sentenza 22 agosto 2006, n. 18234, in cui i giudici di legittimità chiariscono che contro le sentenze della Corte di cassazione che abbia deciso la causa nel merito, ai sensi dell’articolo 384 cpc, l’impugnazione per revocazione è ammissibile anche ai sensi dell’articolo 395, n. 5), cpc, ossia al fine di far valere la contrarietà di detta sentenza ad altra precedente, avente tra le medesime parti autorità di cosa giudicata.

A questo punto, si resta in attesa dell’esercizio della funzione nomofilattica propria della Suprema corte che di certo non potrà far a meno di considerare le rilevanti modifiche normative recentemente apportate dal Dlgs n. 40/06.

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