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Giurisprudenza

Ricorso poco autosufficiente

Il contribuente che denunci il difetto di motivazione della sentenza impugnata deve indicare tutte le ragioni a supporto della pretesa avanzata in sede di merito

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Il fatto
Un contribuente aveva richiesto all’Ute il classamento e l’attribuzione della rendita catastale di alcuni fabbricati, ai sensi dell’articolo 12 del Dl n. 70/1988, convertito nella legge n. 154/1988.
L’ufficio del Registro, sulla base di detto classamento e della contestuale attribuzione della rendita catastale, emetteva e notificava un avviso al contribuente, con il quale provvedeva a liquidare le maggiori imposte di registro e catastali dovute. Sia l’ avviso di liquidazione emesso dall’ufficio che gli atti dell’Ute, relativi al classamento e all’attribuzione della rendita, venivano impugnati.

La Commissione tributaria provinciale confermava la legittimità dell’avviso di liquidazione e anche l’appello, successivamente presentato dal contribuente, era rigettato dai giudici di secondo grado.
Avverso tale sentenza il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza emessa dalla Commissione tributaria regionale per avere riconosciuto, in difetto di motivazione, la legittimità dell’avviso di liquidazione emesso dall’ufficio del Registro, basato, invece, su un illegittimo classamento operato dall’Ute.

La sentenza
La Cassazione, con la sentenza in esame, ha rigettato il ricorso presentato dal contribuente, affermando che, per il principio di “autosufficienza” del ricorso per cassazione, il ricorrente che in sede di legittimità denunci violazione di legge o difetto di motivazione, in relazione alla decisione di merito che ha sancito il rigetto della sua domanda, “ha l’onere, a pena di inammissibilità del ricorso stesso, di indicare in maniera specifica e perspicua tutte le ragioni che in fatto e in diritto supportavano la censura”.

A giudizio della Corte, ciò si rende necessario al fine di permettere al giudice di legittimità di rilevare “sulla base delle sole deduzioni esposte nel ricorso e senza la necessità di accedere a fonti a questo estranee (e, quindi, ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito), la natura ed il contenuto di dette ragioni in rapporto a quelle sottese alla statuizione impugnata” (cfr Cassazione, sentenza n. 15910/2005, sentenza n. 7178/2004).

Di conseguenza, poiché il ricorso presentato dal contribuente era in palese violazione con il principio accennato in quanto non conteneva in sé tutti gli elementi utili a ricostruire le ragioni per cui il contribuente aveva richiesto la cassazione della sentenza di merito, né permetteva la valutazione della fondatezza di tali ragioni senza rendere necessario l’accesso a fonti estranee, la Cassazione ha ritenuto inammissibile la censura posta in essere dal ricorrente.

Nella motivazione della sentenza in rassegna, è stato, comunque, poi precisato che il ricorso in esame andava disatteso anche con riferimento alla contestata legittimità dell’avviso di liquidazione emesso dall’ufficio del Registro.

In merito a tale ultimo aspetto, i giudici di legittimità, sulla scia di quanto già affermato dalla giurisprudenza prevalente, hanno ribadito che l’ufficio, in presenza di una precisa scelta del contribuente di volersi avvalere del criterio di valutazione automatica, per ottenere l’assegnazione della rendita catastale e l’atto di classamento da parte dell’Ute, deve limitarsi, come correttamente ha fatto, a recepire i dati desumibili dall’atto emesso dall’Ufficio tecnico erariale (categoria e rendita), utilizzandoli per la determinazione del valore.

In buona sostanza, conclude la Corte, l’ufficio del Registro non ha titolo per sindacare gli atti posti in essere dall’Ute, in quanto, dopo l’assegnazione della rendita, esso si limita a recepire tale indicazione e a verificare se il valore che ne deriva sia maggiore o minore di quello dichiarato dal contribuente (cfr Cassazione, sentenza n. 4722/2003; sentenza n. 7580/2001; sentenza n. 3046/2000).

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