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Giurisprudenza

Se il vizio non cambia la sentenza,
il giudizio di merito è confermato

Indiscutibili le conclusioni dell’accertamento dell’ufficio ai fini Irap quando l’attività del consulente del lavoro ha tutte le caratteristiche dell’autonoma organizzazione

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Con la sentenza n. 15325 del 19 giugno, la Corte di cassazione ha confermato la sussistenza dell’autonoma organizzazione per il professionista che, nell’esercizio della sua attività, si avvale di lavoratori dipendenti e/o di collaboratori esterni. Tale presupposto impositivo deve essere valutato necessariamente dal giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
 
Evoluzione processuale della vicenda
Le Commissioni tributarie di primo e di secondo grado respingevano il ricorso presentato dalla contribuente per ottenere l’annullamento della cartella di pagamento relativa a Irap dovuta per l’anno d’imposta 2001.
Secondo i giudici di merito, la ricorrente esercitava l’attività di consulente del lavoro con impiego di personale dipendente e con l’ausilio di collaboratori esterni, sicché il suo reddito “non poteva essere imputato unicamente al lavoro personale [….] ma anche alla presenza di un’autonoma struttura organizzativa”.
 
La contribuente proponeva ricorso in Cassazione, avverso la sentenza della Ctr dell’Emilia Romagna, con un unico motivo, ex articolo 360, comma 1, n. 5, del codice di procedura civile, eccependo “l’insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”, in quanto i costi sostenuti per “borsa di studio tirocinante e spese per sviluppo software” erano stati qualificati come spese “per personale dipendente e collaboratori esterni”, e pertanto ritenuti rilevanti ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione.
 
Pronuncia della Cassazione
La Cassazione, respingendo l’unico motivo di ricorso, con la pronuncia in commento, ha ribadito che, in tema di Irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata, fornita dalla Consulta con la sentenza n. 156/2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il requisito dell'autonoma organizzazione, il cui “accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato”, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l’id quod plerumque accidit, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Cassazione, sentenze n. 3677/2007 e n. 3672/2007 con specifico riferimento all’attività di dottore commercialista).
 
In riferimento all’unico motivo di ricorso “insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”, ex articolo 360, comma 1, n. 5 cpc, i giudici di legittimità si soffermano sul concetto di “decisivo per il giudizio” correlandolo, da un lato, al fatto sul quale il vizio motivazionale ha inciso, portando alla individuazione della disciplina giuridica applicabile e, dall’altro, alla idoneità del vizio stesso a determinare una diversa ricostruzione del fatto, asserendo al nesso di causalità tra vizio della motivazione e decisione.
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