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Giurisprudenza

Sentenze di ottemperanza, sempre ammesso il ricorso per cassazione

Il motivo può essere l'inosservanza delle norme sul procedimento ma anche qualunque violazione di legge

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Il ricorso per cassazione avverso le sentenze di ottemperanza al giudicato tributario è ammesso, non solo per l'inosservanza delle norme sul procedimento, ma più in generale per qualunque violazione di legge.
Questo importante principio è contenuto nella sentenza n. 4596 del 27 gennaio 2005, depositata il 3 marzo 2005, pronunciata dalla Corte di cassazione (sezione quinta civile), con la quale i giudici di legittimità hanno affermato che, in tema di giudizio di ottemperanza, l'unico mezzo di impugnazione è il ricorso per cassazione e il motivo del ricorso può essere costituito non solo dalla violazione delle norme regolatrici del procedimento per l'ottemperanza, ma da qualunque violazione di legge. In questo senso deve ritenersi operante la disposizione di rango primario contenuta nell'articolo 111 della Costituzione, che consente il ricorso per cassazione per violazione di legge, come suprema garanzia giurisdizionale.

Il giudizio di ottemperanza è disciplinato dall'articolo 70 del decreto legislativo 31/12/1992, n. 546, che, al primo comma, stabilisce che la parte interessata ha facoltà di richiedere l'ottemperanza della sentenza della commissione tributaria passata in giudicato mediante ricorso, indirizzato al presidente della commissione tributaria da depositare in doppio originale alla segreteria della commissione tributaria provinciale, qualora sia stata pronunciata da quest'ultima, e alla segreteria della commissione regionale in tutti gli altri casi. Nel giudizio di cui trattasi ciò che rileva è l'autorità giudiziaria che ha emesso la sentenza passata in giudicato, intesa nei suoi termini effettivi (ai fini del contenuto della decisione). Il segretario della commissione adita deve comunicare all'ufficio uno dei due originali del ricorso depositato dal contribuente nel rispetto del principio del contraddittorio (articolo 24 della Costituzione).

Il ricorso in ottemperanza, a cui deve essere allegata, a pena di inammissibilità, la sentenza passata in giudicato, deve contenere l'esposizione (anche sommaria) dei fatti che giustificano il giudizio di ottemperanza, e tale esposizione rappresenta una mera allegazione e non una censura: l'eventuale inammissibilità del ricorso è dichiarata dal collegio e non dal presidente della sezione.
Il ricorso per il giudizio di ottemperanza, da presentare con l'assistenza di un difensore, deve essere preceduto dalla rituale notifica di un atto di messa in mora dell'ufficio inadempiente, rilevando che se la scadenza del termine è prevista per legge, l'atto medesimo non assurge a presupposto necessario ai fini dell'ammissibilità del ricorso in esame.
Il medesimo ricorso, corredato della sentenza passata in giudicato e della copia autentica del predetto atto di messa in mora, deve essere indirizzato al presidente della commissione, il quale, decorso il termine di venti giorni entro cui l'ufficio finanziario o l'ente locale possono presentare le proprie osservazioni alla commissione tributaria, assegna il ricorso alla sezione che ha pronunciato la sentenza; lo stesso presidente fissa la data di trattazione del ricorso in camera di consiglio, non oltre novanta giorni dal deposito del ricorso (articolo 10, comma 6). L'inosservanza della disposizione secondo cui il ricorso vada assegnato alla stessa sezione che ha pronunciato la sentenza non è da considerare assoluta, né inderogabile, per cui l'eventuale sua inosservanza non determina l'inammissibilità del ricorso.

La trattazione della controversia avviene sempre con il rito camerale, restando esclusa la discussione in pubblica udienza anche dietro concorde istanza delle parti processuale. La camera di consiglio vede comunque la presenza delle parti a differenza di quanto avviene nel rito ordinario, mentre l'ufficio può essere ascoltato anche se non si è costituito formalmente. La commissione tributaria adita è tenuta a precisare i necessari provvedimenti attuativi, e non risulta vincolata alle richieste del ricorrente.
Avverso la sentenza con cui il giudice da attuazione all'ottemperanza (sentenza), può presentarsi ricorso soltanto in cassazione per inosservanza delle norme sul procedimento. In particolare, il comma 10 del predetto articolo 70 prevede espressamente che "contro la sentenza di cui al comma 7 è ammesso solo il ricorso in cassazione per inosservanza di norme sul procedimento".

La fattispecie in esame ha riguardato la corretta lettura del disposto del comma 10 del predetto articolo 70, il quale - secondo i giudici di legittimità - deve interpretarsi formulando un duplice postulato: l'unico mezzo di impugnazione è il ricorso per cassazione e il motivo del ricorso può essere costituito solo dalla violazione delle norme regolatrici del procedimento per l'ottemperanza. Ma gli stessi giudici hanno ritenuto che sarebbe semplicistico limitarsi alla verifica dell'effettiva denunzia della violazione delle norme procedimentali, e che, in realtà, non può non ritenersi operante l'articolo 111 della Costituzione che consente il ricorso in cassazione per violazione di legge, come suprema garanzia giurisdizionale. La delimitazione dei vizi deducibili può valere nei rapporti tra norma processuale tributaria e norma processuale, ma non nei confronti dell'inderogabile precetto costituzionale della deducibilità di ogni violazione di legge.
Pertanto, avverso le sentenze di ottemperanza al giudicato tributario è deducibile in sede di legittimità, non solo l'inosservanza delle norme del procedimento, secondo quanto dispone il già citato articolo 70, comma 10, del Dlgs n. 546 del 1992, ma più in generale la violazione di legge, in applicazione dell'articolo 111 della Costituzione, da considerare norma di immediata applicabilità.
I giudici di legittimità hanno affermato, inoltre, che la violazione di legge si circoscrive alla verifica dell'esistenza della motivazione, in quanto è censurabile in sede di legittimità esclusivamente l'assoluto e totale difetto di motivazione.

Relativamente al tema in esame, anche un precedente orientamento giurisprudenziale ha affermato che le sentenze di ottemperanza al giudicato tributario sono ricorribili per cassazione, oltre che per l'inosservanza delle norme di quel procedimento, anche per violazione di legge (articolo 111 della Costituzione)(1). Sempre i giudici di legittimità, nel ribadire che il ricorso per cassazione è l'unico mezzo di impugnazione esperibile avverso le sentenze emesse in sede di ottemperanza dalle commissioni tributarie provinciali, ha affermato che tale rimedio è ammesso anche quando tali decisioni non siano di accoglimento ma di rigetto del ricorso introduttivo (Cass. 13 maggio 2003, n. 7312).
Per quanto riguarda i termini di impugnativa della sentenza di ottemperanza, sono applicabili le disposizioni del codice di procedura civile in quanto compatibili.

Il procedimento di cui al citato articolo 70 presuppone necessariamente una sentenza passata in giudicato (che può essere anche della Corte di cassazione) e, quindi, non si può applicare all'inosservanza di obblighi derivanti dalle sentenze ancora non passate in giudicato di cui all'articolo 68 del Dlgs n. 546 del 1992.
A tale proposito, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza, il soggetto interessato, oltre che con l'esecuzione forzata, può agire mediante un giudizio di ottemperanza ovvero la presentazione di un ricorso diretto alla commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato, al fine di ottenere il coatto adempimento di quanto previsto dalla sentenza.
Per l'instaurazione del giudizio di ottemperanza non basta l'esecutività, ma è necessario che la sentenza ineseguita sia passata in giudicato formale ai sensi dell'articolo 324 del codice di procedura civile o sia intervenuto giudicato interno (si pensi, ad esempio, ai casi in cui l'ufficio soccombente su più questioni propone la specifica impugnazione della sentenza solo su alcune di esse).

L'iter procedimentale fissato dal citato articolo 70 risulta diversa da quello ordinario previsto per l'impugnazione degli atti. La legittimazione attiva spetta al ricorrente vittorioso nel giudizio di cognizione, ai suoi eredi o aventi causa ex articolo 2909 del codice civile, mentre l'ufficio finanziario non ha interesse ad agire in ottemperanza, in quanto può ricorrere all'esplicazione di poteri esecutivi, quali l'iscrizione a ruolo o a esecuzione forzata esattoriale.
L'articolo 70 in esame stabilisce che il collegio giudicante, accertata l'inottemperanza dell'ufficio finanziario, può concedere un congruo termine per l'adempimento nominando un commissario ad acta o provvedere direttamente (anche tramite un proprio componente): in questo caso fissa un termine entro cui i predetti soggetti sono tenuto a compiere i provvedimenti attuativi della sentenza ineseguita.

Nel porre in risalto che il giudizio d'ottemperanza è un giudizio di natura generale diretto a garantire in modo compiuto e sollecito la pretesa del contribuente (giudizio che può essere scelto facoltativamente dallo stesso e che non presenta le formalità proprie del giudizio di esecuzione), si rileva che tale tipo di giudizio differisce da quest'ultimo per quanto attiene i presupposti, la struttura e le finalità. Rispetto a quest'ultima procedura (richiamata dall'articolo 69 del Dlgs n. 546/1992), il giudizio d'ottemperanza presenta senza dubbio aspetti di mera speditezza, economicità ed efficacia e, proprio sotto quest'ultimo aspetto, si fa preferire, attese le difficoltà insite nella procedura dell'esecuzione forzata ordinaria al fine del reperimento dei beni del patrimonio disponibile e della frequenza degli atti di opposizione della Pubblica amministrazione.


NOTE:
1 Cass. 23 aprile 2004, n. 780. Sono ricorribili, quindi, anche per mancanza di radicale motivazione, che costituisce un requisito essenziale della sentenza anche per le decisioni di ottemperanza al giudicato tributario.
Cfr. anche circolare ministeriale n. 5/E del 4.2.2003: l'eventuale ricorso per cassazione non incide sull'immediata esecutività di tutti i provvedimenti del giudice dell'ottemperanza.

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