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Giurisprudenza

Sì alla cartella di pagamento,
con il solo riferimento all'accertamento

Secondo la Corte di legittimità, non occorre che l'atto impositivo contenga i motivi del fondato pericolo per la riscossione

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La Corte di cassazione ha stabilito che, ai fini della sufficiente motivazione della cartella di pagamento, basta che questa contenga il riferimento all'avviso di accertamento presupposto nel quale sono sufficientemente chiarite le ragioni di pericolo per la riscossione dovute alla particolare gravità della frode fiscale contestata alla società.
Questo il principio di diritto stabilito nell'ordinanza n. 7947, del 22 marzo 2021.

I fatti e il processo di merito
All'origine della vicenda vi era l'impugnazione dell'iscrizione a ruolo a titolo straordinario di maggiori imposte Irpeg, Irap e Iva, oltre interessi e sanzioni, a carico di una srl in liquidazione coatta amministrativa.
Sia una Ctp lombarda che la Ctr della Lombardia propendevano per la posizione della srl, rigettando le eccezioni dell'erario e annullando l'atto impugnato.

La decisione della Ctr Lombardia
In particolare, il Collegio lombardo affermava che mancava la motivazione dell'atto impositivo e che, nella fattispecie, non era possibile individuare neppure una motivazione per relationem nel richiamo all'avviso di accertamento, che, a sua volta, si riferiva ad altra società, debitrice principale, senza indicare ciò che era addebitabile specificamente alla srl, quale soggetto coobbligato con la suddetta debitrice principale.
Quanto, poi, all'aspetto del pericolo per la riscossione, i giudici lombardi rilevavano che, trattandosi di società sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, non potevano esistere ulteriori pericoli per la riscossione, non essendo possibile un'autonoma disposizione del patrimonio da parte della società stessa.

Il ricorso per cassazione
L'Agenzia delle entrate proseguiva nella richiesta impositiva, portando il processo avanti alla Corte di cassazione.
Nel ricorso, in particolare, l'amministrazione finanziaria focalizzava la propria attenzione su una serie di norme, tra cui l'articolo 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, dai cui principi generali è desumibile che, con riferimento al procedimento esecutivo della pretesa fiscale, che inizia con l'emissione dello specifico atto rappresentato dall'iscrizione a ruolo (esternato dalla cartella esattoriale), opera la previsione speciale del comma 3 del richiamato articolo, ai sensi del quale "sul titolo esecutivo va riportato il riferimento all'eventuale e precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione della pretesa tributaria".
Dunque, ad avviso dell'ufficio, che richiamava pure la previsione dell'articolo 12, comma 3, del Dpr n. 602/1973, è la legge stessa che chiarisce che il riferimento al presupposto avviso di accertamento assorbe ogni ulteriore necessità di motivazione, tanto che questa diviene necessaria solo se nel ruolo (cartella esattoriale) non si possa operare tale riferimento.
Inoltre, sosteneva la difesa erariale, ai sensi dell'articolo 11 del Dpr 602/1973 ("i ruoli straordinari sono formati quando vi è fondato pericolo per la riscossione"), non essendo la sussistenza del pericolo per la riscossione materia di una decisione discrezionale dell'Amministrazione, non occorreva una motivazione formale di tale fondato pericolo, anche perchè il contribuente avrebbe potuto sempre dimostrare, illustrando la propria situazione patrimoniale, l'insussistenza di pericolo per la riscossione.

L'ordinanza
Le doglianze dell'ufficio trovano l'avallo della suprema Corte, che accoglie il ricorso.
Difatti, osserva la Cassazione, le norme primarie contenute, prima in via generale nello Statuto del contribuente (articolo 7, comma 3, legge n. 212/2000) e poi, con specifico riferimento ai ruoli ed alle cartelle, nel Dlgs n. 32/2001 (articolo 8, comma 1, lettera a), che ha modificato gli articoli 1 e 12 del Dpr n. 602/1973, si limitano a richiedere - per la sufficienza della motivazione - che le iscrizioni a ruolo e le conseguenti cartelle di pagamento contengano soltanto il riferimento all'eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione anche sintetica della pretesa.
In questo senso, la decisione della Ctr lombarda appare alla Corte non fare corretta applicazione delle norme sopra richiamate, laddove riteneva che non fosse sufficiente il riferimento all'avviso di accertamento presupposto, emesso nei confronti della società cedente dei crediti di imposta, dei quali la srl, parte del presente processo, era cessionaria e, come tale, responsabile in solido con la dante causa, debitrice principale.

Liquidazione coatta: non occorrono motivazioni sull'urgenza
Per quanto riguarda, poi, la mancata motivazione sulle ragioni di urgenza, secondo la Cassazione, la Ctr Lombardia ha violato il disposto di cui all'articolo 11 del Dpr n. 602/73 sull'individuazione del fondato pericolo per la riscossione, nonché l'articolo 33 del Dlgs n. 112/99, arrestandosi al rilievo preliminare di un vizio di forma.
Secondo la Corte territoriale, come premesso, era escluso un fondato pericolo per la riscossione, atteso che la società si trovava in liquidazione coatta amministrativa, il che sottraeva ai suoi cessati amministratori la libera disponibilità del patrimonio, e vincolava quest'ultimo esclusivamente al soddisfacimento dei creditori, compreso l'Erario.
Tuttavia, la Cassazione osserva che tale decisone è in contrasto con il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui l'assoggettamento del contribuente a procedura concorsuale, lungi dall'escluderlo, dimostra, per così dire, in re ipsa la sussistenza del fondato pericolo per la riscossione di cui all'articolo 11 del Dpr n. 602/73.

La giurisprudenza di riferimento
In questo senso, il Collegio di nomofilachia ha avuto già occasione di statuire che "il fallimento del contribuente è circostanza che integra di per sé il requisito del periculum in mora richiesto per l'iscrizione delle imposte nel ruolo straordinari" (cfr. Cassazione nn. 12887/2007; 9180/2001).
Secondo tale orientamento di legittimità, "la dichiarazione di fallimento non può da sola rappresentare una piena garanzia della pretesa tributaria, posto che la relativa procedura dà luogo al concorso del credito vantato dall'Amministrazione finanziaria con gli altri crediti nei confronti del fallito e che il ruolo straordinario costituisce un utile strumento per incidere immediatamente sulla formazione dello stato passivo e dei relativi privilegi" (cfr. Cassazione nn. 6138/2002; 11508/2001).
Quindi, in caso di assoggettamento del contribuente a procedura concorsuale, la necessità di iscrivere urgentemente a ruolo l'intero credito erariale, anche prima del suo definitivo accertamento, nasce dal fatto che il credito erariale deve confrontarsi nel concorso paritario con i diritti di tutti gli altri creditori del contribuente, insinuandosi integralmente nella procedura.
Ecco che la Ctr Lombardia, nel caso di specie, in cui la società era sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, risulta, a parere della Corte, aver violato le norme sull'iscrizione a ruolo straordinaria (articolo 11, comma 3 Dpr n. 602/73) e sulla motivazione dei ruoli (articolo 12, comma 3 Dpr citato e articolo 7 Statuto del contribuente) perché, a prescindere dalla sussistenza di un obbligo di motivazione specifica del pericolo per la riscossione (cfr. Cassazione n. 7795/2020), l'assoggettamento a procedura concorsuale dimostra di per sé l'esistenza del pericolo ed esclude la necessità di particolari motivazioni al riguardo.

Conclusioni
In definitiva, conclude il supremo Collegio, la Ctr avrebbe dovuto riconoscere l'idoneità dell'assoggettamento a procedura concorsuale a fondare di per sé l'iscrizione a ruolo straordinaria. Inoltre, sebbene l'amministrazione finanziaria abbia l'onere di esplicitare, anche in forma sintetica e con motivazione per relationem, le ragioni per cui ha ritenuto sussistente il "fondato pericolo per la riscossione" (cfr. Cassazione n. 7795/2020, sopra citata), che la legittima all'iscrizione a ruolo dell'intero carico tributario non definitivo, nel caso di specie il riferimento all'avviso di accertamento presupposto era, comunque, idoneo a chiarire che le fondate ragioni di pericolo per la riscossione venivano ravvisate nella particolare gravità della frode fiscale contestata alla società con l'avviso di accertamento presupposto, confermata, vieppiù, dalle condanne penali subite in due gradi dagli amministratori della compagine.

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