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Giurisprudenza

Tassata la pubblicità “viaggiante” su veicoli affittati da altra ditta

L’esenzione non riguarda le imprese di produzione che effettuano strumentalmente il trasporto della propria merce

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Con la sentenza n. 24311 del 18 novembre, la Corte di cassazione ha stabilito che, in materia di pubblicità su veicoli di proprietà di un’impresa che esercita attività di noleggio di automezzi, utilizzati dal committente per il trasporto dei propri prodotti, l’imposta grava sul committente.Nel caso in esame, un Comune notificava a una società per azioni un avviso di accertamento in merito all’esposizione di pubblicità su veicoli di proprietà di altra impresa, esercente attività di noleggio di automezzi, per il trasporto dei propri prodotti. Detta impresa, ritenendo di non essere tenuta al pagamento di quanto richiesto, ricorreva dinanzi al competente giudice tributario di primo grado. La Commissione tributaria provinciale annullava la determinazione dell’Amministrazione. Dello stesso avviso era la Ctr, che respingeva l’appello proposto dal Comune. Questo ricorreva dunque, in ultima istanza, dinanzi alla Suprema corte. Il ricorrente denuncia la violazione e/o la falsa applicazione dell’articolo 13, commi 3, 4 e 4-bis del Dlgs 507/1993, nonché della motivazione omessa e/o carente che ha indotto la Commissione tributaria regionale ad applicare il comma 4-bis alla fattispecie in questione.In particolare, il comma 3 dell’articolo 13 detta i criteri in base ai quali individuare l’imposta di pubblicità effettuata per conto proprio su veicoli di proprietà dell’impresa o adibiti ai trasporti per suo conto.Il successivo comma 4 stabilisce, poi, che per tali veicoli l’imposta non è dovuta “per l'indicazione del marchio, della ragione sociale e dell'indirizzo dell'impresa, purché sia apposta non più di due volte e ciascuna iscrizione non sia di superficie superiore a mezzo metro quadrato”. L’imposta non è, altresì, dovuta per l’indicazione, sui veicoli utilizzati per il trasporto, della ditta e dell’indirizzo dell’impresa che effettua l’attività di trasporto, anche per conto terzi, limitatamente alla sola superficie utile occupata da tali indicazioni (comma 4-bis dello stesso articolo). In linea di principio, quindi, l’imposta va applicata alla pubblicità effettuata sia per conto proprio che altrui, all’interno e all’esterno di veicoli in genere, di vetture autofilotranviarie, battelli, barche e simili, di uso pubblico e privato, in base alla superficie complessiva dei mezzi pubblicitari installati su ciascun veicolo.Nel caso in cui la pubblicità sia effettuata da un’impresa per conto proprio, sia sui veicoli di proprietà della stessa impresa sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto, l’imposta non è dovuta per l’indicazione del marchio, ragione sociale e indirizzo dell’impresa purché sia apposta non più di due volte e l’iscrizione non sia di superficie superiore a mezzo metro quadro. In questo caso, infatti, si presume una funzione meramente informativa riguardo ai beni prodotti dall’impresa.Nell’ipotesi in cui, invece, vi sia un’apposizione reiterata di un marchio o ragione sociale di dimensione superiore a mezzo metro quadrato, ciò fa presumere che questa venga usata come strumento di promozione e di incentivazione della vendita delle merci prodotte dall’impresa, secondo le tecniche di pubblicità subliminale, mirando così a determinare un effetto di suggestione tale da veicolare le scelte dei consumatori.Criterio discriminante è appunto la dimensione dell’affissione che ne consente di distinguere la funzione informativa dalla funzione di propaganda. In relazione alla particolare vicenda, l’Amministrazione ricorrente ritiene che l’esenzione prevista dalla disciplina in esame riguarderebbe solo gli autotrasportatori con veicoli di loro proprietà, sia per contro proprio che per conto terzi, e non anche le imprese di produzione di beni e servizi che effettuano come attività strumentale il trasporto della merce da loro stesse prodotta. I supremi giudici accolgono tale tesi, sottolineando che l’esenzione di cui al comma 4-bis dell’articolo 13 si riferisce all’indicazione, sui veicoli utilizzati per il trasporto, della ditta e dell’indirizzo dell’impresa che effettua l’attività di trasporto, anche per conto terzi, limitatamente alla sola superficie utile occupata da tali indicazioni. Tale disposizione non può, invece, rivolgersi all’impresa di produzione, in quanto, se così fosse, verrebbe di fatto vanificato il limite di esenzione previsto dalla disciplina, consentendo a ogni impresa di produzione di poter superare i limiti fissati dalla legge effettuando come attività strumentale il trasporto della merce prodotta sia su veicoli propri sia su veicoli adibiti al trasporto per suo conto.Di conseguenza, la norma oggetto della controversia si rivolge al vettore che, nell’ambito di un contratto di trasporto, per conto proprio o di terzi, svolge l’attività come subvettore in esecuzione di un contratto di subtrasporto stipulato con il primo vettore e non anche all’impresa di produzione che effettua, quale attività strumentale, il trasporto della merce prodotta. L’esenzione, pertanto, non si applica per l’impresa di produzione che si avvale di altra impresa, ma si rivolge ai soggetti che svolgono attività di trasporto solo per la pubblicità della loro ditta e del loro indirizzo. Per tali motivi, l’imposta di pubblicità grava sul committente.
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