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Giurisprudenza

Telefono, radio e Tv in servizio di ospedalizzazione pagano l’Iva

Secondo i giudici  comunitari  queste prestazioni non possono usufruire dell’esenzione prevista dall’articolo 13 della sesta direttiva

Protagonista della controversia di cui si è occupata la Corte di Giustizia europea è un Centro terapeutico con sede ad Atene che ha considerato in esenzione da Iva non soltanto le prestazioni  che riguardano il concreto esercizio dell’arte medico-sanitaria ma anche la fornitura di servizi telefonici e televisivi per le persone ospedalizzate e la somministrazione di vitto e alloggio per i loro accompagnatori.
La questione affrontata dalla Corte di Giustizia nei procedimenti riuniti 394/05 e 395/05, verte su una questione già abbastanza nota in Italia per essere stata esaminata in maniera esaustiva sia dalla prassi amministrativa che dalla giurisprudenza di merito. Si tratta, cioè, della possibilità di estendere il trattamento di esenzione previsto dall’articolo 13, parte A, n.1, lett.b) della sesta direttiva non soltanto alle prestazioni mediche strictu sensu, ma anche alle operazioni che normalmente seguono l’ospedalizzazione dell’ammalato, come la fornitura di servizi telefonici e radio Tv per il paziente e  l’eventuale accompagnatore.
Il precedente in materia
Per la verità la questione era stata già sottoposta al vaglio dei giudici comunitari nella causa Dornier in cui era stato chiarito che una prestazione riveste la natura di "operazione strettamente connessa all’ospedalizzazione ed alle cure mediche" e, in quanto tale, fruisce del beneficio dell’esenzione di imposta soltanto nel caso in cui essa assuma un carattere effettivamente accessorio e funzionale alla prestazione principale.
La giurisprudenza della Corte
Dalla costante giurisprudenza della Corte una prestazione viene qualificata come accessoria a una prestazione principale quando la prima non ha carattere "autonomo" ma rappresenta un mezzo per fruire a pieno del servizio conseguibile attraverso la prestazione principale. Nella fattispecie in esame viene, per l’appunto, chiesto alla Corte di verificare se tale rapporto di strumentalità e di inerenza tra le prestazioni di cura e riabilitazione e la fornitura di servizi di alloggio del paziente e di un suo accompagnatore sia in concreto soddisfatto in modo da far rientrare anche i servizi supplementari offerti da una casa di cura nell’agevolazione disposta dal citato articolo 13.
Il protagonista della controversia
La controversia riguarda l’attività svolta dal Centro terapeutico Ygeia, società ateniese di diritto privato, che ha considerato in esenzione da Iva non soltanto le prestazioni riflettenti il concreto esercizio dell’arte medico-sanitaria ma anche la fornitura di servizi telefonici e televisivi per le persone ospedalizzate e la somministrazione di vitto ed alloggio per i loro accompagnatori.
La posizione del Fisco ellenico
L’Amministrazione fiscale ellenica ha disatteso tale operato ritenendo che le predette prestazioni non potessero essere considerate come strettamente connesse all’ospedalizzazione e alle cure mediche (come richiesto dalla sesta direttiva per poter fruire dell’esenzione) e, pertanto, ha provveduto al recupero dell’Iva non versata.
L’analisi normativa della Corte
I giudici comunitari, prima di scendere nel merito della controversia, hanno rammentato la ratio sottesa alla disciplina dettata dall’articolo 13. Il legislatore comunitario, in considerazione della rilevanza socio-economica di talune operazioni, ha voluto facilitarne l’accesso alla generalità dei fruitori e le ha, pertanto, rese meno onerose stabilendo che le stesse devono essere rese in esenzione da imposta. E’, però, di tutta evidenza il carattere eccezionale di tale disposizione che introduce una deroga al principio contenuto nella sesta direttiva, in base al quale tutte le operazioni a carattere oneroso poste in essere da un operatore economico sono imponibili. E’ quindi necessario, prosegue la Corte, che detta disposizione sia interpretata in maniera rigida e applicata conformemente alle analitiche e tassative indicazioni ricavabili dal testo di legge. E’ vero, altresì, che l’articolo 13, parte A, n.1, lett.b) della sesta direttiva non definisce in alcun modo la nozione di "operazioni strettamente connesse all’ospedalizzazione ed alle cure mediche". Tuttavia la Corte ritiene che dalla formulazione della norma si evince che sono tali soltanto quei trattamenti immediatamente riconducibili alla prestazione principale in quanto ne permettono l’integrale realizzazione.
L’analisi nel merito della Corte
Inquadrata la questione in tale ottica, diviene agevole rilevare che le prestazioni supplementari erogate dalla ricorrente non soddisfano i requisiti della strumentalità e accessorietà alle prestazioni sanitarie. La Corte ha, infatti, rilevato che "soltanto le prestazioni di servizi che si inseriscono logicamente nell’ambito della fornitura dei servizi di ospedalizzazione e di cure mediche e che costituiscono una tappa indispensabile nel processo di prestazione di tali servizi per conseguire gli scopi terapeutici perseguiti da questi ultimi possono costituire operazioni strettamente connesse ai sensi del richiamato articolo 13". Una diretta conferma di quanto sopra si ricava, secondo la Corte, dall’articolo 13, A, n. 2, lett. b) primo trattino secondo cui tutte le prestazioni di servizi che non sono indispensabili al compimento delle operazioni esentate, devono essere escluse dal beneficio dell’esenzione.

Le conclusioni
Da quanto rilevato ne discende che le prestazioni in argomento, e cioè quelle consistenti nella fornitura di servizi telefonici e di radio Tv al degente e di vitto ed alloggio all’accompagnatore, pur se diretti a migliorare il benessere delle persone ospedalizzate, non possono, tuttavia, fruire dell’esenzione prevista dal citato articolo 13 e devono, di conseguenza, essere assoggettate regolarmente a imposta.
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