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Giurisprudenza

Il termine decorre da sabato?
Nessuna proroga al lunedì

La censura al ricorso introduttivo tardivo del contribuente, inoltre, può arrivare anche direttamente in fase di appello se non esaminata dal giudice di primo grado

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La Corte di giustizia tributaria di II grado della Liguria ha chiarito, con la sentenza n. 4/2023, che è inammissibile il ricorso del contribuente costituito tardivamente rispetto a un termine che, successivamente alla procedura di reclamo-mediazione, iniziava a decorrere di sabato.
La proroga, infatti, è insussistente nell’ipotesi in cui il giorno festivo si collochi all’inizio o nel corso del periodo di tempo considerato.

Questo principio è stato espresso con la sentenza n. 486 del 30 giugno 2023.

La controversia, tra un professionista ligure e l’Agenzia delle entrate – Riscossione di Genova, riguardava la legittimità di una cartella di pagamento impugnata dal contribuente.
La Ctp di Genova, cui perveniva l’atto introduttivo del giudizio, respingeva il ricorso e il professionista adiva il Collegio ligure di seconde cure, insistendo per l’annullamento dell’atto oggetto del contenzioso.
Nel costituirsi nel giudizio di secondo grado, l’Agenzia delle entrate – Riscossione proponeva anche appello incidentale, eccependo la mancata disamina, da parte della Ctp di Genova, dell’eccezione di inammissibilità del ricorso in prime cure. In particolare, secondo l’ufficio, la costituzione in giudizio del contribuente era da ritenersi tardiva, in quanto effettuata due giorni dopo il termine indicato nel diniego di mediazione. Con successiva memoria, il professionista prendeva posizione sull'eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio, sostenendone l'inammissibilità in quanto proposta per la prima volta in appello: pertanto, dichiarava di non accettare il contraddittorio su tale punto. Ne sosteneva, comunque, l'infondatezza in quanto iniziando a decorrere il termine per la costituzione in giudizio di sabato, lo stesso doveva “slittare” di due giorni e, quindi, al lunedì successivo, per cui il deposito del ricorso doveva ritenersi rispettato.

La decisione dei giudici liguri
Nell’accogliere l’appello incidentale dell’Erario, la Corte di giustizia di secondo grado della Liguria richiama la giurisprudenza di legittimità, che ha avuto occasione di chiarire che, in tema di processo tributario, l'inammissibilità del ricorso introduttivo è rilevabile d'ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, con esclusione del ricorso in cassazione (cfr Cassazione, pronuncia n. 17363/2020). Ciò discende anche dal principio per cui il controllo sulla tempestività del ricorso è un obbligo del giudice non condizionato da contestazioni sollevate dalla parte resistente.
Quindi, è possibile, per il giudice d’appello, trattare della descritta eccezione, anche se sollevata con memoria illustrativa dall’Agenzia delle entrate – Riscossione, atteso che la Ctp di Genova non aveva effettuato detto scrutinio.
Ciò posto, la Corte osserva che, a seguito della comunicazione di mancato accoglimento del reclamo, il termine per il deposito del ricorso iniziava a decorrere di sabato: quindi, occorre stabilire se sia fondata la tesi del contribuente per cui la decorrenza era slittata al lunedì successivo, con conseguente tempestività del deposito del ricorso.
Ebbene, una risposta a tale interrogativo – inferisce il Collegio d’appello – rinviene, ancora una volta, dalla giurisprudenza di legittimità, che si è pronunciata in un caso in cui la scadenza del periodo di sospensione di 90 giorni a seguito di deposito di istanza di accertamento con adesione cadeva di domenica (cfr Cass. 22878/2017). Anche in quel caso specifico, dunque, la controversia riguardava l'inizio del decorso del termine.
In proposito, la Corte suprema ha stabilito che la presenza di un giorno festivo al termine del periodo di sospensione non comporta lo slittamento al primo giorno non festivo ai fini dell'individuazione del dies a quo del successivo termine processuale.
Più di recente (cfr Cassazione n. 23123/2022 e n. 1468/2023), conclude la Corte ligure, la giurisprudenza di nomofilachia si è espressa similmente: nella sentenza del 2023 appena citata, in particolare, lo ha fatto in relazione all’inammissibilità di un gravame, ritenuto tardivo perché notificato il primo giorno non festivo successivo alla scadenza.

Conclusioni
In definitiva, con la sentenza in commento, viene sconfessata la tesi del contribuente che, sulla base del disposto dell’articolo 155, commi 4 e 5 cpc, sosteneva la proroga al primo giorno seguente non festivo del termine per il compimento di un atto processuale, scadente di sabato.
Infatti, secondo le norme richiamate, “se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo. La proroga … si applica altresì ai termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell'udienza che scadono nella giornata del sabato.
Ma una cosa è che il giorno festivo (o il sabato) corrisponda al termine finale, un’altra è che – come nel caso di specie – corrisponda a quello iniziale.

In proposito, si ricorda che l’articolo 155, comma 3 cpc (che dispone che “i giorni festivi si computano nel termine”) esprime il generale principio dell’indifferenza della natura festiva dei giorni che cadono nell’intervallo temporale di durata dei termini (ordinatori o perentori), fissati per l’espletamento delle attività processuali “fuori udienza”, come il deposito del ricorso.
Il comma 5 della norma citata costituisce, quindi, un’eccezione, dettata dall’esigenza di “consentire al titolare del diritto o facoltà un estremo atto di esercizio che non sarebbe possibile se l’ultimo giorno cadesse in giorno festivo(cfr., tra le molte, Cassazione n. 15433/2022).
Ma l’esigenza di un “estremo atto”, evidentemente e logicamente, non sussiste nel caso in cui il sabato o il giorno festivo si collochi all’inizio o nel corso del periodo che l’ordinamento concede per compiere un atto processuale e non alla fine dello stesso.

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