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Giurisprudenza

Trascrizione rifiutata, inammissibile
il ricorso straordinario in Cassazione

Il reclamo nei confronti delle decisioni del conservatore in materia di pubblicità immobiliare è un procedimento di volontaria giurisdizione il cui esito non preclude il contenzioso

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La seconda sezione civile della Corte di cassazione, con sentenza n. 23851 del 4 agosto 2023, ha ritenuto che non sia incluso, tra i rimedi che l’ordinamento appresta avverso il rifiuto del conservatore dei Registri immobiliari di eseguire una trascrizione, il ricorso straordinario per cassazione di cui al comma 7 dell’articolo 111 della Costituzione.

Questo il principio fissato enunciato dalla sentenza: “La pacifica natura non contenziosa del procedimento di reclamo previsto dalla legge avverso le decisioni del Conservatore, oltre ad escludere la stessa ricorrenza dei presupposti per l’ammissibilità del ricorso straordinario in cassazione ai sensi dell’art. 111 comma 7 Cost. (essendo appunto carente il carattere della decisorietà), esclude che la questione interessata dal motivo legittimi la stessa ricorribilità in cassazione del provvedimento impugnato, trattandosi appunto di questione che, per quanto controversa, potrà in ogni caso essere devoluta alla cognizione dell’autorità giudiziaria nell’ambito di un processo a cognizione piena”.
Ai fini di un’adeguata comprensione di tale principio si ricostruiscono di seguito la vicenda che ha portato alla pronuncia e il quadro normativo e giurisprudenziale in cui la stessa si inserisce.

La vicenda
Due coniugi sottoscrivevano una convenzione di negoziazione assistita di separazione personale ai sensi degli articoli 2 e 6 del decreto legge n. 132/2014, con la quale prevedevano, tra le condizioni di separazione, la cessione da parte del marito alla moglie del 50% della proprietà di una unità immobiliare già per la residua metà di proprietà della moglie. L’accordo di negoziazione otteneva il nulla osta, richiesto dall’articolo 6 del Dl avanti citato, della procura della Repubblica.
Il conservatore dei Registri immobiliari di Pordenone rifiutava di trascrivere il trasferimento in quanto le sottoscrizioni apposte all’accordo non erano state autenticate da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato dalla legge, in quanto ex articolo 2657 codice civile, un atto negoziale per essere trascritto deve avere quanto meno la forma della scrittura privata autenticata.

Avverso tale provvedimento i coniugi proponevano reclamo al presidente del Tribunale di Pordenone ai sensi degli articoli 113-bis disposizioni attuative cc e 745 codice di procedura civile.

Il conservatore resisteva in proprio al reclamo ribadendo la correttezza del suo rifiuto.
Il Tribunale di Pordenone accoglieva la richiesta dei reclamanti, ordinando al conservatore di provvedere alla trascrizione prima rifiutata.
Nei confronti di tale provvedimento proponevano reclamo alla Corte d’appello di Trieste sia l’Agenzia delle entrate – direzione provinciale di Pordenone – Ufficio del Territorio, sia l’Agenzia delle entrate.
La Corte d’Appello di Trieste accoglieva il reclamo.
Per la cassazione di tale ultima decisione i coniugi proponevano ricorso straordinario ex articolo 111, comma 7, della Costituzione.

L’Agenzia delle entrate, e la Dp Entrate di Pordenone resistevano con controricorso, con il quale eccepivano preliminarmente l’inammissibilità dell’impugnabilità per cassazione.
Il ricorso veniva inizialmente assegnato alla sesta sezione della Corte suprema (sezione “filtro”, che aveva il compito di decidere rapidamente i ricorsi manifestamente fondati o infondati e che ha cessato le proprie funzioni dal 1° gennaio 2023 a seguito dell’entrata in vigore della riforma del processo civile di cui al Dlgs n. 149/2022), ma questa, rilevando la delicatezza della questione, rimetteva la decisione alla seconda sezione, che dichiarava inammissibile il ricorso.

La decisione della Cassazione
I casi in cui il conservatore dei Registri Immobiliari può rifiutarsi di eseguire una trascrizione sono elencati, in maniera ritenuta tassativa, dall’articolo 2674 c; tra questi vi è l’ipotesi in cui l’atto negoziale presentato per la trascrizione non sia un atto pubblico, una scrittura privata con sottoscrizioni autenticate o accertate giudizialmente, secondo quanto previsto dall’articolo 2657 del codice civile.
È dando applicazione a dette norme che il conservatore dei Registri immobiliari di Pordenone ha rifiutato la convenzione di negoziazione assistita stipulata dai coniugi ritenendola priva dei requisiti di forma appena avanti individuati.
Avverso il rifiuto del conservatore, l’articolo 113-bis disposizioni attuative cc, prevede che possa essere proposto reclamo al presidente del Tribunale, secondo il procedimento disciplinato dall’articolo 745 del codice di procedura civile.

Merita subito di essere rilevato che il rimedio previsto avverso il rifiuto del conservatore non è il ricorso al Tribunale amministrativo regionale, come è normalmente per gli atti amministrativi; l’attribuzione al giudice ordinario della giurisdizione in tale materia, conferma che i provvedimenti del conservatore non incidono su interessi legittimi, ma su diritti soggettivi, conformemente alla loro natura di atti di diritto civile.
L’articolo 745 cpc prevede che il reclamo è deciso con decreto dal presidente del Tribunale, sentito il conservatore. Non è previsto che il decreto possa essere impugnato.

L’Agenzia ha comunque impugnato il decreto del presidente del Tribunale con reclamo alla Corte d’appello.
Nel ricorso per cassazione i coniugi hanno anche eccepito l’inammissibilità di tale reclamo, ma la Corte suprema non ha potuto pronunziarsi al riguardo, avendo dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione; ha comunque ricordato di aver in due precedenti occasioni “ritenuto inammissibile il reclamo alla Corte di appello, ai sensi dell’art. 739 c.p.c., avverso il decreto con cui il presidente del tribunale, a norma dell'art. 745 c.p.c. c., pronunzia sulla richiesta di trascrizione su un atto privato” (Cassazione, n. 6628/2008 e n. 9742/2022).

Venendo al giudizio di legittimità bisogna innanzi tutto ricordare che il comma 7 dell’articolo 111 della Costituzione prevede che è sempre ammesso ricorso per cassazione per violazione di legge contro le sentenze pronunciate dagli organi giurisdizionali ordinari.
La giurisprudenza ha sempre ritenuto che è possibile proporre tale ricorso straordinario anche avverso provvedimenti che, come nel caso di specie, non abbiano la forma di sentenza, ma che comunque siano stati emessi in procedimenti contenziosi e che abbiano i caratteri della decisorietà e della definitività, che siano cioè idonei a incidere in maniera non altrimenti rimediabile sulle situazioni soggettive oggetto della decisione.

La Corte suprema ha tuttavia ricordato, nella motivazione della decisione che si commenta, di aver in più occasioni affermato che il procedimento di reclamo nei confronti delle decisioni del conservatore in materia pubblicitaria non è un procedimento contenzioso, ma un procedimento di volontaria giurisdizione volto a regolare l’interesse pubblico alla corretta attuazione della pubblicità immobiliare e che la decisione adottata all’esito di tale procedimento non preclude il ricorso a un procedimento contenzioso per il definitivo accertamento del diritto all’attuazione della formalità pubblicitaria (Cassazione,  n. 4523/1998, n. 6628/2008, n. 2095/2011 e n. 9742/2022).

Alla luce della sua costante giurisprudenza ha, dunque, coerentemente affermato, come già detto, che “La pacifica natura non contenziosa del procedimento di reclamo previsto dalla legge avverso le decisioni del Conservatore, oltre ad escludere la stessa ricorrenza dei presupposti per l’ammissibilità del ricorso straordinario in cassazione ai sensi dell’art. 111 comma 7 Cost. (essendo appunto carente il carattere della decisorietà), esclude che la questione interessata dal motivo legittimi la stessa ricorribilità in cassazione del provvedimento impugnato, trattandosi appunto di questione che, per quanto controversa, potrà in ogni caso essere devoluta alla cognizione dell’autorità giudiziaria nell’ambito di un processo a cognizione piena.”.

La decisione si pone, dunque, in continuità e conferma ulteriormente una giurisprudenza ormai pacifica nel riconoscere che il procedimento di reclamo avverso il rifiuto del Conservatore di eseguire una trascrizione è un procedimento di volontaria giurisdizione e che la decisione adottata in tale procedimento non preclude il ricorso ad un procedimento contenzioso per il definitivo accertamento del diritto all’attuazione della formalità pubblicitaria.

Prima di concludere è necessario ricordare che la stessa Seconda Sezione della Suprema Corte era già intervenuta nel merito della materia oggetto di ricorso con la sentenza n. 1202 del 21 gennaio 2020, che aveva affermato “Ogni qualvolta l'accordo stabilito tra i coniugi, al fine di giungere ad una soluzione consensuale di separazione personale, ricomprenda anche il trasferimento di uno o più diritti di proprietà su beni immobili, la disciplina di cui al D.L. n. 132 del 2014, art. 6, conv. in L. n. 162 del 2014, deve necessariamente integrarsi con quella di cui al medesimo D.L. n. 132 del 2014, art. 5, comma 3, con la conseguenza che per procedere alla trascrizione dell'accordo di separazione contenente anche un atto negoziale comportante un trasferimento immobiliare, è necessaria l'autenticazione del verbale di accordo da parte di un pubblico ufficiale a ciò autorizzato, ai sensi dell'art. 5, comma 3.”.
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, ma se fosse stato deciso nel merito, a meno di un improbabile cambio di giurisprudenza, sarebbe stato comunque respinto.

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