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Giurisprudenza

Troppo tardi per i documenti
richiesti, esibiti solo in adesione

Secondo i giudici di legittimità, quando il contribuente, dopo il questionario, resta inattivo, non risponde all’invito del Fisco e non presenta i dati richiesti, scatta la preclusione probatoria

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La Corte di cassazione ha chiarito, quanto alla richiesta di esibizione di dati e documenti: se questa sopravviene in occasione di accessi sostanziali, opera l'articolo 52, Dpr n. 633/1972, quindi, ai fini della preclusione probatoria, occorre una condotta intenzionale del contribuente, che si traduca in un vero e proprio rifiuto di esibizione; se questa è effettuata in occasione di questionari, ai sensi dell'articolo 32, Dpr n. 600/1973, la preclusione probatoria consegue alla mera inerzia del privato. Questi, in sintesi, i contenuti dell'ordinanza n. 16757, del 14 giugno 2021.

Fatto e processo di merito
La vertenza originava da un ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento, emesso da un ufficio lombardo dell'Agenzia delle entrate, ai fini Irpef, Iva e Irap, relativo a una annualità di imposta.
A seguito di un pronunciamento favorevole al contribuente in primo grado, l'amministrazione finanziaria notificava il gravame avanti alla Ctr Lombardia, che lo accoglieva parzialmente.

Ricorso in cassazione
Proponeva ricorso di legittimità il contribuente, affidato a plurimi motivi di diritto, su alcuni dei quali sembra opportuno incentrare la nostra attenzione.
In particolare, il ricorrente denunciava la violazione dell'articolo 32 Dpr n. 600/1973, nel profilo in cui poneva la questione relativa alla mancata valutazione della documentazione prodotta dal contribuente in sede di accertamento con adesione, nonché la violazione dell'articolo 10 dello Statuto del contribuente per non aver l'ufficio rinotificato l'invito a produrre la documentazione, una volta notificato il primo invito durante il periodo estivo.
In definitiva, le censure erano indirizzate alla declaratoria dell'erroneità della statuizione del Collegio regionale, che aveva ritenuto, da un lato, preclusa al contribuente l'utilizzabilità della documentazione non prodotta a seguito di richiesta dell'ufficio e, dall'altro lato, non aveva preso posizione sulla denunciata violazione, da parte dell'amministrazione finanziaria, del principio di correttezza statutariamente previsto.

Ordinanza
La Cassazione, pur accogliendo uno dei motivi di ricorso del contribuente, incentra la propria disamina su alcune questioni in relazione all'istituto della preclusione probatoria.
In questo senso, i togati di legittimità premettono che la richiesta della documentazione, della cui utilizzabilità si discuteva, era stata avanzata dall'ufficio nel mese di agosto, quando il contribuente era in vacanza. A fronte di tal richiesta, rimasta senza riscontro, era stato emesso l'atto impugnato, al quale era seguita l'istanza di accertamento con adesione del privato.
Successivamente, avevano luogo sei incontri tra le parti e solo in occasione dell'ultimo contraddittorio il contribuente produceva la documentazione richiesta, con ciò rendendo impossibile il controllo di numerose fatture passive da parte dell'ufficio e della Commissione.
Ciò posto, secondo la Ctr lombarda, la produzione della documentazione, che poteva esser tempestiva in sede di risposta, ancorché tardiva, al questionario, risultava, invece, priva di rilevanza poiché prodotta in sede di accertamento con adesione, con consequenziale inutilizzabilità della stessa, ex articolo 32 Dpr n. 600/1973.

Inutilizzabilità della documentazione
Sul punto, la Cassazione ritiene che la disposizione di riferimento si identifichi nell'articolo 32 Dpr n. 600/1973, per l'imposizione reddituale, e nel connesso articolo 51 Dpr n. 633/1972, quanto all'Iva, il cui ultimo comma rinvia all'articolo 32 citato, il quale prevede che “le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell'ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell'accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l'ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta. Le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all'atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile”.

Secondo il Collegio di legittimità, non rileva, invece, l'articolo 33 Dpr n. 600/1973, quanto alle imposte sul reddito, né il corrispondente articolo 52, comma 5 Dpr n. 633/1972, in materia di Iva, secondo il quale “i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l'esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell'accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione”.
La norma citata, infatti, prevede chiaramente, come elemento essenziale della condotta, che origina la preclusione, quello della intenzionalità di non consentire l'esame della documentazione.
Tuttavia, inferisce la Cassazione, tale ultima previsione sopra citata trova applicazione ai soli casi di ispezione, con ciò intendendo l'attività di esame e controllo svolta dai verificatori in sede di accesso presso il contribuente o in luoghi a questi collegati, al di fuori dell'ufficio, non nei casi in cui i documenti sono richiesti con l'invio di apposita comunicazione o questionario, ma senza introduzione e stazionamento, per quanto necessario, di personale dell'amministrazione, presso il soggetto sottoposto a controllo.
Nel caso di specie, invece, non rileva l'intenzione o meno di sottrarre la documentazione all'ispezione, in quanto non vi era stato alcun accesso o ispezione, ma un semplice invio di richiesta dei documenti.

Documenti chiesti in estate
Quanto alla doglianza del contribuente circa la tempistica della richiesta documentale, da parte dell’Agenzia delle entrate inoltrata in estate, la Cassazione, oltre a osservare come tale eccezione fosse formulata genericamente, richiama la propria giurisprudenza che, con riferimento proprio alla mancata risposta all'invito a produrre documentazione rilevante ai fini del controllo, ha costantemente ritenuto avere rilievo, ai fini della preclusione all'utilizzo, il mero fatto oggettivo della mancata trasmissione della documentazione.
Nel caso di specie, il contribuente avrebbe potuto superare l'inutilizzabilità se, con il ricorso, avesse dedotto (e poi ne avesse fornito prova nel corso del giudizio) che il mancato invio fosse dipeso da causa di forza maggiore, non integrando tale circostanza impeditiva la generica ricezione in estate dell'invito. Non aveva, quindi, nessun rilievo l'intenzionalità o meno dell'inerzia, perché il rifiuto era integrato dal solo fatto del mancato invio (cfr, ex multis, Cassazione, pronunce nn. 28049/2009, 5734/2016; 16106/2018, 16548/2018, 8405/2020 e  3442/2021).

Principio di diritto
Dalle considerazioni che precedono, la Cassazione enuncia il seguente, rilevante, principio di diritto: “in tema di accertamento tributario, occorre distinguere l'ipotesi in cui la richiesta dell'A.f. di documenti al contribuente sia stata inviata mediante questionario, ai sensi dell'art. 32 Dpr 600/1973 in materia di imposte dirette ovvero dell'art. 51 Dpr 633/1972 in materia di Iva, da quella in cui sia stata avanzata, ex artt. 33 Dpr 600/1973 quanto all'imposizione reddituale ed ex 52 Dpr 633/1972 quanto all'Iva, nel corso di attività di accesso, ispezione o verifica, atteso che - ferma sempre la necessità, in ogni ipotesi, che l'Amministrazione dimostri che vi era stata una puntuale indicazione di quanto richiesto, accompagnata dall'espresso avvertimento circa le conseguenze della mancata ottemperanza - nel primo caso, il mancato invio nei termini concessi equivale a rifiuto, determinando l'inutilizzabilità della documentazione in sede amministrativa e contenziosa, salvo che il contribuente non dichiari, all'atto di produrre la suddetta documentazione con il ricorso, che l'inadempimento è avvenuto per causa a lui non imputabile, della cui prova è onerato; nel secondo caso, la mancata esibizione di quanto richiesto preclude la valutazione a favore del contribuente solo se si traduca in un sostanziale rifiuto di rendere disponibile la documentazione, incombendo la prova dei relativi presupposti di fatto sull'Amministrazione finanziaria”.

Appare evidente, come la condotta del contribuente, serbata in due “momenti” diversi del procedimento tributario, abbia differenti implicazioni, quanto alle consequenziali preclusioni probatorie.

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