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Giurisprudenza

Versamenti effettuati dai soci:
vige la presunzione di onerosità

La rinuncia all'incasso degli utili realizzati configura l'esistenza di un finanziamento fruttifero che legittima la rettifica del reddito e la rideterminazione dell'imposta dovuta

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Con la sentenza n. 17839 del 9 settembre 2016, la Corte di cassazione ha stabilito che la presunzione di onerosità dei versamenti dei soci sancita dall'articolo 46 del Tuir non è vincibile con ogni mezzo, "ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge", in particolare, dimostrando che dai bilanci o dai rendiconti delle società finanziate emerge che il versamento è stato fatto a titolo diverso dal mutuo.

I fatti di causa
La Guardia di finanza, nell'ambito di una verifica presso una società partecipata da due soci, appurava che dal 1994 al 2000 questi ultimi avevano rinunciato a incassare gli utili realizzati.
Pertanto, l'Agenzia riteneva che la rinuncia alla riscossione degli utili costituisse per i soci un finanziamento a favore della società, presumendo la percezione da parte dei soci finanziatori di interessi attivi.
L'articolo 46 del Tuir, al comma 1, dispone, infatti, che "le somme versate alle società commerciali … dai loro soci … si considerano date a mutuo, se dai bilanci o dai rendiconti di tali soggetti non risulta che il versamento è stato fatto ad altro titolo". Dunque, le somme erogate dai soci alla società sono considerate presuntivamente come versamenti a titolo di mutuo e, pertanto, produttive di interessi attivi tassabili (articoli 45, comma 2, 81 e 89, commi 4 e 5, del Tuir), a seconda che il socio percettore sia, rispettivamente, una persona fisica o un imprenditore.

La Commissione provinciale accoglieva il ricorso dei soci e della società, con decisione confermata dalla Ctr.

In seguito al ricorso presentato dall'Agenzia, i giudici di legittimità, con sentenza 10031/2009, cassavano la decisione di appello con rinvio, ritenendo insufficiente il solo dato dell'assenza di bisogni finanziari della società, elemento che era stato addotto dal giudice di merito a dimostrazione del fatto che non si trattasse di un finanziamento.
La Commissione regionale, in diversa composizione, decideva nuovamente di escludere che la mancata riscossione degli utili potesse configurare un finanziamento fruttifero a favore della società, ritenendo, invece, che la presunzione di cui al richiamato articolo 46 fosse superata dal fatto che la somma non era iscritta a bilancio come mutuo ricevuto dai soci, che non vi erano esigenze finanziarie della società tali da richiedere un mutuo ai soci e che le somme erano state poi reinvestite in obbligazioni fruttifere.

La decisione della suprema Corte
L'Agenzia delle Entrate ha, dunque, interpellato nuovamente la Cassazione che, in continuità con un affermato proprio orientamento, secondo cui i versamenti dei soci alla società si presumono onerosi, ha ribadito il seguente principio di diritto: "… la presunzione di onerosità del prestito non è vincibile con ogni mezzo, "ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge, in particolare dimostrando che i bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi della società contemplavano un versamento fatto a titolo diverso dal mutuo" (Cassazione, 16445/2009).
Pertanto, i supremi giudici hanno chiarito, da un lato, che è irrilevante, per superare la presunzione in argomento, che le somme siano state utilmente investite (ciò non può di certo significare che sono state gratuitamente elargite dai soci), e che, dall'altro, la presunzione può essere vinta solo in ragione di precisi elementi, ossia fornendo la dimostrazione dell'iscrizione in bilancio del versamento come fatta a titolo diverso dal mutuo.

I giudici di legittimità hanno, peraltro, affermato che tale presunzione si applica senza distinguere tra il socio persona fisica e il socio imprenditore "… non facendo la norma cenno alcuno ad una pretesa natura di persona solo fisica" dei soci destinatari della presunzione …" ed "… essendo tale limitazione, in carenza di qualsivoglia concreto elemento di differenziazione, contraria ad una interpretazione normativa coerente con i precetti dettati dagli artt. 3 e 53 Cost., in quanto finirebbe per trattare diversamente situazioni economiche identiche" (Cassazione, 12251/2010).

Pertanto, "… in caso di mancato superamento della presunzione legale, gli interessi attivi, al pari di quelli prodotti da qualsiasi finanziamento a terzi, concorrono a formare il reddito prodotto dall'impresa (individuale o collettiva), come espressamente previsto dal D.P.R. n. 917 cit., art. 45, e confermato dall'art. 95 - ora articolo 81 - nella parte in cui considera il reddito complessivo delle società quale reddito d'impresa "da qualsiasi fonte provenga …".

Considerazioni
Nella prassi societaria sono diffusi gli apporti dei soci, ulteriori e diversi rispetto ai conferimenti iniziali, effettuati allo scopo di dotare la società di nuovi mezzi finanziari, pur senza formale attribuzione al capitale sociale.
I giudici di legittimità (Cassazione, 2735/2011, 12251/2010 e 6093/2009) hanno distinto i versamenti dei soci in conto capitale o a fondo perduto (per i quali non vi è obbligo di restituzione a carico della società e, pertanto, sono appostati in una riserva del patrimonio netto nella misura in cui non sono impiegati per ripianare perdite) dalle somme erogate a titolo di finanziamento (mutuo), che comportano, invece, un obbligo di restituzione da parte della società ricevente.

Parte della dottrina afferma che la norma di cui all'articolo 46 del Tuir rileva solo ai fini della qualificazione delle somme erogate, ossia serve a distinguere i versamenti effettuati a titolo di mutuo da quelli eseguiti a titolo diverso (incremento del patrimonio netto), ma non a stabilire la fruttuosità o meno degli stessi, sostenendo altresì che, se il versamento è a titolo di mutuo, va applicato l'articolo 1815 cc, il quale presume che esso sia fruttifero "salvo diversa volontà delle parti", la cui prova può essere data con qualunque mezzo.

La Cassazione, invece, ha ulteriormente chiarito, con la sentenza 17839/2016, che la presunzione di onerosità dei versamenti dei soci (ex articolo 46, Tuir) non è vincibile con ogni mezzo, "… ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge …", ossia fornendo la dimostrazione che i bilanci o i rendiconti delle società finanziate contemplino un versamento fatto a titolo diverso dal mutuo, e che la tassazione degli interessi attivi avviene sulla base del disposto di cui agli articoli 45 e 81 del Tuir, a seconda che il socio percettore sia, rispettivamente, una persona fisica o un imprenditore.
 
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