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Normativa e prassi

Banca depositaria: il regime Iva
dei servizi di controllo e sorveglianza

L’analisi volta a individuare la quota di corrispettivo imponibile rispetto alla restante parte relativa alle altre attività esenti ha portato a fissare tale quota al 28,3 per cento

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Trattamento fiscale, ai fini Iva, delle commissioni corrisposte alle banche dalle società di gestione del risparmio (Sgr), per conto degli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) da esse istituiti, per i servizi riconducibili all’attività di banca depositaria, di cui all’articolo 38 del Dlgs 58/1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria - Tuf).
È l’oggetto della risoluzione 97/E del 17 dicembre, con cui l’Agenzia delle Entrate ha risposto alla richiesta di consulenza giuridica avanzata dall’Associazione bancaria italiana (Abi) in merito all’interpretazione dell’articolo 10 del Dpr 633/1972.
 
Dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue C-169/04 del 4 maggio 2006, secondo la quale i servizi di controllo e sorveglianza svolti dalla banca depositaria sono esclusi dal regime di esenzione (vedi articolo “Fondi di investimento ed esenzione Iva”), gli uffici delle Entrate hanno contestato il mancato assoggettamento a Iva del corrispettivo unitario riferibile alla pluralità delle attività rese da banche depositarie nei confronti delle Sgr per conto degli Oicr. Infatti, la sottoscrizione di un unico contratto, senza distinzione del corrispettivo riferibile all’attività imponibile da quello riferibile all’attività esente, non consente di individuare le diverse prestazioni rese dalla banca depositaria.
Alle Sgr, inoltre, è stata contestata la sanzione per omessa autofatturazione dell’Iva dovuta su tali corrispettivi.
 
Per fare chiarezza sull’argomento, l’Agenzia delle Entrate, su istanza delle associazioni di categoria, ha condotto un’attività di analisi delle attività svolte dalla banca depositaria nei confronti degli Oicr, per individuare la quota di corrispettivo che può ragionevolmente ritenersi rappresentativa dell’attività di controllo e sorveglianza, imponibile a Iva, rispetto alla restante quota relativa alle altre attività esenti. L’esame ha portato a determinare nel 28,3% del corrispettivo complessivo, la quota relativa alle attività di controllo e sorveglianza, al netto della parte riferibile alla custodia e amministrazione dei beni degli Oicr.
 
Alla luce di quanto premesso, l’Abi, su alcuni aspetti della questione, ha chiesto il parere all’Agenzia delle Entrate, che si è espressa nei termini che seguono.
 
Per quanto riguarda le annualità anteriori al 2013:
  • rivalsa dell’imposta accertata – In base all’articolo 60, settimo comma, del Dpr 633/1972 (secondo la formulazione in vigore dal 24 gennaio 2012), il diritto alla rivalsa dell’imposta accertata presuppone la definizione dell’accertamento e il pagamento dell’imposta o della maggiore imposta, delle sanzioni (se dovute) e degli interessi. Pertanto, non è consentita la rivalsa di quanto versato a seguito di atti non divenuti definitivi. Dunque, l’Iva relativa all’accertamento definito mediante adesione versata all’Erario (compresi i casi in esame in cui l’imposta dovuta è definita assumendo come imponibile il 28,3% del corrispettivo) potrà essere addebitata in via di rivalsa, ai sensi del citato articolo 60. La regola vale per gli accertamenti divenuti definitivi dopo il 24 gennaio 2012, quando la disposizione è entrata in vigore. Nell’ipotesi di pagamento rateale dell’imposta definitivamente accertata, il diritto alla rivalsa può essere esercitato progressivamente in relazione al pagamento delle singole rate
  • accertamenti ancora in corso nei confronti delle Sgr – Per quanto concerne le controversie pendenti, la competenza a valutare iniziative in materia di autotutela o di abbandono del contenzioso è degli uffici operativi dell’Amministrazione, tenuti a valutare le specifiche fattispecie oggetto di attività di controllo.
Per quanto riguarda il 2013 e le annualità successive:
  • future convenzioni – In sede di stipula delle nuove convenzioni e di rinnovo di quelle in essere, va evidenziato il corrispettivo imputabile all’attività di banca depositaria. È possibile assumere in via convenzionale, quale quota imponibile a Iva, il 28,3% del totale dei corrispettivi. Le parti, tuttavia, potranno indicare una percentuale diversa, sempre che, sulla base di criteri oggettivi, la stessa possa considerarsi rappresentativa dell’effettivo peso attribuibile alle attività di controllo e di sorveglianza
  • modalità di fatturazione della percentuale per il 2013 – In relazione al 2013, l’applicazione dell’Iva alle attività di controllo e di sorveglianza rese dalla banca depositaria assumendo come base imponibile la percentuale del 28,3% obbliga la banca depositaria a emettere note di variazione in aumento, per integrare le fatture emesse in esenzione Iva in relazione ai corrispettivi già percepiti nel 2013 per quelle attività. La regolarizzazione delle operazioni mediante l’emissione delle note di variazione in aumento deve avvenire, in linea generale, entro i termini di liquidazione Iva previsti per la fattura originaria, emessa in esenzione da imposta (se i termini per la liquidazione periodica sono scaduti, la nota di variazione deve far riferimento al codice della liquidazione relativa alla fattura originaria). Considerata la complessità e incertezza in ordine al regime fiscale delle attività rese dalla banca depositaria, l’Agenzia esclude l’applicazione di sanzioni per la regolarizzazione delle operazioni relative al 2013, ferma restando la corresponsione degli interessi moratori
  • regime Iva del servizio di calcolo del valore della quota del fondo (Nav) – Il servizio di determinazione del valore della quota di ciascun fondo, delegato dalla Sgr a un soggetto terzo, può fruire del regime di esenzione poiché costituisce una funzione specifica ed essenziale riconducibile alla complessiva gestione dei fondi comuni d’investimento. Ciò alla luce dei principi espressi dalla Corte di giustizia, secondo cui, occorre che i servizi di gestione amministrativa e contabile dei fondi forniti da un gestore esterno formino un “insieme distinto, valutato globalmente” che adempie le funzioni specifiche ed essenziali del servizio per il quale è prevista l’esenzione, ossia per la gestione del fondo (ad esempio, non risulta esente la fornitura di una semplice prestazione materiale o tecnica, come la messa a disposizione di un sistema informatico).
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