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Normativa e prassi

Cessione di dispositivo ortodontico,
l’aliquota Iva è quella ordinaria

La natura autonoma dell’apparecchio destinato a correggere l’allineamento dei denti, lo esclude dal novero dei prodotti accessori che possono beneficiare dell’imposta ridotta

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Sconta l’aliquota Iva ordinaria, la vendita del dispositivo munito di batteria ricaricabile che favorisce il corretto allineamento dei denti tramite micro-vibrazioni in caso di gravi malformazioni. Il prodotto, classificato alla voce doganale 9019, non può essere ricondotto fra quelli menzionati nel numero 30) della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr 633/1972,  che beneficiano dell’Iva al 4%. È, in sintesi, la precisazione dell’Agenzia delle entrate con l’interpello n. 223 del 3 luglio 2019, alla luce del parere tecnico fornito dalle Dogane.
L’Agenzia delle entrate, in via preliminare, ha chiesto all’istante, tramite documentazione integrativa, di farsi rilasciare una relazione tecnica dell’Ufficio per la Tariffa doganale, per i Dazi e per i regimi dei prodotti agricoli in merito alla classificazione del bene, ai fini doganali.
Al riguardo, la nota dell’Agenzia delle dogane, rileva, in particolare, che i prodotti classificati alla voce doganale 9019, cioè apparecchi di meccanoterapia e per messaggio, fra cui rientra anche quello in esame, non possono essere ricondotti fra quelli che scontano l’aliquota Iva agevolata al 4%, quelli cioè menzionati al numero 30) della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr 633/1972.
Il punto 30) di tale Tabella, infatti, come precisato anche dalla risoluzione n. 46/2015 dell’Agenzia delle entrate, in accordo con l’Agenzia delle dogane, include oggi la voce doganale 9021 e non più la voce  9019, modificando, di fatto, i riferimenti dei prodotti che scontano l’aliquota agevolata.
 
Il dispositivo, inoltre, non può rientrare neanche fra quelli indicati nel punto 33) della medesima Tabella. Quest’ultimo, infatti, prevede, come precisato dalla risoluzione n. 72/2015, l’Iva al 4% per le cessioni di dispositivi che costituiscano “parti, pezzi staccati e accessori” esclusivamente destinati agli apparecchi da inserire nell’organismo per compensare deficienze, mentre il dispositivo medito commercializzato dall’istante ha una propria individualità che ne esclude la natura accessoria.
In conclusione, tenuto conto anche della nota tecnica fornita dalle Dogane, l’Agenzia delle entrate chiarisce che l’aliquota Iva applicabile alle cessioni del dispositivo in esame, destinato agli studi dentistici, è quella ordinaria del 22 per cento.

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