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Normativa e prassi

La diminuzione non ha tempi,
ma la conseguente detrazione Iva sì

Il diritto alla variazione è subordinato alla infruttuosità delle procedure concorsuali o esecutive e il verificarsi di determinate condizioni previste dalla norma consente l’emissione della nota

strano orologio

Anche se non esistono termini specificamente fissati per l’emissione della nota di variazione in diminuzione che, a differenza di quella in aumento è facoltativa, una volta verificatisi i presupposti elencati dall’ex articolo 26, comma 2 del decreto Iva affinché possa essere esercitato il diritto alla detrazione, la stessa comunque deve essere emessa entro i termini stabiliti dall’articolo 19, comma 1 dello stesso decreto.

È la risposta n. 17 del 30 gennaio 2020 fornita dall’Agenzia delle entrate a una società che vantava crediti – mai soddisfatti – da un’altra compagine, nei confronti della quale è intervenuta in una procedura esecutiva da parte di un’altra creditrice, conclusasi nel 2014 con il provvedimento del giudice dell’esecuzione, del 1° ottobre dello stesso anno, di approvazione del piano di riparto, da cui risulta l’infruttuosità della procedura. La società ha chiesto, in sostanza, qual è:
a) il momento a partire dal quale sorge il diritto a emettere la nota di variazione in diminuzione
b) il termine entro cui tale nota può essere emessa
c) il termine entro cui il creditore può portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione Iva effettuata.

Dopo la consueta ricognizione di norme e documenti di prassi, l’amministrazione, con riferimento alla prima delle soluzioni prospettate dall’istante, ha inquadrato senza problemi il presupposto che apre la strada sia all’emissione della nota di variazione in diminuzione sia alla conseguente detrazione dell’Iva indebitamente versata, cioè la decisione del giudice dell’esecuzione.

In riferimento agli atri due punti, entrambi sulla tempistica degli adempimenti, ha ricordato di aver precisato, con la risoluzione n. 89/2002, che “le variazioni possono essere effettuate senza limiti temporali, anche se il diritto alla detrazione dell'imposta può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si verifica il presupposto per operare la variazione in diminuzione". Nel caso concreto, entro il 2016.
In particolare, entrando nel vivo del problema, l’Agenzia ha osservato che le modifiche apportate all’articolo 19, comma 1 del Dpr n. 633/1972 dal Dl 50/2017 – poi “spiegate” con la circolare n. 17/2018 – non sono applicabili al caso prospettatole, poiché il presupposto per la variazione dell’imponibile e dell’imposta si è verificato prima del 2017, ma non si possono applicare neanche le disposizioni dell’articolo 19 vigente ratione temporis, secondo le quali “il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l'imposta diviene esigibile e può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto e alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”: anche questi tempi sono scaduti.

Quindi, sebbene non esistono termini specificamente fissati per l’emissione della nota di variazione, una volta verificatisi i presupposti, affinché possa essere esercitato il diritto alla detrazione Iva, la stessa comunque deve essere emessa entro i termini stabiliti dall’articolo 19 del Dpr n. 633/1972 per fruire della detrazione.
 

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