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Normativa e prassi

Le donazioni a un ente privato
non possono fruire dell’Art-bonus

In mancanza del requisito dell’appartenenza pubblica le erogazioni liberali destinate a sostenere le attività della Fondazione istante non sono ammesse al beneficio fiscale

art bonus

Le elargizioni di denaro effettuate a favore del museo appartenente a una Fondazione privata che promuove e diffonde la cultura e l’arte non possono fruire dell’art-bonus. È, in sintesi, la risposta dell’Agenzia all’interpello n. 250/2019 del 16 luglio alla Fondazione che ha utilizzato uno spazio del Comune, aggiudicatosi con un bando di gara, per la costruzione del museo. L’istante, in particolare, ritiene di poter essere assimilata a un istituto o luogo della cultura di appartenenza pubblica, condizione che le consentirebbe, quindi, il diritto di accedere al credito d’imposta.

L’Agenzia delle entrate, in primo luogo, ricorda cosa ricomprende l’art-bonus, cioè, il credito d’imposta riconosciuto nella misura del 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa per “interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione, delle istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo”  (articolo 1, Dl n. 83/2014).

Il credito d’imposta, precisa l’Agenzia, è, altresì, riconosciuto “qualora le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici siano destinate ai soggetti concessionari o affidatari dei beni oggetto di tali interventi” (articolo 1, comma 2, secondo periodo, Dl n. 83/2014, vedi anche circolare n. 24/2014).
Riguardo il requisito della “appartenenza pubblica”, l’Agenzia precisa che in presenza di alcune caratteristiche, gli istituti e i luoghi della cultura aventi personalità giuridica di diritto privato hanno, in realtà, natura pubblicistica e possono perciò ricevere erogazioni liberali, per il sostegno delle loro attività, che beneficiano del bonus, ferma restando la condizione dell’appartenenza pubblica delle collezioni.

In alcuni casi, perciò, il requisito dell’appartenenza pubblica, come specificato nella risoluzione n. 136/2017, si considera soddisfatto, oltre che dall’appartenenza allo Stato, alle Regioni, o enti territoriali, anche quando ad esempio l’istituto è costituito per iniziativa di soggetti pubblici e mantiene una maggioranza pubblica dei soci e partecipanti, oppure è finanziato esclusivamente con risorse pubbliche, o gestisce un patrimonio culturale di appartenenza pubblica, o ancora se è sottoposto, nello svolgimento delle proprie attività, agli obblighi di trasparenza o ad altre regole della pa.
L’Agenzia, quindi, ha ritenuto necessario acquisire il parere del Mibac. Quest’ultimo ha chiarito che la Fondazione istante, ente di diritto privato, non ha nessuna delle condizioni che possano soddisfare il requisito dell’appartenenza pubblica, visto che “…non è stato costituito per iniziativa di uno o più soggetti pubblici, non è sottoposto a controllo analogo da parte di un soggetto pubblico, non ha in gestione una collezione pubblica”.
 

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