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Normativa e prassi

Erronea duplicazione fatture con Sdi:
la soluzione alloggia nel decreto Iva

L’Agenzia delle entrate, nel risolvere la questione prospettata, indica al contribuente il percorso da seguire per lo storno totale dei documenti contabili inviati nuovamente

immagine generica illustrativa

Il software “in palla” trasmette, via Sdi, vecchie fatture cartacee non intercettabili e, quindi, non scartabili dal sistema, perché emesse nel 2017 e 2018, quando ancora non era obbligatoria la fatturazione elettronica: la strada per sanare l’errore è nell’articolo 26 del Dpr n. 633/1972. La norma richiamata, infatti, elenca figure “simili” alle cause di “nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione”, adattabili al caso in esame. Quindi, per neutralizzare l'errato invio dei duplicati, il contribuente può emettere in formato elettronico le rispettive note di variazione, riportando nel campo “causale” le parole “storno totale della fattura per errato invio tramite Sdi”.

La risposta n. 395/2019 risolve il dilemma dell’istante, prendendo in considerazione le “potenzialità” della dizione contenuta nell’articolo 26, in quanto il Sistema di interscambio non sarebbe mai riuscito a captare e rifiutare fatture “apparentemente” regolari.

In ogni caso, conclude l’Agenzia, laddove i duplicati delle fatture non hanno partecipato alle liquidazioni periodiche Iva 2019, le note di variazione non possono costituire titolo per il recupero in detrazione dell’Iva a debito. Sarà cura dell’istante informare i destinatari dei duplicati che non abbiano detratto l’Iva e dedotto il costo, che le note di variazione ricevute non devono partecipare alla liquidazione periodica né vanno annotate in contabilità, salvo l’obbligo di conservazione.

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