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Normativa e prassi

Evasione: prevenzione e contrasto.
Le linee guida per l’anno 2016

Un piano fondato su dialogo e trasparenza, molto lontano dall’idea di semplice caccia agli eventuali errori dei contribuenti. Teso, piuttosto, a stanare fatti di chiara illegalità

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Sei sfere d’azione, nella circolare n. 16/E del 28 aprile 2016: svolgimento attività ordinaria, con inclusa la gestione delle domande di voluntary; coordinamento con altri enti; contrasto a frodi fiscali internazionali; implementazione dell’adempimento spontaneo; attuazione del programma di cooperative compliance e di nuovi accordi di ruling; amministrazione delle richieste di patent box.
Una tabella di marcia, spiega il documento di prassi, contrassegnata dalla consapevolezza di quanto sia grave l’impatto dell’evasione fiscale sull’economia del Paese e, nello stesso tempo, di quanto sia importante continuare nell’evoluzione positiva del rapporto Fisco-contribuente, basato su fiducia reciproca, trasparenza e semplificazione. Pertanto, anche nell’attività di prevenzione e contrasto all’evasione è indispensabile sollecitare la giusta percezione di un’azione chiara e mirata che garantisca il recupero delle imposte e delle tasse indebitamente evase nella più assoluta correttezza.
 
In generale, tutta l’attività dovrà essere caratterizzata da un miglioramento qualitativo. I controlli dovranno, quindi, mirare a far emergere la reale capacità contributiva del contribuente, concentrando l’attenzione su concrete situazioni di rischio ed evitando di disperdere energie in contestazioni di natura essenzialmente formale o di esiguo ammontare che, oltre a creare inefficienze, possono determinare una percezione errata dell’operato dell’Agenzia. Per fare questo, è fondamentale un uso appropriato delle banche dati e delle applicazioni di ausilio a disposizione, poiché ciò, oltre a garantire controlli efficaci, determina anche una minore invasività dell’azione grazie ai riscontri effettuabili attraverso l’incrocio delle informazioni.
 
Accertamento: compiti anno 2016
Attività ordinaria
Insieme alle lavorazioni ordinarie, quest’anno l’impegno richiesto punta alla trattazione totale delle domande di adesione alla voluntary disclosure entro il prossimo 30 settembre, così da assicurare il perfezionamento di tutte le posizioni, per tutte le annualità, nel termine del 31 dicembre 2016.
Ciò non deve modificare, comunque, la strategia ordinaria dell’Agenzia, che antepone all’accertamento un’accurata selezione delle categorie di contribuenti, delle attività e dei territori in cui operano, delle situazioni a più alto e diffuso rischio di illeciti. Una premessa indispensabile, che porta gli uffici a intervenire soltanto quando il pericolo di evasione/elusione è concreto.
Una volta partito, il controllo dovrà essere finalizzato alla definizione della pretesa tributaria, garantendo l’effettiva partecipazione del contribuente al procedimento di accertamento. In quest’ottica, il contraddittorio assume una fondamentale centralità per la compliance e, come tale, dovrà essere considerato un momento significativamente importante del procedimento e non un mero adempimento formale.
 
Coordinamento con altri enti
Per raggiungere gli obiettivi di deterrenza contro l’evasione, è indispensabile il continuo coordinamento con gli altri attori istituzionali, come le Procure della Repubblica, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Inps, la Siae, l’Inail, Equitalia e gli enti territoriali, per mettere a punto strategie comuni.
 
Contrasto agli illeciti internazionali
La lotta alle frodi fiscali rappresenta un obiettivo primario dell’Agenzia e la riforma del sistema tributario, in particolare quello sanzionatorio, penale e amministrativo, viene in aiuto al suo raggiungimento. Nella stessa direzione va, poi, la modifica organizzativa interna all’Amministrazione finanziaria, cioè il raggruppamento delle attività delle strutture antifrode in un unico ufficio coordinatore. L’attuale assetto permette, infatti, di pianificare azioni simultanee e trasversali su tutto il territorio nazionale, con benefici in termini di tempestività ed efficacia degli interventi. Fondamentale sarà comunque il raccordo con le realtà operative disseminate sul territorio che sono invitate a segnalare in tempo reale eventuali casi o situazioni di rischio che possono riguardare ambiti ultra provinciali o regionali o di particolare complessità e rilevanza.
 
Particolare attenzione dovrà essere posta all’individuazione, in campo Iva, di illeciti quali l’utilizzo di false lettere d’intento e di quelli connessi agli acquisti intracomunitari. Sarà necessario intercettare tempestivamente le società cartiere, ricostruire la catena dei rapporti commerciali per arrivare al vero beneficiario e ai registi della frode. A questo proposito, terminata l’attività investigativa e quando ricorrono i presupposti, la circolare sottolinea l’importanza di procedere sempre, se non risulta possibile cessare d’ufficio la partita Iva, alla tempestiva esclusione dal sistema Vies dei soggetti coinvolti. Il Consiglio dell’Unione europea (regolamento 904/2010, articoli 22 e 23), infatti, impone agli Stati membri di garantire la completezza, l’esattezza e l’affidabilità dei dati presenti nel Sistema.
 
Un ulteriore ambito di intervento sul quale sarà focalizzata la massima attenzione è quello del contrasto ai fenomeni evasivi e fraudolenti caratterizzati dall’utilizzo di modelli F24 contenenti dati non veritieri e indebite compensazioni.
 
Verso l’adempimento spontaneo
In sintonia con le indicazioni dell’Ocse di rivedere le relazioni tra Amministrazione fiscale e contribuenti, nel corso del 2015 l’Agenzia ha inviato (tramite pec o posta ordinaria) più di 275mila comunicazioni derivanti da differenti tipologie di anomalie emerse da elaborazioni dei dati dichiarativi, mettendo così a disposizione del contribuente gli elementi e le informazioni di cui è in possesso e che lo riguardano, per stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea.
Nel 2016 saranno trasmesse ulteriori comunicazioni nei confronti di contribuenti Iva che:
  • nel corso del periodo d’imposta 2011, risultano aver percepito, in qualità di “esercenti”, ma non dichiarato, somme raccolte per mezzo di slot machine
  • dal confronto con le somme certificate dai propri sostituti nel modello 770 semplificato, risultano aver omesso, in tutto o in parte, di dichiarare i compensi percepiti per il periodo d’imposta 2012
  • presentano anomalie derivanti dall’incrocio dei dati dichiarati nel 2013 e quelli acquisiti dall’Agenzia delle Entrate attraverso lo spesometro.
Altre ancora saranno inviate:
  • entro il primo semestre 2016, nei confronti dei soggetti passivi Iva per i quali saranno emerse particolari anomalie nel triennio 2012, 2013 e 2014 sulla base dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore
  • entro il secondo semestre 2016, nei confronti dei contribuenti Iva per i quali risulta o la mancata presentazione della dichiarazione Iva relativa al 2015 o la presentazione della stessa con la compilazione del solo quadro Iva.  
Realizzazione del programma di cooperative compliance
Per i grandi contribuenti che desiderano assumere nei confronti dell’Amministrazione comportamenti improntati alla compliance fiscale, assume centrale importanza il ruolo di specifici presidi di tipo fiscale. L’esistenza di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, infatti, consente all’impresa di avere una visione costantemente aggiornata della propria posizione che, se supportata da trasparenza nei rapporti con l’Agenzia delle Entrate, può contribuire a eliminare, o quanto meno mitigare, le incertezze connesse alla gestione della variabile fiscale. 

Attuazione dei nuovi accordi di ruling internazionale e gestione delle richieste di patent box
Parola d’ordine, anche in questo caso, il dialogo. L’articolo 1 del Dlgs 147/2015 (“Disposizioni recanti misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese”) ha infatti inserito, nel Dpr 600/1973, l’articolo 31-ter, rubricato “Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale”, che sostituisce il precedente ruling di standard internazionale, ampliando le fattispecie che possono essere oggetto di valutazione da parte dell’Agenzia.
L’accordo preventivo, quindi, assume il ruolo di protagonista: una nuova modalità relazionale attraverso la quale l’Agenzia, per evitare manovre elusive da parte delle imprese, può regolare in anticipo il trattamento fiscale di alcune operazioni internazionali.
La fase propedeutica alla stipula dell’accordo preventivo e quella successiva sono caratterizzate da una procedura articolata. In entrambe, gli uffici dovranno verificare le circostanze di fatto e di diritto che sono poste a base dell’accordo e i mutamenti sostanziali che possono incidere sulla validità dello stesso.
Lo strumento dell’accordo preventivo è stato inoltre esteso dal legislatore al regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali (“patent box”).
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