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Normativa e prassi

La fattura ha l’Iva, ma non ci voleva:
per rimediare parola alla disciplina

Due tempi alternativi: correzione delle fatture errate con nota di variazione entro un anno dall’emissione o presentazione della richiesta di rimborso entro due anni dal versamento

expo milano

I termini per recuperare l’imposta relativa a una fattura emessa, erroneamente con Iva, nei confronti di una ditta estera che ha realizzato un padiglione a Expo Milano 2015 decorrono dalla data del provvedimento governativo con cui è stato riconosciuto all’impresa il ruolo di dirigente ed esecutore del progetto e non dalla data in cui la traduzione giurata del documento è stata eseguita e consegnata alla società emittente il documento fiscale.
 
È quanto precisa l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 498 pubblicata il 26 novembre 2019.
 
Con l’interpello in esame si torna, dunque all’Esposizione universale che si è tenuta a Milano nel 2015. La società istante riferisce di aver sottoscritto nel 2014 un contratto di appalto con un a ditta estera, non identificata ai fini Iva in Italia, per i lavori relativi alla realizzazione di un padiglione. Al momento dell’emissione della fattura nessun elemento faceva presupporre che la fornitrice potesse beneficiare del regime di non imponibilità ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e l’istante ha emesso fattura per i lavori con Iva.
Tuttavia, nel 2017, la stessa ditta reclamava la restituzione dell’Iva addebitatale in via di rivalsa, perché beneficiaria del regime di non imponibilità riconosciuto ai “Partecipanti ufficiali” dell’Expo. A giustificazione della sua istanza presentava, sempre nel 2017, la traduzione giurata del decreto governativo dal quale risultava che la stessa era interamente di proprietà statale, “dirigente” ed “esecutore del progetto” per la realizzazione del padiglione su mandato del Governo.
 
In sintesi, l’istante, restituita all’impresa estera l’imposta erroneamente addebitata in origine in via di rivalsa, chiede se, a sua volta, abbia diritto al rimborso di tale importo e che questo possa intendersi maturato dalla trasmissione alla stessa della traduzione giurata del decreto governativo su richiamato, cioè, dal 2017.
 
L’Agenzia, normativa alla mano, scarta la soluzione dell’istante e conferma quanto già chiarito con la risposta n. 115/2018. Il documento di prassi precisava che in caso di emissione di fattura con Iva nei confronti di un cliente beneficiario del regime di non imponibilità, è possibile rimediare all’errore, entro un anno dall’effettuazione dell’operazione, con una variazione in diminuzione, emettendo una nota di credito a favore dell’acquirente. Il meccanismo consente all’acquirente di recuperare l’imposta e al fornitore di detrarre il relativo importo.
Quest’ultimo può, in alternativa, chiedere il rimborso del tributo non dovuto in base all’articolo 30-ter, comma 1 del Dpr n. 633/1972, secondo cui “il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell'imposta non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione”.
 
Tornando all’interpello in esame, l’atto che legittima l’impresa a beneficiare del regime di non imponibilità ai fini Iva è il decreto governativo del 2014, con il quale le sono stati assegnati i compiti per la conduzione e lo svolgimento della realizzazione del padiglione per Expo 2015, e da quell’atto discende per l’istante la possibilità di emettere le fatture in regime di non imponibilità.
Pertanto, le fatture "errate" emesse dopo il 2014 potevano essere corrette mediante emissione di una nota di variazione entro il termine di un anno dalla data di emissione o, in alternativa, l’istante avrebbe potuto chiedere la restituzione dell'Iva addebitata ed erroneamente versata entro il termine di due anni dalla data del versamento.
Non rileva, dunque, la data in cui è stata eseguita la traduzione giurata o quando è stata consegnata all'istante, ma il provvedimento governativo con cui è stato riconosciuto all’impresa il ruolo di dirigente ed esecutore del progetto.

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