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Normativa e prassi

Gruppo Iva neo costituito: salve
le fatture dei singoli ante-adesione

In considerazione delle obiettive condizioni di incertezza secondo l’Agenzia si possono ritenere validi i comportamenti difformi posti in essere dalla nuova compagine societaria

iva

Le fatture di acquisto ricevute dal Gruppo Iva che non riportano la partita Iva del Gruppo stesso, bensì quella del singolo partecipante precedente all’adesione, si possono eccezionalmente ritenere valide ai fini della detrazione dell’imposta, purché non ci siano danni all’Erario per il mancato assolvimento dell’imposta, fermo restando la necessità di operare “a regime” la regolarizzazione delle stesse. È in sintesi la conclusione dell’Agenzia contenuta nella risoluzione n. 72/E del 1° agosto 2019.

Quesito
Il caso in esame riguarda una società che ha costituito il Gruppo Iva, le cui partite Iva dei soggetti partecipanti sono state associate alla partita Iva di Gruppo. I singoli partecipanti per la fatturazione delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi eseguite nei confronti del “Gruppo”, hanno comunicato ai propri fornitori la partita Iva del Gruppo e il codice fiscale del singolo acquirente (come previsto dall’articolo 3, comma 2 del decreto Mef del 6 aprile 2018).

I chiarimenti richiesti riguardano, in particolare, il coordinamento tra le norme riferite al Gruppo Iva (titolo V-bis del Dpr  n. 633/1972 e decreto del Mef del 06 aprile 2018), e le norme in tema di fatturazione delle operazioni previste nel Dpr n. 633/1972. In particolare, la società istante ritiene considerate corrette e valide, ai fini della registrazione e della detrazione Iva, le fatture ricevute per cessioni di beni e prestazioni di servizi resi nei confronti del Gruppo Iva che non riportano la partita Iva del Gruppo, ma bensì la partita Iva del singolo partecipante ante adesione al Gruppo Iva. Ciò senza che sia necessario effettuare alcun tipo di correzione/integrazione dell’intestazione formale del documento (nel caso specifico della partita Iva).

La tesi prospettata dall’istante si basa su una vecchia risoluzione relativa a un caso di scissione (risoluzione n. 183/1995), secondo la quale la circostanza che le fatture passive registrate dalla società beneficiaria di una scissione siano eventualmente intestate alla società scissa sarebbe irrilevante: la successione della società beneficiaria nei diritti e negli obblighi Iva relativi al ramo aziendale trasferito con la scissione non richiederebbe alcuna correzione dell’intestazione formale delle fatture passive, risultando evidente la continuità di gestione tra la società scissa e la beneficiaria. L’istante precisa che in via prudenziale per correggere le fatture ricevute ha proceduto ad emettere autofattura.

Risposta
L’Agenzia delle entrate, tuttavia, ritiene che la posizione giuridica delle società scisse sia diversa da quella della società istante. L’operazione di scissione, infatti, realizza un effetto successorio delle posizioni giuridiche attive e passive della società scissa in favore delle beneficiarie che, invece, nel Gruppo Iva non si verifica. Si risolve, infatti, in un regime opzionale che comporta il venir meno della soggettività passiva individuale di ciascun membro, ai soli fini Iva e per il tempo di efficacia dell’opzione.
Pertanto, secondo il parere dell’Agenzia, il “Gruppo” che riceve una fattura con errata indicazione della partita Iva deve provvedere alla sua regolarizzazione per la registrazione e il conseguente diritto alla detrazione dell’Iva, anche se si tratta della partita Iva ante-adesione di una delle società del Gruppo. La fattura ricevuta dal Gruppo Iva che riporta la partita Iva del singolo aderente è, infatti, da considerarsi irregolare e deve essere corretta mediante la modalità indicata all’articolo 6, comma 8 lettera b) Dlgs n. 471/1997). In proposito, il provvedimento del direttore dell’Agenzia del 30 aprile 2018 ha chiarito le modalità di regolarizzazione dell’operazione.

L’Agenzia, ferma la necessità di operare “a regime” la regolarizzazione delle fatture riportanti la partita Iva dei partecipanti, ritiene, tuttavia, che sussistano dei margini di incertezza della disciplina, dovuti in primo luogo alla natura comunitaria delle disposizioni sul Gruppo Iva e, inoltre, ravvisabili nel fatto che le partite Iva degli aderenti al Gruppo rimangono “attive” anche dopo l’operazione di adesione allo stesso. In un recente comunicato congiunto tra Entrate e Dogane, infatti, è stato chiarito che con la costituzione del Gruppo Iva gli aderenti al gruppo mantengono la titolarità delle autorizzazioni di rilevanza doganale (i singoli soggetti possono presentare le dichiarazioni doganali, così come possono utilizzare in dogana il plafond Iva, nei limiti degli importi spettanti al Gruppo Iva medesimo).

In conclusione,  considerando le oggettive condizioni di incertezza operative, l’Agenzia ritiene che eventuali comportamenti difformi posti in essere prima della risoluzione in esame possano essere fatti salvi, purché non riguardino il mancato assolvimento dell’imposta dovuta.

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