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Normativa e prassi

Immobilizzazioni finanziarie modifiche normative su svalutazioni e minusvalenze

Non assume rilevanza l'eventuale riclassificazione tra le voci dell'attivo circolante

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L'Agenzia chiarisce l'ambito oggettivo di applicazione delle disposizioni del decreto legge n. 209/2002 relative alla disciplina delle svalutazioni delle partecipazioni e delle minusvalenze realizzate, dando esclusiva rilevanza al tenore letterale della norma in commento: si riferiscono esclusivamente alle partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie non negoziate in mercati regolamentati (risoluzione n. 72/E del 25 marzo 2003).

Il caso
Una società esercente l'attività di fabbricazione e vendita di serrature e affini nell'ambito di un gruppo operante nell'area della meccanica di precisione intende procedere a una riorganizzazione delle attività produttive e alla razionalizzazione delle proprie strutture avendo come probabile obiettivo finale la quotazione in borsa.
In sede di razionalizzazione della struttura del gruppo, verrebbero adottate altre misure societarie, tra le quali la successiva cessione di partecipazioni detenute dalla società istante, oppure la liquidazione di una società del gruppo.

A tal proposito, la società ha chiesto di conoscere la corretta interpretazione dell'articolo 1 del decreto legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito con modificazioni dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, che apporta rilevanti modifiche alla determinazione del valore minimo delle partecipazioni e alla deducibilità delle minusvalenze realizzate.
Più precisamente, a parere della società istante le disposizioni richiamate - articolo 1, comma 1, lettera a), e comma 4, del decreto legge n. 209/2002 - si riferiscono esclusivamente alle partecipazioni che costituiscono attività finanziarie immobilizzate non negoziate in mercati regolamentati, escludendo perciò le attività finanziarie non immobilizzate.

Il commento
Il dubbio interpretativo sollevato dall'istante nasce probabilmente dal fatto che l'articolo 1, comma 1, lettera a) del decreto legge n. 209/2002 cita l'articolo 61, comma 3 del Tuir, che disciplina la determinazione dal valore minimo dei titoli non immobilizzati.
Quest'ultima norma viene citata solo per rinvio, ossia perché richiamata, ai fini della valutazione delle partecipazioni costituenti immobilizzazioni finanziarie, dal successivo articolo 66, commi 1-bis e 1-ter del Tuir.

Ciò che, peraltro, viene ribadito chiaramente dall'Agenzia è che nell'interpretazione delle disposizioni del citato decreto legge non si può prescindere dal dato letterale delle medesime, laddove il legislatore si avvale della definizione (sia al comma 1, lettera a) dell'articolo 1, sia al comma 4 dello stesso articolo), di "partecipazioni, che costituiscono immobilizzazioni finanziarie".
Di esclusiva rilevanza diviene, quindi, la classificazione civilistica originaria delle partecipazioni, nel bilancio della società, tra le immobilizzazioni finanziarie, a prescindere dalla loro entità ossia dalla quota di partecipazione al capitale posseduta.

Giova ricordare che, ai sensi dell'articolo 2424-bis, primo comma del codice civile devono essere iscritti tra le immobilizzazioni "gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente".
In via generale, si ritiene che una partecipazione si considera destinata a essere utilizzata durevolmente da un'impresa quando sia destinata a essere gestita come stabile investimento nel patrimonio aziendale e a creare un legame permanente utile a favorire lo sviluppo dell'attività della partecipante.

In merito alla problematica della classificazione civilistica, la circolare n. 7/E del 5 febbraio scorso, al punto 13, dà ulteriori chiarimenti sull'applicabilità del comma 4, dell'articolo 1 del decreto legge n. 209, con riferimento alla sussistenza dell'obbligo di dichiarare con le apposite formalità procedurali le minusvalenze realizzate su cessioni di partecipazioni immobilizzate, in caso queste fossero state riclassificate, in vista della loro prossima vendita, tra le voci dell'attivo circolante.
A parere dell'amministrazione finanziaria, anche nel caso di riclassificazione della voce, assume esclusivo rilievo l'originaria iscrizione delle partecipazioni tra le immobilizzazioni finanziarie, a nulla rilevando che le medesime siano state successivamente inserite tra le voci dell'attivo circolante.
L'Agenzia specifica, inoltre, che la ratio sottesa alle norme del decreto legge che introducono le modifiche alla disciplina sulla determinazione del valore minimo delle partecipazioni con riferimento esclusivo alle sole immobilizzazioni finanziarie negoziate in mercati non regolamentati è di evidente natura antielusiva, così come chiarito anche dalla circolare n. 85/E del 26 novembre 2002.
L'intento perseguito dal legislatore con la sterilizzazione delle diminuzioni patrimoniali è, quindi, di:
  • evitare i fenomeni di "monetizzazione" del credito d'imposta attribuito con la distribuzione dei dividendi
  • scongiurare ogni effetto svalutativo riconducibile alla corrispondente diminuzione del patrimonio netto della partecipata
  • impedire che l'imputazione di accantonamenti fiscalmente non deducibili a conto economico o di costi a titolo di ammortamento dell'avviamento conducano a una perdita solo civilistica a fronte della quale si possa operare una svalutazione fiscalmente legittima della partecipazione corrispondente.

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