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Normativa e prassi

Intermediari chiamati in cassa
per le polizze estere assicurative

Se la compagnia straniera non esercita l’apposita opzione, obbligo di sostituzione tributaria per banche e fiduciarie che riscuotono i redditi derivanti da tali contratti

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Con la circolare n. 41/E del 31 ottobre, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i chiarimenti circa l’applicazione dell’articolo 68 del decreto legge n. 83/2012 (“decreto crescita”) che riguarda le polizze assicurative estere.
 
L’obbligo di sostituzione tributaria
L’articolo 68, entrato in vigore il 12 agosto, ha introdotto un obbligo di sostituzione tributaria per i soggetti attraverso i quali sono riscossi i redditi di capitale di natura assicurativa erogati da soggetti non residenti.
L’obbligo impatta su due fronti: da una parte sull’applicazione dell’imposta sostitutiva dovuta al momento dell’erogazione delle prestazioni assicurative e, dall’altra, sull’anticipo di tale imposta da corrispondere annualmente con riferimento all’imposta sul valore del contratto assicurativo.
In sostanza, viene equiparato il trattamento fiscale delle polizze stipulate dalle compagnie estere operanti nel territorio dello Stato in regime di libera prestazione di servizi (Lps), che non hanno optato per gli adempimenti da sostituto di imposta (direttamente o tramite un rappresentate fiscale) ai sensi dell’articolo 26-ter del Dpr 600/1973, con quello previsto per le polizze di assicurazione italiane.
Infatti, allo stato attuale, le polizze estere godono solo su base opzionale di un regime fiscale analogo a quello previsto per le polizze stipulate con imprese di assicurazione residenti.
 
L’intervento nella riscossione dei redditi di capitale di natura assicurativa
La nuova disposizione amplia la platea dei soggetti tenuti agli obblighi fiscali in materia di polizze di assicurazione estere estendendo tali adempimenti anche ai sostituti d’imposta di cui all’articolo 23 del Dpr 600/1973 (soprattutto banche e società fiduciarie) “attraverso i quali sono riscossi i redditi derivanti da tali contratti”.
A tale proposito, l’Agenzia chiarisce che, per l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo 26-ter del Dpr 600/1973, l’incarico alla riscossione delle polizze assicurative estere può essere conferito tanto dal cliente quanto dall’impresa estera, ma in ogni caso ciò che rileva è il mero accredito dell’importo corrispondente al riscatto della polizza per il tramite di un intermediario residente.
Mentre, per quanto concerne l’imposta sul valore delle polizze assicurative estere, viene precisato che tale imposta deve essere applicata anche dai soggetti attraverso i quali sono riscossi i redditi derivanti dai contratti di assicurazione esteri, quando questi operano quali sostituti di imposta su incarico del contribuente o della compagnia estera.
 
Esercizio dell’opzione da parte della compagnia estera
Ciò vale sempre nell’ipotesi in cui la compagnia estera non si avvalga della facoltà di provvedere agli adempimenti di sostituzione tributaria. Se la compagnia estera ha esercitato o eserciterà l’opzione, è tenuta, al pari delle imprese di assicurazione italiane, a corrispondere l’imposta sulle riserve matematiche iscritte in bilancio relative ai rami vita, che rappresenta un anticipo delle ritenute e imposte sostitutive previste sui redditi di capitale di natura assicurativa.
Gli intermediari, invece, non potranno che calcolare l’imposta sul valore del contratto assicurativo e il contraente deve fornire la relativa provvista.
 
Tuttavia, in considerazione della decorrenza retroattiva dell’imposta sul valore delle polizze al periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2011, è prevista una sorta di riammissione in termini (senza applicazione di sanzioni) per le compagnie di assicurazione estere che intendano esercitare l’opzione per tale periodo, nonostante sia scaduto il termine per il versamento dell’imposta sulle riserve matematiche.
E’, infatti, previsto che il versamento eseguito dalla compagnia estera entro il prossimo 16 novembre costituisce un “comportamento concludente” ai fini dell’esercizio dell’opzione per gli adempimenti di sostituzione tributaria, limitato, tuttavia, al versamento dell’imposta sulle riserve matematiche relative al ramo vita iscritte in bilancio al 31 dicembre 2011.
In questo caso, la sostituzione tributaria della compagnia estera ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva prevista dall’articolo 26-ter del Dpr 600/1973 opera per i redditi di capitale derivanti dai contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione che saranno erogati a partire dalla data del versamento dell’imposta sulle riserve matematiche.
Verificatasi questa ipotesi, il contraente viene sollevato dall’onere della provvista per l’imposta in questione e, pertanto, la compagnia avrà cura di comunicare al contraente e/o all’intermediario l’avvenuto esercizio dell’opzione tramite il versamento, nonché di indicare l’opzione nel modello di dichiarazione dei sostituti di imposta e degli intermediari relativo all’anno 2012 (modello 770/2013).
 
L’imposta sul valore dei contratti
Nella circolare, particolare attenzione è dedicata all’imposta sul valore del contratto per la quale, come accennato, il contraente deve fornire la provvista all’intermediario del quale si avvale per la riscossione dei redditi derivanti dalle polizze assicurative estere. L’Agenzia precisa che, in assenza della provvista, gli intermediari devono segnalare, nella dichiarazione modello 770 ordinario, i nominativi dei contraenti nei cui confronti non è stata applicata l’imposta.
Nei confronti dei contribuenti segnalati all’Agenzia delle Entrate, l’imposta è riscossa mediante iscrizione a ruolo ai sensi dell’articolo 14 del Dpr 602/1973 e la sanzione si applica nella misura del 30% dell’imposta non versata, secondo quanto previsto per la fattispecie di omesso versamento delle imposte dirette di cui al Dlgs 471/1997.
Naturalmente, sarà sanzionato l’intermediario che, pur disponendo della provvista, non effettui in tutto o in parte il versamento ovvero lo effettui oltre il termine previsto.
 
Un altro aspetto di rilievo riguarda le ipotesi in cui l’imposta complessivamente anticipata dal contraente (anche a seguito di versamento tramite ruolo) risulti eccedente rispetto a quella dovuta sui redditi di capitale liquidati al momento dell’erogazione della prestazione assicurativa. In questo caso, l’intermediario, operando nella qualità di sostituto d’imposta, è tenuto a restituire al contraente l’eccedenza di imposte versate annualmente. Tale restituzione determina un credito di imposta in capo al sostituto, che potrà recuperate secondo le regole ordinarie previste per tali soggetti in base alle disposizioni di cui al Dpr 445/1997.
 
Stesso discorso vale anche nell’ipotesi in cui il contraente affidi l’incarico della riscossione dei redditi a un intermediario diverso da quello che ha precedentemente versato l’imposta annua sul valore della polizza. L’intermediario uscente è tenuto a certificare le somme ricevute e versate per consentire al contraente di utilizzarle a scomputo dell’imposta sostitutiva dovuta al momento della prestazione, mentre l’intermediario che subentra restituirà al contraente l’eventuale eccedenza di imposte versate.
 
La posizione del contraente è altresì tutelata anche qualora, successivamente al versamento dell’imposta in esame, la compagnia di assicurazione decida di optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo 26-ter del Dpr 600/1973.
Anche in questo caso, l’intermediario è tenuto a rilasciare al contraente la certificazione delle somme versate per conto dello stesso, che la compagnia dovrà, prioritariamente, scomputare dall’imposta dovuta in sede di erogazione della prestazione assicurativa.
 
Alla luce di quanto illustrato, emerge che l’obbligo di sostituzione tributaria introdotto dall’articolo 68 del decreto comporta, pertanto, una gestione di tipo analitico di tali contratti a carico degli intermediari, anziché una gestione “per massa” come quella prevista per le compagnie assicurative estere (che esercitano l’opzione per operare come sostituto d’imposta) e italiane, per le quali, invece, l’imposta sulle riserve matematiche rappresenta un’imposta propria.
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