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Normativa e prassi

Iva al 5% per le prestazioni ai migranti
presso il centro di accoglienza sociale

La qualifica di Onlus di diritto, in tal caso, consente di scegliere il trattamento fiscale più vantaggioso soltanto per i tributi diversi dall’imposta sul valore aggiunto

bambini

Sconta l’Iva al 5% e non può optare per la non imponibilità prevista per le Onlus la società cooperativa che svolge attività di convitto e alloggio nei confronti, principalmente, di minori stranieri non accompagnati, affidati temporaneamente al Comune nel cui territorio sono stati ritrovati. È il chiarimento fornito dall’Agenzia delle entrate con la risposta 240/2019.

 

Il quesito
Le prestazioni, precisa la cooperativa che propone l’interpello, sono effettuate sulla base di accordi economici o convenzioni stipulate con l’ente locale e prevedono non solo l’accoglienza, il vitto e l’alloggio dei ragazzi, ma anche la realizzazione di progetti di inserimento sociale e lavorativo.
I Comuni versano mensilmente la quota stabilita a titolo di retta pro capite, onnicomprensiva dei servizi, per ogni giorno di presenza dell’assistito nel Centro.
La società chiede se, alla luce dell’evoluzione normativa che di recente ha interessato il settore e, in particolare, rispetto alla qualificazione di Onlus di “diritto” delle cooperative sociali, le prestazioni di convitto e formazione rese presso il Centro debbano essere assoggettate a Iva, con aliquota ridotta al 5%, oppure, in alternativa, possano beneficiare dell’esenzione d’imposta riconosciuta alle Onlus dall’articolo 10, comma 8, del Dlgs n. 460/1997.

Onlus, ma con Iva
In effetti sono molti gli interventi legislativi che hanno modificato la disciplina del settore e le regole ora in vigore contrastano con le conclusioni dell’istante che prevedono la non imponibilità delle prestazioni.
L’excursus normativo dell’Agenzia inizia dalla lettera b), comma 960, della legge di stabilità 2016 che ha abolito l’aliquota del 4% per le prestazioni di natura sociale svolte da cooperative e loro consorzi direttamente oppure tramite appalto o convenzione, e continua con la lettera c) dello stesso comma che ha introdotto la nuova aliquota del 5% per le prestazioni dei numeri 18), 19), 20), 21) e 27-ter), dell’articolo 10, primo comma, del decreto Iva, svolte a favore dei soggetti indicati nello stesso numero 27-ter) da cooperative sociali e loro consorzi.
A seguire, infine, il comma 962, ha eliminato la possibilità per le cooperative sociali di scegliere, quali Onlus “di diritto”, il trattamento fiscale più favorevole tra l’esenzione o l’imponibilità ad aliquota del 4% per le attività svolte.

Dall’analisi della normativa riformata e confermando quanto già chiarito con la circolare n. 31/2016, l’Agenzia risolve il caso affermando che le prestazioni rese dalla cooperativa sociale sono sottoposte all’aliquota del 5% introdotta dalla Stabilità 2017, senza possibilità di optare per la non imponibilità.
Riguardo alla qualifica di Onlus “di diritto”, la norma non è cambiata, ma per quanto riguarda le cooperative sociali possono farla entrare in gioco per scegliere il trattamento fiscale più favorevole soltanto per i tributi diversi dall’Iva.
L’Amministrazione finanziaria precisa che, in ogni caso, le attività socio-assistenziali rese nei confronti dei migranti e fatturate con Iva al 5% agli enti che le finanziano consentono di detrarre l’Iva assolta a monte sugli acquisti di beni e servizi necessari per effettuare le stesse prestazioni.

Infine, il documento ricorda che con le modifiche apportate al Codice del terzo settore, la definizione Onlus è sostituita dalle parole “enti del Terzo settore di natura non commerciale”, tra i quali non sono ricomprese le cooperative sociali.

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