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Normativa e prassi

Iva, assistenza domiciliare esente anche se fornita indirettamente

Il regime agevolativo trova applicazione "oggettivamente" a prescindere dalle modalità di effettuazione delle prestazioni

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L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 43/E del 2 novembre, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento tributario, agli effetti dell'Iva, applicabile ad alcune prestazioni sociali e socio-sanitarie effettuate nei confronti di determinate categorie di soggetti svantaggiati.
In particolare, è stato precisato che le prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili rese dai soggetti specificatamente indicati nell'articolo 10, numero 27-ter, del Dpr n. 633 del 1972 rientrano nella disposizione di esenzione dall'Iva sia se rese direttamente che in esecuzione di contratti di appalto o convenzioni; l'esenzione, cioè, è applicabile in maniera oggettiva.


Sostanzialmente, si è imposta la necessità di precisare il regime Iva applicabile alle predette prestazioni in ragione delle diverse modifiche normative intervenute nel tempo.
Infatti, il citato numero 27-ter dell'articolo 10 al 31 dicembre 1997 prevedeva l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto per le prestazioni innanzi ricordate rese da determinati organismi di diritto pubblico, da istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica (previste dall'articolo 41 della legge 833/1978) o da enti aventi finalità di assistenza sociale "sia direttamente che in esecuzione di appalti, convenzioni e contratti in genere".
Ciò significava che l'esenzione era prevista per le prestazioni sia se rese direttamente dai soggetti indicati dalla norma sia se effettuate dagli stessi avvalendosi di soggetti terzi attraverso appalti, convenzioni o contratti in genere; sostanzialmente, ricadeva nell'esenzione anche il corrispettivo previsto da eventuali atti negoziali con il quale veniva affidato il servizio.

Successivamente, il legislatore provvide a modificare la disposizione presente nel numero 27-ter prevedendo specificamente che l'esenzione si rendeva applicabile per le prestazioni rese "direttamente" dai soggetti sopra indicati e anche dalle Onlus.

Con un successivo intervento normativo è stata soppressa la parola "direttamente"; ciò ha creato, come prima evidenziato, una situazione di incertezza tra gli operatori del settore circa l'interpretazione da dare alla normativa in argomento nella sua attuale formulazione.

Con la circolare n. 43/E, pertanto, l'Agenzia delle Entrate ha fornito l'interpretazione ufficiale e quindi una maggiore chiarezza circa la portata dell'articolo 10, n. 27-ter, del Dpr n. 633/72.
Detto orientamento dell'Amministrazione finanziaria, come emerge dalla stessa circolare, è stato suffragato dall'Avvocatura generale dello Stato, la quale, interpellata al riguardo dalla stessa Agenzia, ha precisato che la circostanza che il legislatore nel sopprimere anche la parola "direttamente" dal contesto della disposizione in argomento non abbia contestualmente reintrodotto la formula precedente che faceva riferimento sia all'effettuazione diretta che indiretta attraverso appalti, convenzioni, eccetera, non rappresenta una voluntas legis di prevedere l'esenzione unicamente alle prestazioni rese in via diretta da parte dei soggetti espressamente indicati dalla norma dell'articolo 10, e ciò proprio in relazione alla circostanza che all'attuale formulazione della disposizione il legislatore è giunto attraverso anche la soppressione della previsione che limitava l'esenzione dall'imposta, ossia attraverso il venir meno del "direttamente".
Quindi, con riferimento all'attuale dizione letterale dell'articolo 10, n. 27-ter, del Dpr n. 633/72, esso va letto come se si fosse ritornati all'originaria formulazione, che contemplava l'esenzione dall'Iva per le prestazioni sociali previste dalla norma rese dai soggetti indicati a prescindere dalle modalità di esecuzione delle stesse.

In definitiva, il chiarimento fornito dall'Agenzia con la circolare 43/E modifica l'orientamento sull'interpretazione da dare alla normativa in esame - tra l'altro corretto in relazione alla formulazione dell'articolo 10 all'epoca vigente - precedentemente espresso con la circolare ministeriale n. 168/E del 1998, la quale aveva sostenuto che le prestazioni di cui trattasi, rese dalle Onlus in favore delle predette categorie di soggetti svantaggiati in esecuzione di contratti o convenzioni conclusi con soggetti terzi, andavano assoggettati a Iva nella misura ordinaria.
Pertanto, alla luce delle precisazioni fornite dalla circolare n. 43/E, detto orientamento deve ritenersi superato, in quanto la norma va interpretata in senso oggettivo, ossia a prescindere dalle modalità di svolgimento delle prestazioni.
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