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Normativa e prassi

Lite pendente su Tremonti ambiente:
sanabile con la definizione agevolata

Per superare il divieto di cumulo con le tariffe incentivanti previste dal IV Conto energia, però, occorre la totale rinuncia al beneficio fiscale goduto in dichiarazione

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È possibile regolarizzare una controversia pendente relativa alla “Tremonti ambiente” con la definizione agevolata delle liti prevista dal Dl 119/2018. Tuttavia, per superare anche l’incumulabilità tra il beneficio fiscale e la tariffa incentivante, sembra necessario pagare integralmente (e non in misura ridotta) l’imposta contestata. È questa, in sintesi, la soluzione operativa prospettata dall’Agenzia nella risposta n. 102/2019.


Quesito
A rivolgersi all’Amministrazione è un contribuente che in relazione alla realizzazione di un impianto fotovoltaico ha beneficiato delle tariffe incentivanti (IV Conto energia) e dell’agevolazione fiscale nota come “Tremonti ambiente”.
Successivamente, l’Agenzia delle entrate ha emesso nei suoi confronti un avviso di accertamento con il quale ha recuperato integralmente l’ammontare della detassazione indicata nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2011.
L’istante ha impugnato l’avviso di accertamento e attualmente il relativo giudizio è sospeso per l’eventuale definizione agevolata delle liti tributarie.
Stante il divieto di cumulo tra “Tremonti ambiente” e tariffa incentivante (affermata dal Gestore dei servizi energetici con news del 22 novembre 2017), l’interpellante intende rinunciare all’agevolazione fiscale per poter continuare a beneficiare della tariffa.
A tal proposito, si rivolge all’Agenzia per sapere se è possibile effettuare la rinuncia avvalendosi della definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti. In caso di risposta negativa, chiede che gli vengano indicate le modalità con le quali effettuare validamente la rinuncia. In ogni caso, la società ritiene che non siano dovute le sanzioni amministrative in applicazione dell’esimente dell’obiettiva incertezza relativa alla facoltà di cumulo delle due agevolazioni.

Risposta
Innanzitutto, l’Amministrazione ricorda che la “Tremonti ambiente” (introdotta dalla Finanziaria 2001 – articolo 6, commi 13-19, legge 388/2000, ora abrogati) era un regime di detassazione per le piccole e medie imprese che avessero realizzato investimenti ambientali, tra cui quelli in impianti fotovoltaici.
Il Gestore dei servizi energetici, con news del 22 novembre 2017, ha affermato che questa agevolazione fiscale non è cumulabile con le tariffe incentivanti previste dal III, IV e V “Conto Energia” e per continuare a usufruire di queste ultime, il contribuente responsabile dell’impianto deve manifestare all’Agenzia delle entrate la volontà di rinunciare alla “Tremonti ambiente” entro il 31 dicembre 2019.
Peraltro, nel caso concreto oggetto dell’istanza di interpello, all’istante, con avviso di accertamento relativo al periodo d’imposta 2011, è stato contestato l’utilizzo dell’agevolazione fiscale per carenza dei requisiti oggettivi (avviso impugnato e con giudizio attualmente sospeso).

Sula base di queste premesse, l’Agenzia ritiene che la società possa definire in forma agevolata la controversia ricorrendo alla definizione delle liti pendenti disciplinata dall’articolo 6, Dl 119/2018 versando un importo pari al 90% della maggiore imposta accertata e in contestazione: il beneficio, quindi, consiste nella riduzione del 10% dell’imposta e nell’azzeramento di sanzioni e interessi.

Per quanto riguarda, invece, l’idoneità della definizione agevolata a rimuovere l’incumulabilità tra la “Tremonti ambiente” e la tariffa incentivante, l’Agenzia sottolinea che si tratta di valutazioni non rientranti propriamente nella sua sfera di competenza. Tuttavia, sulla base delle indicazioni fornite dal Gestore dei servizi energetici, secondo le Entrate non sembra sufficiente quanto dovuto per la chiusura della lite tributaria, ma occorrerebbe la totale rinuncia all’agevolazione fiscale goduta nella dichiarazione dei redditi. Di conseguenza, qualora voglia ottenere non solo la definizione della controversia tributaria, ma anche la rimozione della preclusione rispetto al godimento della tariffa incentivante, l’istante dovrebbe pagare integralmente l’imposta in contestazione (con le stesse modalità previste per la definizione della lite).

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