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Normativa e prassi

Nell'affrancamento del disavanzo entra anche l'effetto tributario

Riallineabile il maggior valore dell'immobilizzazione generatosi dall'iscrizione della fiscalità differita

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L'affrancamento delle differenze fra valori civilistici e fiscali, emergenti a seguito di una fusione per incorporazione, può estendersi anche ai maggiori importi derivanti dalla rilevazione della fiscalità differita.
E' il principale chiarimento arrivato dall'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 50/E del 11 giugno.

L'operazione straordinaria al centro del documento interpretativo aveva generato un disavanzo da annullamento che era stato imputato agli impianti delle società "acquisite". Impianti, il cui valore civilistico cresceva ulteriormente per effetto della loro esposizione in bilancio per un valore che comprendeva (oltre al disavanzo) le imposte differite, calcolate sul disallineamento.
L'Oic 4 impone, infatti, la rilevazione della fiscalità differita generata dalle differenze temporanee fra valori civilistici e fiscali. A fronte, ad esempio, dell'imputazione del disavanzo agli immobili per un valore complessivo di 100, si genereranno (data l'irrilevanza fiscale di questi 100) imposte differite per {100 : [1 - (aliquota unitaria Ires + aliquota unitaria Irap)] - 100}1. Cioè, 45,77. Valore che sarà addebitato agli immobili e accreditato al fondo imposte differite.
L'Agenzia ha, come anticipato, riconosciuto - nel presupposto di una corretta applicazione dei principi contabili - l'affrancabilità, dietro il pagamento dell'imposta sostitutiva prevista dall'articolo 176, comma 2-ter del Tuir, anche di tale maggior valore.

Una soluzione, quella di attrarre nella disciplina dell'affrancamento tutti i disallineamenti relativi alle immobilizzazioni materiali e immateriali che si originano in occasione di operazioni di fusione, che l'Amministrazione ha giudicato esattamente in linea con quanto voluto dallo stesso legislatore. Tanto che, nella relazione illustrativa al decreto attuativo della disciplina, l'intervento normativo era stato descritto come volto "alla eliminazione, mediante opzione, dei disallineamenti tra i valori contabili e quelli fiscali, nell'ottica del rafforzamento, sotto il profilo dell'identità dei valori, del c.d. principio di derivazione e della conseguente semplificazione degli adempimenti".

Il periodo di sorveglianza
La risoluzione ha affrontato anche il tema del recapture, il meccanismo, cioè, per cui gli effetti del riallineamento si perdono in caso di "realizzo" dei beni entro la fine del terzo periodo d'imposta successivo a quello di esercizio dell'opzione (periodo di sorveglianza).
Il dubbio era originato dalla circostanza che l'incorporante, in quanto esercitante l'attività di distribuzione del gas, al termine della concessione sarà tenuta a trasferire, senza corrispettivo, la proprietà delle reti di distribuzione (gli impianti su cui sono stati iscritti i maggior valori, poi affrancati) al Comune (solo quando l'ente locale avrà assegnato il servizio a un nuovo gestore, quest'ultimo sarà tenuto a corrispondere un rimborso al precedente gestore "in misura pari all'eventuale valore residuo degli ammortamenti di detti investimenti risultanti dai bilanci del gestore uscente (...) al netto degli eventuali contributi pubblici a fondo perduto").

L'Agenzia delle Entrate ha ricondotto questo passaggio fra le "cessioni a titolo oneroso" (articolo 86, comma 1, lettera a), del Tuir). Circostanza che, da un lato, legittima l'incorporante (di fronte a un corrispettivo nullo) a dedurre la minusvalenza originatasi; dall'altro, lo farebbe decadere dai "benefici" del riallineamento nel caso di trasferimento al Comune prima del quarto anno anteriore all'esercizio della relativa opzione.
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[1] Il calcolo deriva dalla soluzione della seguente equazione: x – (aliquote Ires/irap)x = disavanzo imputato al bene; dove con “x” si individua il valore che il bene su cui è stato imputato il disavanzo dovrà avere, comprensivo della fiscalità differita.
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