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Normativa e prassi

PA: non evitano l’imposta di bollo
le forniture tramite mercato digitale

Gli scambi di documenti elettronici tra le parti confermano il rapporto contrattuale e si concludono con la stipula di un contratto che ha valore di scrittura privata

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Pagano l’imposta di bollo i documenti di offerta e accettazione, redatti in formato elettronico, scambiati tra enti e fornitori all’interno del Mercato elettronico della pubblica amministrazione (Mepa) per l’approvvigionamento di beni e servizi.
Così risponde l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 96/E del 16 dicembre, a una società che ritiene lo scambio telematico tra le due parti non equiparabile alla conclusione di un vero e proprio contratto, perché sul documento conclusivo compare soltanto la firma digitale di chi lo ha emesso, mentre manca la firma della controparte.
Questa circostanza, secondo l’interpellante, farebbe ricadere l’atto non tra quelli indicati nell’articolo 2 della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972, che stabilisce l’applicazione dell’imposta di bollo per le “Scritture private contenenti convenzioni o dichiarazioni anche unilaterali con le quali si creano, si modificano, si estinguono, si accertano o si documentano rapporti giuridici di ogni specie, descrizioni, constatazioni e inventari destinati a far prova tra le parti che li hanno sottoscritti”, ma tra quelli del successivo articolo 24 della tariffa, parte seconda, per i quali il tributo è previsto solo in caso d’uso, ossia gli “Atti e documenti di cui all'articolo 2 redatti sotto forma di corrispondenza o di dispacci telegrafici, ancorché contenenti clausole di cui all' articolo 1341 del codice civile”.
 
Di parere diverso l’Agenzia delle Entrate, che non ritiene inseribili nel secondo gruppo (atti sotto forma di corrispondenza, dispacci telegrafici, eccetera) le offerte delle ditte e le accettazioni delle Amministrazioni.
Si tratta, infatti, di transazioni che seguono una particolare procedura informatica utilizzando la piattaforma Mepa, alla quale possono accedere soltanto le Pa e le ditte abilitate. Quest’ultime, a seguito di specifiche richieste degli enti, presentano, attraverso il sistema, i loro prodotti o servizi, sotto forma di cataloghi.
A questo punto l’Amministrazione che ha lanciato l’offerta fa la sua scelta e conclude il contratto con il “documento di stipula” e tale atto, anche se firmato soltanto dall’acquirente in forma digitale, chiarisce la risoluzione, “è sufficiente ad instaurare il rapporto contrattuale”.
La ditta che vende, pubblicando l’offerta, ha già, infatti, esplicitato chiaramente la sua volontà.
 
A confermare ciò, l’articolo 328 del Dpr 207/2010, che disciplina questo tipo di operazioni in conformità alla normativa europea, prevede che “Il contratto è stipulato per scrittura privata, che può consistere anche nello scambio dei documenti di offerta e accettazione firmati digitalmente dal fornitore e dalla stazione appaltante”.
Quindi, l’accordo avvenuto su piattaforma Mepa equivale a una scrittura privata che “merita” l’imposta di bollo, ai sensi dell’articolo 2, della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972.
Del resto, il documento di accettazione dell’offerta inviato in fac-simile alla controparte, contiene tutti gli elementi tipici del contratto: dati identificativi, luogo di consegna, informazioni per la fatturazione, eccetera.
 
A pagare il Bollo è l’operatore che si è aggiudicata la fornitura ed è lui il responsabile del “rispetto delle norme” relative al tributo, come previsto dall’articolo 53 delle “Regole del sistema di e-procurement della Pubblica Amministrazione”, pubblicate sul sito www.acquistinretepa.it.
 
Niente imposta, invece, chiarisce la risoluzione, per le proposte che non hanno esito perché non sono seguite dal documento di accettazione e, quindi, non producono effetti giuridici.
 
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