Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Normativa e prassi

Partita Iva aperta finché i “conti”
non sono definitivamente chiusi

Per dare un taglio non basta cessare l’attività autonoma. La disciplina Irap, Iva e dirette non vieta all’impiegato pubblico di mantenerne l’attribuzione per le prestazioni ante-assunzione

we are closed

I contribuenti ex professionisti, assunti poi con contratto di lavoro dipendente pubblico a tempo pieno, non possono chiudere la partiva Iva fino a quando non saranno completamente estinti i rapporti connessi alla precedente attività. Per ridurre i tempi possono anticipare la fatturazione delle prestazioni rese e, quindi, l’esigibilità dell’Iva rispetto al momento effettivo dell’incasso.
È il chiarimento fornito dall’Agenzia delle entrate con la riposta n. 20, pubblicata il 29 novembre 2019, nell’ambito di una consulenza giuridica.
 
Il dubbio riguarda alcuni lavoratori dipendenti, assunti per concorso e che prima svolgevano un’attività professionale autonoma. Al momento dell’entrata in servizio gli ex professionisti dovevano ancora incassare alcuni corrispettivi relativi alla precedente attività e maturati prima dell’avvio del nuovo lavoro. Chi presenta l’interpello chiede se i nuovi impiegati dovranno o potranno mantenere la partita Iva per il periodo strettamente necessario alla conclusione dei rapporti, ancora in sospeso, rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
 
L’Agenzia delle entrate premette che sull’argomento sia l’Amministrazione finanziaria che la giurisprudenza si è espressa più volte.
In particolare, il documento di prassi richiama e conferma quanto già affermato con la circolare n. 11/2007 e la risoluzione n. 232/2009 (vedi articolo “Professionisti. Il credito in piedi tiene la partita ancora aperta”).
In estrema sintesi, i due documenti di prassi chiariscono che, ai fini Iva, l’attività del professionista non può ritenersi cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ossia fino a quando non siano stati definiti tutti i rapporti giuridici pendenti connessi alle passate prestazioni professionali, compresi la riscossione di eventuali crediti. Insomma, per chiudere la partita Iva non basta che il contribuente cessi di svolgere la professione.
A supporto, l’Agenzia richiama anche la giurisprudenza di Cassazione e, in particolare, la sentenza a sezioni unite n. 8059/2016 che recita il seguente principio di diritto: “il compenso di prestazione professionale è imponibile ai fini Iva, anche se percepito successivamente alla cessazione dell'attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione”, in quanto il fatto generatore dell’imposizione coincide con l’esecuzione della prestazione e non con il pagamento del compenso.
 
Pertanto, i neoassunti finché non avranno posto fine ai suddetti rapporti non potranno chiudere la partita Iva, ma possono velocizzare la procedura anticipando la fatturazione delle prestazioni rese e, quindi, l'esigibilità dell’imposta rispetto al momento dell’effettiva riscossione del corrispettivo e a quel punto chiudere la partita Iva. In tale tal caso, precisa l’Agenzia, nell'ultima dichiarazione annuale Iva dovranno essere riportate “anche le operazioni indicate nel quinto comma dell’articolo 6, per le quali non si è verificata l’esigibilità dell’imposta” (così il comma 4 dell’articolo 35 del Dpr n. 633/1972).
 
Infine, le Entrate specificano che non ci sono disposizioni riguardanti le imposte dirette, l’Iva e l’Irap che vietino ai dipendenti pubblici di mantenere la partita Iva con riferimento agli adempimenti per l’attività di lavoro autonomo svolta prima dell’assunzione, e aggiungono, per completezza, che l’Agenzia non ha alcuna competenza in materia di applicabilità delle inconferibilità e incompatibilità riguardanti il rapporto di pubblico impiego.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/normativa-e-prassi/articolo/partita-iva-aperta-finche-conti-non-sono-definitivamente-chiusi