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Normativa e prassi

Il regime delle piccole imprese
offusca l’acquisto intracomunitario

L’operatore nazionale che intrattiene il rapporto commerciale con quello Ue, fiscalmente agevolato, emette comunque autofattura senza applicazione dell'Iva e non compila l'elenco riepilogativo

bandiera Ue

Gli acquisti di beni effettuati da un soggetto Iva italiano in regime forfettario presso un operatore di un altro Stato membro sottoposto al regime delle piccole imprese non si considerano acquisti intracomunitari, in quanto si tratta di operazioni rilevanti ai fini Iva nello Stato membro di origine. Lo conferma l’Agenzia, con la risposta n. 431 del 23 agosto 2022, nella quale afferma anche l’irrilevanza del regime fiscale adottato dall’operatore nazionale.

Nel caso esaminato, l’istante, che applica il regime forfettario (articolo 1, commi da 54 a 89, legge n. 190/2014), riferisce l’intenzione di intrattenere rapporti commerciali con operatori ungheresi rientranti nel regime giuridico delle piccole imprese vigente nel loro Paese. In relazione agli acquisti di beni dagli stessi, di ammontare complessivo annuo superiore a 10mila euro, il contribuente chiede se è corretto il comportamento che pensa di adottare, in materia di obblighi Iva. In particolare, a suo avviso, indipendentemente dall'ammontare complessivo di acquisti effettuati da Paesi comunitari, se l’operatore dell’altro Stato membro è sottoposto al regime delle piccole imprese, questi non si considerano acquisti intracomunitari, in quanto si deve supporre che si tratta di operazioni rilevanti ai fini Iva nello Stato membro di origine. Il soggetto passivo d'imposta italiano emette comunque autofattura senza applicazione dell'imposta per documentare l'acquisto e non compila l'elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari di beni.    

Nel condividere quanto prospettato dall’istante, l’Agenzia delle entrate riepiloga le norme e la prassi che consentono di giungere senza esitazioni alla conclusione condivisa. un contribuente Iva italiano.
Quindi osserva, che il regime speciale delle piccole imprese, concesso dalla direttiva Ce n. 2006/112 agli Stati membri, entro determinate soglie di esonero, prevede modalità semplificate di imposizione e riscossione dell’Iva per le operazioni attive da esse effettuate. Pertanto, non sono considerate cessioni intracomunitarie le cessioni di beni da esse effettuate nei confronti di altri operatori stabiliti in altro Stato membro.
Allo stesso modo, ai sensi del comma 5, lettera d), dell’articolo 38, del Dl n. 331/1993, non sono considerate acquisti intracomunitari le operazioni riguardanti i beni acquistati da qualsiasi operatore italiano, qualora il proprio cedente benefici nel suo Paese del regime agevolato previsto per le piccole imprese.
 
Sempre in linea con la soluzione offerta dal contribuente, richiama la propria circolare n. 26/2010, con la quale, entrando nel merito dell’argomento, ha chiarito che, nel caso di un “soggetto passivo d'imposta italiano IT1 che effettua acquisti di beni presso un operatore di altro Stato membro sottoposto al regime delle piccole imprese: IT1 non effettua l'acquisto intracomunitario, in quanto si deve supporre che trattasi di operazione rilevante ai fini IVA nello Stato membro di origine. IT1, se non ha ricevuto dal proprio dante causa un'apposita documentazione rappresentativa dell'operazione, emette comunque autofattura senza applicazione dell'imposta per documentare l'acquisto e non compila l'elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari di beni”.
Infine, l’Agenzia conclude che tali adempimenti si applicano indipendentemente dal particolare regime dell'operatore italiano (forfettario o meno).

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